W.Garbutt il doppio ex di Arsenal e Napoli

Se oggi, in Italia, per uso comune, l’ allenatore di una squadra di calcio viene denominato ” Mister ” lo si deve a lui. William Garbutt, nato il 09-01-1983 a Stockport-on- Trent in Inghilterra, è stato, a tutti gli effetti, il primo esempio di allenatore professionista nel nostro paese. Essendo inglese, dai giocatori veniva chiamato per l’ appunto ” Mister “, cosicché, da allora, italiani e non, i tecnici vengono chiamati in questo modo. Da calciatore non era stato fortunato. Un brutto infortunio al ginocchio, lo costrinse al ritiro prematuro, dove aver giocato con il Blackburn Rovers e per l’ Arsenal ) prossimo avversario in Europa league degli azzurri ) , dove militò per quattro stagioni. Giunse in Italia nel 1915, invitato da un amico, per allenare il glorioso Genoa. Inizialmente gli fu corrisposto uno stipendio di 400 lire annuali, che arrivò a ben 15.000 lire nel 1924. Con i rossoblù, conquisto ben tre scudetti ( 1915, 1923,1924 ) sfiorandone un quarto nel 1925, negatogli da circostanze per così dire ” esterne ” che favorirono il Bologna. A Genova rimase fino al 1927, per poi guidare per due campionati la Roma. A Napoli approdò nel 1929, fortissimamente voluto dal Presidente
Giorgio Ascarelli, che voleva trasformare il Napoli all’ altezza dei grandi squadroni del nord ; purtroppo però, una peritonite fulminante se lo portò via l’ anno dopo ( 1930 ) alla giovane età di 36 anni. Garbutt rimase all’ ombra del Vesuvio fino al 1935. Con lui il Napoli raggiunse il terzo posto nel 1934 ed il quarto nel 1933. Esperto, misurato, altamente professionale, dotato, da ” very English ” di una flemma straordinaria ( alla Nils Liedholm o alla Carlo Ancelotti per intenderci ), oltre a imporre, per primo a Napoli, allenamenti da atleti veri ( siamo negli anni ’30 e per molti giocatori il calcio è solo un hobby o poco più ), aveva la capacità di stimolare i suoi uomini servendosi dell’ emulazione, con scommesse del tipo : chi sbaglia di più paga da bere a tutti ). Parlava poco ma, nonostante la mai perfetta conoscenza dell’ italiano, con due parole lasciava le cicatrici. L’ uomo era misurato ma niente affatto ascetico. Sapeva soprattutto ascoltare, non disprezzava il buon vino, gli piacevano le corse di cavalli, difendeva ma senza esagerare la privacy. Dopo Napoli allenò il Bilbao, il Milan e di nuovo il Genoa. Durante la guerra fu addirittura internato come cittadino di un paese nemico e, per giunta, perse pure la moglie durante un bombardamento. Nonostante avesse un figlio, adottò una bambina conosciuta a Bagnoli Irpino che, gli restò accanto fino alla morte, giunta nel 1964 a Leamington nella natia England, alla soglia degli ottantuno anni. E’ stato senza dubbio uno dei fondatori del calcio moderno uno dei più grandi allenatori, non solo stranieri, del calcio italiano

EMANUELE OROFINO

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Luigi Giordano

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