Verna: “Sarri umile nel cambiamento. Credo in Valdifiori. Al Napoli manca un fattore …”

La sosta per le Nazionali ha fermato la Serie A, ma non la mente di chi segue il Napoli. L’empasse di inizio stagione sembra alle spalle, Sarri e compagnia hanno trovato finalmente trovato i giusti automatismi e per il Ciuccio si sono aperte prospettive prima inattese e adesso concrete. Dell’ottimo momento azzurro e di ogni suo aspetto abbiamo avuto l’onore e il piacere di discutere con una firma storica del giornalismo italiano, Carlo Verna. Il quale, nell’intervista gentilmente concessa in esclusiva a Pianetanapoli, ci ha regalato anche simpatiche chicche sulla sua longeva carriera in RAI, specialmente quella radiofonica.

Ciao Carlo! Per Radiorai Uno hai seguito il Napoli nelle sfide giocate contro Lazio, Carpi e Juventus. Che impressione hai avuto complessivamente dagli azzurri?

A questo Napoli manca solo un tassello. Sarri ha già superato una serie di prove, dimostrando con umiltà di saper ripartire e dando risposte, rispetto al modulo, sollecitate da tutti noi e passando al 4-3-3. E ciò perché l’organico azzurro, con esterni d’attacco forti, impediva di andare avanti col vecchio modulo. Devo dire che con grande umiltà ci ha dato ascolto, o perlomeno ha saputo tornare sui propri passi. E allo stesso modo non è da tutti accantonare il proprio pupillo, ossia Valdifiori, per rilanciare Jorginho. Una volta superata questa prova ha risistemato la difesa ed è stato capace di fare bene il turnover: ha superato l’esame di maturità. L’unica cosa che ancora manca al Napoli per la laurea sono le partite contro le provinciali. Ho raccontato, appunto, il match di Modena. E dinanzi a una squadra arroccata come il Carpi, il Napoli, che non ha disputato una cattiva partita e ha messo buona volontà, energie e molta intensità, ha soltanto avuto difficoltà a superare il muro. Il discorso relativo al Carpi andrebbe considerato, a mio parere, separato da quello di Sassuolo ed Empoli. Contro queste due squadre gli azzurri non erano ancora pronti, come pure contro la Sampdoria, lì dove hanno mostrato di essere sulla buona strada reggendo comunque solo per un tempo. Invece da quando ha cambiato modulo Sarri ha stravinto contro le tre grandi, sebbene rimaneggiate. Anzi, contro la Juventus la vittoria è stata striminzita, con un punteggio avaro che avrebbe potuto essere più stretto. Dunque, per capire questo Napoli dove può arrivare dobbiamo aspettare la prossima gara con una piccola, in modo da vedere come agirà la squadra davanti a un collettivo chiuso dietro”.

Quindi tu ritieni che i miglioramenti generali del Napoli siano dipesi dal cambio di modulo umilmente apportato da Sarri?

Beh, il credo tattico, il gioco corto e l’applicazione a esso operata da Sarri erano cose già conosciute, tant’è vero che Sacchi lo avrebbe voluto al Milan. La partita di domenica è stata da ‘Sliding doors’ tra Mihajlovic, dato per molto tempo vicino al Napoli e Sarri a cui erano interessati i rossoneri, e alla fine poi i due tecnici hanno preso le direzioni opposte. L’ex empolese era il più promettente degli allenatori sul mercato, occorreva solo vedere cosa sarebbe accaduto durante il suo passaggio da una piazza minore a una grande come Napoli. Lui ha iniziato col lavorare bene, il salto di qualità è avvenuto quando si è reso conto che era necessario cambiare il suo metodo più prediletto, dato l’organico a disposizione. Ma, cambiamento a parte, il lavoro di fondo lo aveva già svolto in precedenza, ed ecco perché in un lampo le cose si sono messe a posto. L’idea di squadra corta già c’era, e adesso funziona anche per la difesa: in fase passiva difendono i quattro dietro, i mediani e perfino i due esterni offensivi. Ribadisco che bisognerà vedere cosa riuscirà a combinare la squadra contro reparti difensivi chiusi. E molti allenatori faranno scelte del genere. A mio preciso quesito l’ormai ex tecnico del Carpi Castori mi disse: “Contro le grandi come Napoli e Juventus giocheremo sempre in questo modo”.

Ma, a livello tecnico, come lo vedi Sarri? Che allenatore ti sembra?

A me anzitutto sembra un gran lavoratore. Un uomo intelligente che io ho cominciato a stimare specialmente da quando ha saputo rispondere modificando il modulo. Una persona con grande umiltà nel ripensare cose che parevano già definite e inossidabili. Tuttavia tale umiltà s’è vista soprattutto quando ha replicato a Maradona: “Per me è giù un onore sapere che Diego mi conosce”: è stato bello non aver risposto in maniera piccata a chi resta ancora nei cuori dei tifosi partenopei. A tal proposito, si parla della possibilità che Insigne possa ereditare la ‘10’ del Pibe, magari la desidererebbe pure. Personalmente ho fatto una controproposta intervenendo a una radio privata: la ‘10’ è di Maradona e non si tocca. Tuttalpiù, e potrebbe sembrare l’uovo di Colombo, a Lorenzo potrebbe andargli quella della Nazionale, che già fu di Baggio e Del Piero, ai prossimi Europei: con quel numero sulle spalle sarebbe il vero trascinatore, così come con il 24 lo è già del Napoli. Così facendo tutta la critica italiana ne parlerebbe, e non soltanto noi napoletani …”.

A proposito di Insigne. A parte i soliti problemi fisici, Lorenzo sta vivendo il suo momento magico: pensi che questo per lui possa essere l’anno della consacrazione?

Se Sarri, nato a Bagnoli e cresciuto sui campi di provincia della Toscana, trasferisse a Insigne un pezzetto della sua umiltà, ch’è poi anche intelligenza, credo che l’azzurro diverrebbe davvero un grande. In certi tratti il Magnifico s’incaponisce ed è un po’ narciso. Quindi, se il tecnico gli smettesse questi panni da narcisista, potrebbe realmente essere il numero uno”.

Oltre a lui, quale altro giocatore ti ha favorevolmente impressionato in questo primo scorcio di stagione?

Beh, ovviamente è da sottolineare la fame di riscossa di Higuain, certamente rigenerato da Sarri. Poi dico Koulibaly in difesa e Jorginho in mediana al posto di Valdifiori. Noi tutti eravamo già pronti ad applaudire un’eventuale cessione dell’italo-brasiliano, e invece è stato in grado di prendersi il posto del pupillo del mister. Il che dimostra quanto cammino abbia percorso il giocatore in questi mesi, ma soprattutto quanto sia stato aperto Sarri, un allenatore che si porta da Empoli un suo fido per poi farlo scivolare in panchina poiché si rende conto della bravura di un altro giocatore. Almeno in questa fase, però. Penso infatti che Valdifiori possa essere ancora utile in futuro. Specie alla luce di come, rispetto al passato, l’Europa League sia considerata una risorsa e non più un peso. Il Napoli ha già sei punti insieme al Midtjylland e le altre sono a zero, e col passaggio del turno quasi ipotecato ciò rappresenterebbe un vantaggio: i giocatori meno impiegati in campionato potrebbero giocare maggiormente in Europa, e se questi non giocano mai, come all’epoca dei ‘titolarissimi’ di Mazzarri, poi di turnover si muore”.

Pur ritenendo Valdifiori ancora prezioso per il futuro prossimo, credi tuttavia che il pupillo di Sarri rappresenti ad ogni modo la maggior delusione di questi mesi?

“Guarda, a ottobre non mi sento ancora di parlare di ‘delusione’ nel suo caso. Peraltro non dobbiamo dimenticarci che sconta l’essere arrivato tardi in una piazza importante, quindi gli andrebbe concessa una fase d’ambientamento. E ha trovato l’importante concorrenza di Jorginho, il che ha costretto Sarri, uomo senza pregiudizi, all’immediato avvicendamento tra i due. Dunque, darei un po’ di tempo in più a Valdifiori, il quale inoltre non molto tempo fa ha avuto l’onore di venire convocato in Nazionale partendo dal ‘piccolo’ Empoli. Per il resto è difficile francamente dire chi rappresenti la delusione tra gli azzurri, poiché finora tutti più o meno sono in crescita rispetto all’anno scorso. Lo stesso Albiol, che nelle ultime fasi di Benitez appariva quasi disastroso, nella difesa risistemata da Sarri è tornato a fare egregiamente il proprio compito. Per non parlare di Callejon: anche per lui s’ipotizzava una cessione, o comunque che finisse riserva, e invece ha saputo riconquistarsi il suo posto da titolare nel trio d’attacco. Valdifiori resta sicuramente da rivedere. E ovviamente ci sono i misteri, tipo Zuniga …”.

Zuniga, appunto! Secondo te cos’ha …?

Infatti ho messo le mani avanti parlando proprio di ‘mistero Zuniga’: non si capisce come mai il colombiano giochi Mondiali e Coppa America mentre col Napoli non riesce in nessun modo a scendere in campo. I casi sono due. O ha rotto definitivamente con De Laurentiis, e magari cerca in qualche modo di chiedere la cessione, con eventuale riduzione dell’ingaggio visto che a scadenza di contratto non ci si possono permettere certi acquisti. Oppure ci sono cose che non riusciamo a capire. Non riusciamo a capire, cioè, come Zuniga, assente tutto l’anno per infortunio con il suo club, giochi invece in Nazionale. E giochi anche bene, tra l’altro. Anzi, diciamo che Neymar semmai avrebbe voluto che giocasse correttamente …”.

Al di là del buon momento del Napoli, resta tuttavia il rammarico di un mercato estivo che forse avrebbe potuto essere condotto meglio. Quali eventuali errori, a tuo giudizio, può aver commesso in tal senso la società nei mesi scorsi?

Mah, alla luce di come oggi stiano andando le cose non vorrei dire che la dirigenza abbia fatto enormi errori. Pertanto ha ragione De Laurentiis quando dice ‘Ho comprato gli uomini richiesti dal tecnico e non ho venduto i migliori’. Onestamente ritengo sia stata una fortuna non aver acquistato Soriano. Non perché il doriano non sia un calciatore positivo, bensì perché avrebbe convinto Sarri a continuare col vecchio modulo: a quel punto Soriano avrebbe giocato dietro a Higuain e uno tra Insigne e Callejon. In molti casi è decisamente meglio un acquisto sfumato. Per il resto avrei preso senza dubbio un difensore centrale, sebbene Chiriches sia andato tutto sommato bene finora, specialmente in Europa. Qualora il Napoli fosse ancora in lotta per il vertice, sarebbe comunque possibile correggere qualcosina a gennaio. Il mercato invernale può sempre servire: metti che capiti un infortunio come quello di Insigne lo scorso anno a Firenze, con conseguente necessità di prendere un giocatore per quel reparto. Spesso però può capitare di non intervenire a gennaio perché già si è speso troppo in estate. Tanto per dire, all’indomani della chiusura del mercato il Napoli era il quarto o quinto club, nella lista stilata dalla ‘Gazzetta’, ad aver speso di più. Anche per questo non penso si possa imputare qualcosa alla società. Resta nondimeno un rammarico: certe scelte compiute questa estate dovevano essere già fatte un anno fa, prima della delicata sfida di Bilbao. Lì sarebbe bastato avere in porta Reina, al contrario c’era Rafael reduce da un infortunio durato mesi e gettato nella mischia. Non c’era più Fernandez venduto da poco e, al suo posto, Koulibaly appena arrivato solo per dire ‘buongiorno’ ai suoi nuovi compagni …. E a centrocampo Gargano, un bel motorino ma non propriamente un fuoriclasse in grado di farti vincere una partita di Champions League, la partita dell’anno. Senza contare che in quel reparto mancavano ancora David Lopez e De Guzman, con quest’ultimo poi ceduto per non aver reso tantissimo. In conclusione, direi che i rimpianti vanno al mercato dello scorso anno con Benitez ancora allenatore, non all’ultimo di questa stagione. Sarebbe potuto venire un difensore di ottima qualità, ma in compenso è tornato Reina ed è arrivato Allan: due elementi in grado di garantire il salto di qualità”.

Parliamo invece della tua lunga e longeva carriera di giornalista in RAI, come volto televisivo ma anche e soprattutto come voce alla radio. Quali sono i ricordi più vividi della tua avventura da radiocronista?

“Eh, ce ne sono tantissimi! E non solo quelli legati al calcio, ma anche alle Olimpiadi e alle medaglie storiche del nuoto. Parlando di ricordi, posso dire che i più belli sono quelli legati ai miei maestri: Enrico Ameri e Alfredo Provenzali. Ameri dopo le partite conduceva anche la seconda parte di ‘Domenica Sport’ e lo faceva dalla cabina-radio, quindi non andava a fare interviste. Di conseguenza, per tutto il periodo del grande Napoli di Maradona, io mi ritrovavo a fare il suo secondo. E lo facevo anche su altri campi, sostituendo la voce ‘locale’. A Genova, ad esempio, prendevamo il posto di Provenzali e Dotto. E lavorare al fianco di Ameri è stata una palestra davvero incredibile, perché dall’intensificarsi della sua voce e dai ritmi capivi che il goal era nell’aria! Per non parlare poi della maestria di Provenzali, con cui però ho lavorato soprattutto nel nuoto e nella pallanuoto. Alfredo è stato un maestro soprattutto perché mi ha insegnato come si costruisce la radiocronaca di una gara di nuoto. Rispetto a lui, tuttavia, io ho avuto la fortuna di raccontare il primo, storico, oro del nuoto azzurro a un’Olimpiade, ossia quello di Domenico Fioravanti a Sidney 2000, negli stessi giochi in cui ci fu la doppietta dello stesso Fioravanti con Davide Rummolo, l’oro e l’argento di Max Rosolino. Insomma, l’epopea del nuoto azzurro. Provenzali invece poté narrare solo le imprese di Novella Calligaris. Io mi sono ritrovato al posto giusto e al momento giusto …”.

Provenzali però si era rifatto in precedenza con l’oro del Settebello a Barcellona ’92.

E insieme, lui come prima voce e io come seconda, seguimmo anche il Mondiale di pallanuoto vinto a Roma dagli Azzurri nel ’94. Però, in generale, la cosa che mi ha insegnato Alfredo è la cronaca alla radio di una gara di nuoto. Raccontarla non può ridursi a dire ‘In corsia 1 c’è uno, in corsia 2 c’è un altro …’ e via dicendo: bisogna conoscere i dati personali del nuotatore, le statistiche, i tempi, le performances. La scienza esatta, insomma, le cose da sapere a mente. Tutto ciò me l’ha insegnato questo grande maestro ch’è stato Alfredo Provenzali. L’affetto che ancora provo per lui è immenso”.

Chiudiamo tornando a parlare di Napoli. Dopo gli ultimi risultati tutti tornano a parlare di Scudetto. Secondo te è un obiettivo possibile? Dove può davvero arrivare questa squadra con Sarri?

A mio avviso può arrivare molto in alto, e ho visto che finora ha superato tante prove. Però ripeto: bisogna sempre vedere come proverà a giocare il Napoli contro le tante squadre pronte a chiudersi dietro. A Modena gli azzurri non sono riusciti a saltare l’ostacolo: il Carpi si è difeso in nove col solo Mbakogu in avanti, e non hanno trovato i varchi per colpire. Quindi mi aspetto di vedere come si comporteranno i partenopei contro queste compagini. Certo, ora sembra che tra squadra, allenatore e ambiente si sia creato un feeling molto positivo. Messa così la situazione, per il Napoli non escludo nessun traguardo. Ma, per dire se potrà fare un campionato da protagonista, preferirei aspettare la prossima provinciale e vedere come viene affrontata. Una cosa è giocare contro Juve, Lazio e Milan, le quali devono sempre avere la dignità di una risposta alla proposta di gioco dell’avversario, un’altra è quando affronti un Carpi che può permettersi di difendersi e gettare la sfera in tribuna. Se si vuole vincere lo Scudetto, serve la capacità di bucare una difesa chiusa a riccio. E sul fatto che gli azzurri possano andare lontano sono molto fiducioso”.

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