VERGOGNA NAPOLI! UMILIATO ANCHE A VERONA, ADESSO E’ CRISI TOTALE

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CHIEVO (5-3-2): Puggioni; Frey, Dainelli, Andreolli, Cesar, Dramé (73’ Jokic); Cofie, Rigoni, Hetemaj; Théreau (57’ Luciano), Paloschi (82’ Pellissier) (Squizzi, Ujkani, Papp, Stoian, Guana, Sampirisi, Seymour, Samassa, Hauche). All.: Corini.

NAPOLI (3-4-1-2): De Sanctis; Campagnaro, Rolando, Gamberini (46’ Dzemaili); Maggio, Behrami, Inler (57’ Armero), Hamsik, Zuniga; Insigne, Cavani (Rosati, Colombo, Grava, Mesto, Donadel, El Kaddouri, Calaiò, Pandev). All.: Mazzarri.

Arbitro: Rocchi (Firenze)

Guardalinee: Paganessi (Bergamo) – Niccolai (Livorno)

IV uomo: Giachero (Pinerolo)

Arbitri addizionali: Tagliavento (Terni) – Valeri (Roma 2)

Marcatori: 12’ Dramé, 43’ Théreau.

Ammoniti: Andreolli (C), Dzemaili (N), Dainelli (C).

Espulsi: –

Recupero: 0’ pt, 4’ st.

Ora la crisi è totale, senza dubbio alcuno: il Napoli perde partita, vantaggio sul Milan e faccia sul campo stregato di Verona. Stregato sì, ma non al punto da poter giustificare un’ulteriore figuraccia, tutta da imputare (inutile dirlo) alla scriteriata gestione di Mazzarri. Gestione tecnica e tattica soprattutto, ma anche umana: se i giocatori, al di là della disposizione retrograda sullo scacchiere, appaiono stanchi e con le mani sul fianco (e il discorso va esteso a tutti, compresi Cavani e Hamsik divenute le ombre di loro stessi), una causa dovrà pur esserci, da ricondurre a chi regge il timone di una nave in burrasca. E il quadro diventa ancor più di un monocolore nero con le aggiunte degli erroracci di De Sanctis (serve un altro portiere per l’anno prossimo, sappiatelo!) e degli sbagli elementari, commessi un po’ da tutti, nell’impostare il gioco. Nonostante (ce ne siamo occupati qualche giorno fa) Maggio non dia più le garanzie d’un tempo, Mazzarri decide di concedergli fiducia ancora una volta sulla fascia destra, schierando Zuniga sulla corsia opposta; nella stessa linea mediana riconfermati anche Inler e Behrami, mentre in attacco c’è la gradita novità Insigne al posto di Pandev, al fianco di Cavani e con Hamsik trequartista; in terza linea, Rolando, all’esordio in Serie A, rileva lo squalificato Cannavaro, spalleggiato da Gamberini e da un Campagnaro che negli ultimi minuti ha rischiato di non essere presente per un piccolo problemino. Sul fronte clivense, Corini, ex di turno (ha giocato a Napoli nel ’93-’94), ovvia in difesa all’assenza dell’influenzato Acerbi, sostituendolo con Cesar; insieme allo sloveno, Andreolli e Dainelli. A centrocampo confermato il promettente Cofie, Dramé e Frey junior agiscono sugli esterni, mentre rientra Hetemaj, preferito a Guana e Luciano. In attacco Théreau affianca Paloschi. L’inizio del match è incerto: il Chievo prova a fare la partita, forte anche del fattore campo, il Napoli, apparentemente sulle gambe, attende l’occasione buona per uscire fuori dal guscio, ma fatica a spezzare l’accerchiamento, dacché subisce la forte pressione dei veneti, pronti a mettere il fiato sul collo ai partenopei fin dalla loro metà campo. La prima palla-goal, a ogni modo, è azzurra, ed è da situare al minuto 7: angolo di Insigne, Maggio trova spazio per colpire di testa, ma manda la palla alta. Altro tentativo azzurro quattro minuti dopo: Hamsik recupera un pallone perso da Behrami al limite dell’area e tocca per Zuniga, il colombiano conclude di destro spedendo la sfera a lato. Al 12’, però, arriva la doccia fredda per il Napoli: su punizione di Thereau deviata dalla barriera, Dramé, ennesimo Carneade dei Carneadi, controlla palla da oltre trenta metri e spara uno shoot mancino che, con la complicità di un insufficiente De Sanctis, s’infila in rete alla sinistra dell’estremo difensore azzurro. Bell’inizio per i partenopei, non c’è che dire. Talmente bello che, colpiti a freddo e già innervositi di loro, i ragazzi di Mazzarri cadono nel panico, commettendo errori banalissimi e lasciando spazio al Chievo, specie sulla fascia sinistra, dove lo spompato Maggio va in crisi con Dramé e Hetmaj, spesso anche con il mobilissimo Thereau. E i gialloblù tirano ancora in porta: al 15’ con Paloschi, che, forse appoggiandosi su Zuniga, colpisce di testa su traversone ancora di Dramé, scheggiando la traversa; e al 18’ con Cofie, che si coordina niente male, ma conclude in bocca a De Sanctis. Reazione azzurra? Macché! Solo un debole tiro di Cavani, servito da Behrami, parato facilmente da Puggioni. A scuotere il Napoli dal torpore ci prova poi, al 27’, Insigne, il quale, dopo un’iniziativa personale, lascia partire un bel tiro dal limite che però termina fuori, sebbene non di molto. Al di là di questi timidi lampi, gli azzurri non fanno nulla per rimettersi in carreggiata, vittima delle loro imperfezioni, delle loro deficienze fisiche e di quell’annosa inferiorità a centrocampo, ove Behrami e Inler (sempre più lento quest’ultimo) sono troppo soli e isolati da Cofie, Rigoni ed Hetemaj; a destra il top player (?) Maggio continua a perdersi Dramé in più d’un’occasione. In ambasce ci va anche la difesa, braccata da Paloschi; ed è giornata storta per Rolando, capace di perdere un’infinità di palloni, e gli altri suoi compagni di squadra non sono da meno in tal senso. Ci si può affidare solo a Cavani, pur sempre in crisi di goal e di forma; il suo calcio di punizione dal limite al 39’ è respinto dalla barriera, sulla sfera si avventa proprio Rolando, il quale dal limite scarica verso la porta, trovando il rimpallo di Inler che per poco non inganna Puggioni, bravo a deviare in corner. Chissà, magari è per conseguenza di questa chance che il Napoli cerca di riaversi, ma quando metti la testa dall’altra parte ecco che arriva la mazzata, con la gentile collaborazione di De Sanctis, al 43’: va molle, troppo molle Morgan sul destro di Théreau, imbeccato dal un bel lancio di Cofie, lasciandosi passare letteralmente la palla sotto la pancia. Non c’è nemmeno il recupero. Via! Subito via negli spogliatoi a riflettere sulle gravi mancanze di una squadra allo sbando; via, per un quarto d’ora di castigo dietro alla lavagna, come a scuola, per vergognarsi di una prestazione ai limiti dell’umiliazione.

E come sempre Mazzarri mette mano ai codici solo quando il fegato è fritto: dentro Dzemaili, fuori Gamberini e difesa e centrocampo a quattro. Un sussulto lo provoca in qualche modo Cavani, al 49’, ma il suo destro dal dischetto, su tocco proprio di Dzemaili servito in area da Maggio, finisce sulla luna. Lo stesso Matador, poco dopo, si sostituisce ai difensori senesi deviando una conclusione ravvicinata di Insigne su palla inattiva; oltre al danno, la beffa: l’uruguagio era in offside. Sono solo gherminelle: gli azzurri si buttano in avanti, ma quando a centrocampo non hai qualità, né geometrie, né tantomeno lucidità, è difficile quantomeno pungere e combinare qualcosa di costruttivo, laddove non si riesce a colpire. E per il Chievo è quasi un gioco da ragazzi prosciugare le fonti del gioco partenopeo. E al Napoli va tutto storto, anche quando al 57’ ci sarebbe la grande occasione di riprendere le redini del match, visto che Tagliavento aiuta Rocchi a decretare un rigore che l’arbitro toscano non aveva visto (ahi ahi …) per una ‘cintura’ di Dainelli su Cavani; ma il Matador non sta bene, e difatti calcia male il penalty facendosi frenare da Puggioni, bravo a restare ritto in piedi fino all’ultimo. Goal sbagliato, goal subìto: potrebbe accadere un minuto più avanti, se De Sanctis non mettesse una pezza su Paloschi bravo ad approfittare di un liscio di Behrami. Intanto nel Napoli Mazzarri ha tentato un’altra mossa tardiva: out Inler, dentro Armero, con Zuniga a fare l’interno di centrocampo, ruolo in cui evidentemente lo svizzero non era molto meglio di qualcun altro…. E poco dopo mette mano a un altro disperato stratagemma: Pandev per l’ex senese.  Poco dopo, al 65’, è Hamsik a tentare la sortita di testa, su punizione dal fondo di un Insigne fin lì invisibile: palla oltre la traversa. Gli assalti dei ragazzi azzurri non mancano, la pressione su un Chievo un po’ stanco è evidente, anche se il tutto avviene nella massima confusione, nella più assoluta mancanza di razionalità e calma mentale; e i tiri latitano. Intanto Corini, che precedentemente ha fatto accomodare in panca Théreau dando spazio al vecchio Luciano, rimpolpa ulteriormente le fila concedendo la standing ovation anche a Dramé, che lascia il posto a Jokic. Nei minuti successivi non accade nulla, almeno fino al 78’, allorquando, su angolo di Insigne, Rolando svetta più di tutti e di testa manda la sfera di poco oltre la traversa. C’è gloria, nel frattempo, anche per un altro vecchio giustiziere degli azzurri, Pellissier, che prende il posto di Paloschi a nove dal 90’. La zuccata del capoverdiano; un bel destro di Cavani all’85’ su assist di Dzemaili, respinto da un bravo Puggioni; qualche altra confusa azione offensiva del Napoli, senza esito felice; e sull’altro fronte, azioni di rimessa del Chievo spezzate a fatica dalla spossata difesa azzurra e un brutto tiro su punizione di Luciano. Questi sono gli eventi principali di una fase finale di gara in cui, insieme ai tifosi noi addetti ai lavori riflettiamo con amarezza e mestizia sull’ennesima umiliazione di una squadra allo sbando, incapace di proporre un’idea concreta di gioco, un’identità di squadra connaturata al blasone e alla storia di questi colori, un atteggiamento umile dinanzi a qualsiasi avversario, anche il più debole. La figuraccia di Verona, l’ultima di una serie negativa ormai senza fine, deve però dar da pensare anche a chi, dentro e soprattutto fuori dell’ambiente partenopeo, continua ancora a ritenere giuste e legittime le scelte di un allenatore che ha smarrito la bussola, in preda al suo nervosismo e alle sue presunzioni dannose e controproducenti. Scelte recidive, delle quali già in altre occasioni abbiamo ribadito l’inefficacia, sicché ci sembra inutile tornare a parlarne. E chi continua ancora a ritenere Mazzarri l’uomo dei miracoli, il top coach, l’uomo destinato a diventare il Ferguson italiano, ci pensi un po’ su; pensi alla possibilità che l’avventura dell’umile livornese a Napoli è giunta al capolinea. A fine campionato, sicuramente. Oppure, se non da stasera, quantomeno nel futuro prossimo. Non vi pare?

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