UNFAIR PLAY

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Fair play. Non per niente è un concetto contraddistinto da un termine inglese e neppure una traduzione credibile in italiano. Oltremanica sanno bene di cosa stiamo parlando, ce lo dimostrano ogni volta che si presenta l’occasione. Quello che è successo ad Ascoli, in Inghilterra non avrebbe avuto il risalto mediatico che sta avendo qui, per il semplice motivo che gesti simili sono considerati normali, nulla di eclatante. Un po’ come buttare il pallone fuori quando l’avversario è a terra, con la piccola differenza che lasciar segnare l’altra squadra per rimediare ad un errore accade meno spesso. Statistica, nient’altro che questo. Siamo sempre pronti ad elogiare questo benedetto modello britannico, tanto che è venuto a noia anche ai suoi fan più accaniti. Però, porca miseria, quando sono i fatti a dimostrare che non è un’esagerazione certificare l’abisso che intercorre fra noi e loro non si può far altro che chinare il capo ed ammettere la manifesta inferiorità.

Per dire, potete star certi che nello spareggio dello scandalo fra Francia e Irlanda, a parti invertite la partita si sarebbe rigiocata eccome. Sarebbero stati gli stessi irlandesi a chiederlo, cosa che i francesi (furbetti e opportunisti almeno quanto noi italiani) si sono guardati bene dal fare. È questione di cultura, sportiva ma anche no, basta guardare la differenza fra il loro welfare e il nostro. Bepi Pillon, allenatore dell’Ascoli, ha lo sguardo della mosca bianca che sembra quasi dirti “e allora?”, come se quello che ha chiesto di fare alla propria squadra fosse il gesto più naturale del mondo. In effetti lo è, ma non da queste parti. A casa nostra sei fortunato se ti danno una pacca sulla spalla come si fa con quello che va a portare ai carabinieri un portafogli carico di denaro. Per la serie: ti stimo fratello, ma maledico la sorte che ha fatto trovare quel bocconcino a un pirla come te, piuttosto che a un genio come me. Questo se ti gira bene, perché poi se ti gira male puoi imbatterti in un branco di microcefali disonesti che addirittura te ne fa una colpa, e vorrebbe dartele di santa ragione per quanto sei stato stupido. Gli ascolani hanno fatto così, portando Pillon a dichiarare polemicamente che la prossima volta si terrà il malloppo e zitto, alla faccia di tutti i buonismi. In viso aveva i segni del disgusto, della delusione, per aver capito che non solo ci ha perso tre punti d’oro, ma ci ha pure fatto la figura dello scemo. Immaginando il tipo è già tanto che non si sia dimesso, considerato anche l’atteggiamento ipocrita del suo presidente che l’ha elogiato freddamente mettendo in risalto di più la classifica asfittica. Se Bepi avesse dato le dimissioni sarebbe stato uno schiaffo morale per molti e una figuraccia planetaria. Immaginate i titoli sui giornali del resto del mondo? Allenatore si dimette perché troppo onesto per i suoi tifosi; Tifosi imbroglioni fanno scappare l’allenatore; ed altre amenità del genere. È l’Italia amici, siamo fatti così.

E poi ci lamentiamo se fuori dai nostri confini la gente ci stringe la mano e subito dopo controlla se ci sia ancora l’orologio. Ci indigniamo se qualcuno si permette di associare il nostro buon nome con la qualifica di furbastri del quartierino. Spiace dirlo, ma spesso ce le andiamo a cercare, se è vero come è vero che ricadiamo sempre negli stessi errori. In Italia, ripeteva incessantemente la litania di una (brutta) canzone di qualche anno fa. In Italia, e solo in Italia, un gesto che dovrebbe far alzare in piedi uno stadio intero si trasforma nel pretesto per aggredire una squadra. Forse è vero che accà nisciun è fess, come recita il detto popolare: di fessi ce ne saranno anche pochi, ma di str…ani personaggi la nostra nazione è piena fino all’orlo. 

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