UN TIRO, DUE GOL

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Che strano questo Napoli, fa sempre quello che non ti aspetti. Quando hai paura di quello che potrà accadere, come a Udine dopo la batosta all’esordio col Cagliari, ti stupisce con una cinquina da favola. Quando sei sicuro che dominerà in lungo e in largo, in virtù di alcune prestazioni magnifiche contro squadre blasonate (leggi Samp e la stessa Udinese), incappa nelle trappole tese da formazioni di coda. È stato così ad Empoli, è stato così con il Livorno. Oggi arrivava il Genoa, in un San Paolo in castigo dimostrativo (ma su quest’argomento ci torneremo in separata sede), partita da vincere per incamerare punti preziosi prima della bufera, perché non dimentichiamo che sta arrivando “l’ottobre di fuoco”. Ed ecco che arriva una sconfitta inopinata e per certi versi neanche troppo meritata. Se stiamo a guardare i numeri, la casella dei tiri in porta del Genoa segna uno, ed è un paradosso visto che i liguri hanno segnato due volte, il primo gol frutto di un cross deviato in porta da Cannavaro. Anticipo di sicuro Marino e Reja nel canonico corollario di scuse post-batoste, ma mai come stavolta non si potrà certamente dargli torto. 

Ha giocato, il Napoli, e in certi frangenti ha giocato anche piuttosto bene, tenendo alle corde gli avversari per una buona mezz’ora del secondo tempo. In avvio l’impalcatura tattica messa su dal tecnico azzurro è stata smantellata dall’imprevedibilità degli avanti di Gasperini, che soprattutto sulle ali hanno fatto vedere i sorci verdi  a chi era delegato al contenimento, Savini in primis. Ma in effetti contro un modulo spregiudicato come quello genoano non è facile prendere le misure a chi sta affondando dal tuo lato come un coltello nel burro, soprattutto se in linea teorica dovresti tenere a bada anche un centrocampista dinamico come Konko. E allora, sorpresa delle sorprese, si assiste ad un inedito della gestione-Reja: il mister torna clamorosamente sui suoi passi scalando i fluidificanti e creando una difesa a quattro, con l’innesto di Hamsik al posto di Cupi dopo soli 30’. La mossa si è rivelata azzeccata, perché da quel momento il Genoa è riuscito a creare ben poco, e gli inserimenti offensivi dello slovacco hanno scompaginato la già labile linea difensiva rossoblu. Lavezzi è partito con le sue accelerazioni fulminanti, e per fermarlo si è dovuto ricorrere alle maniere forti. Fallacci e cartellini, solo così lo puoi arginare, e infatti anche il rigore che ha riaperto il discorso proviene da una sua incursione devastante. Zalayeta regge da solo l’intero reparto, dando modo al Pocho di liberarsi dai vincoli e mettere in crisi chiunque cerchi di marcarlo. Poi però nei minuti finali il Napoli non è più riuscito ad incidere, complice anche la stanchezza di chi inventa le azioni pericolose. È lì che di colpo si è rivisto il Genoa, e un lampo di Borriello ha creato l’unica azione degna di nota di tutta la ripresa: Sculli colpisce di testa e Gianello dorme, palla in rete. Allora che senso ha darsi ai sofismi tattici quando questi vengono smentiti da episodi singoli che decidono un’intera partita?

Adesso è possibile tracciare un primo bilancio dell’inizio di stagione, subito prima di questo caldissimo ottobre che attende gli azzurri. Tutto sommato la classifica sorride ancora, la squadra mostra lampi di buon gioco e il suo allenatore mostra lampi di buonsenso. E allora pazienza se qualche volta i risultati non sorridono, ciò che è importante è sentirsi le spalle coperte. In fondo il Napoli ci sta abituando ad aspettarci tutto e il contrario di tutto, chissà che non ci riservi qualche gradita sorpresa proprio adesso che sta per arrivare peggio, e che una fra Inter, Roma, Fiorentina e Juventus non sia costretta a lasciarci le penne…

 

 

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