Tutto il bello di Fabian da centrocampista centrale

Fabian Ruiz è un calciatore che sa di calcio. E quando sai di calcio, non importa dove giochi: basta che giochi. Mezza punta, esterno a destra e a sinistra, adesso anche mediano. È universale, in gergo si direbbe che è un “tuttocampista”. Contrariamente a qualsiasi altro giocatore cosiddetto “duttile”, che sa disimpegnarsi un po’ dappertutto ma alla fine non ha delle caratteristiche talmente spiccate da riuscire a specializzarsi in un compito ben preciso e venir fuori da una anonima (spesso) poliedricità – talvolta fine a se stessa -, lo spagnolo è in grado d’esaltarsi per davvero, e a livelli sempre eccellenti, ovunque venga schierato. È perfetto per Ancelotti. E non è la solita frase fatta: è realmente così. Ha testa, piede, velocità di pensiero, idee in costruzione, precisione nella finalizzazione, capacità di gestire a lungo e con forza la palla, e poi tanta, tantissima personalità: Ancelotti sta cercando esattamente profili simili, in vista anche delle prossime sessioni di mercato (vedi Lozano). È una politica se vogliamo “juventina”: puntare solo su giocatori estremamente tecnici ed allo stesso tempo fisici. Allegri – fateci caso – li ha tutti così: fenomenali col pallone tra i piedi, ma altrettanto rocciosi in mezzo al campo e dentro le aree avversarie. Che decidono le partite, che le comandano. Appurato che il Napoli di Ancelotti ha meno organizzazione collettiva, è evidente che al contempo offre invece l’opportunità a chi il talento ce l’ha di metterlo in mostra ed al servizio della squadra. Senza limiti, senza alcun dogma (quasi ostruzionistico) di natura tattica. Probabilmente uno come Fabian non avrebbe mai giocato e mai giocherebbe con Sarri. Per fortuna gioca con Ancelotti, che forse col Sassuolo s’è reso conto di una cosa importantissima, determinante per la svolta (della carriera) di Fabian e per il futuro del Napoli: va bene “sacrificarlo” sulla fascia in caso di necessità e/o col rientro a pieno regime di Allan ed Hamsik, però al centro della manovra l’ex Betis ha giocato che è una meraviglia. Una scelta che partiva da lontano, da Belgrado: era settembre, la prima giornata del girone di Champions, ed era appena la seconda gara – dopo la Fiorentina, in campionato – che spazzava via il vecchio (il 4-3-3 di Sarri) e faceva largo al nuovo (il 4-4-2). Un centrocampista di ritmo, non “piatto”, che inventa, propone, gestisce. E chissà che non faccia pure giocare meglio i compagni: non è un caso, probabilmente, che Diawara – messo al suo fianco – abbia disputato la sua migliore prestazione stagionale. Di fatto, le responsabilità principali le ha prese un altro al posto suo: era Fabian che in fase di costruzione s’abbassava davanti alla difesa; era il “numero 8” andaluso che in fase d’appoggio si alzava a ridosso dei quattro attaccanti, diventando una sorta di quinto uomo in grado di poter sviluppare e chiudere le azioni – come dimostrato dal gol.

Se Callejon – nella foto in basso a sinistra – rimane inizialmente arretrato, in contenimento e abbastanza lontano dalla “zona-palla”, allora è proprio Fabian che va ad accompagnare. Come una sorta di trequartista d’inserimento, nella fattispecie: Ounas porta palla, tirandosi fuori dalla morsa dei due centrali del Sassuolo, mentre il nostro “focus player” è in effetti la punta aggiunta a Milik. Una soluzione assolutamente interessante e dall’altissimo tasso d’imprevedibilità, più volte istintivamente ricercata dallo stesso Fabian anche quando agisce da quarto a sinistra.

Dopo aver ricevuto lo scarico di Ounas, Fabian serve subito l’accorrente Callejon dalla parte opposta: un diagonale perfetto scagliato nello spazio, per favorire il movimento classico del connazionale sul secondo palo o “lato debole” che dir si voglia. Visione di gioco straordinaria: arrivati a quel punto, molti giocatori si “perdono”, ritardano il passaggio filtrante o ipotecano la scelta meno opportuna; invece lui gode d’uno spettro periferico illimitato, da regista avanzato: ha il famoso “terzo occhio”. Fabian non conosce ruoli e – a questo punto – nemmeno confini. Del campo e della sua crescita, che immaginiamo esponenziale. E’ già (oramai) un titolarissimo, ed i veterani – compreso lo stesso Allan che non deve farsi distrarre dal mercato – devono rimanere in guardia e seguirne attentamente l’evoluzione. Ha qualità uniche nell’organico del Napoli. E rare nel panorama internazionale.

A proposito dell'autore

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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