TEBALDO BIGLIARDI: “A QUESTO NAPOLI MANCA UN GRUPPO COME FIAT O FININVEST ALLE SPALLE PER TORNARE A VINCERE”

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Il Napoli ha chiuso il 2011 con tante luci e qualche ombra. Le luci della ribalta europea, le ombre di un inizio di stagione altalenante in campionato come diretta conseguenza delle fatiche continentali per una squadra ancora giovane, non abituata a certi ritmi e palcoscenici.  Ma voglia di vincere ce n’è tanta all’ombra del Vesuvio,  e riponendo un attimo nel cassetto la classifica attuale, le speranze per un 2012 che possa regalare qualcosa di grande non muoiono mai. Magari partendo da una Coppa Italia da aggiungere alla bacheca, senza smettere di sognare (perche no?!) in Champions e tentare una rimonta sicuramente difficile in campionato. Una vecchia conoscenza del Napoli, e anche del Palermo prossimo avversario degli azzurri domenica alla ripresa, è Tebaldo Bigliardi. Ex difensore, lui si che ha vinto tutto con la maglia azzurra: 2 scudetti, una Coppa Italia e una Coppa Uefa. “Vincere in questa città è meraviglioso, ed io ho avuto la fortuna di poter vivere quegli anni. Sono sbarcato in riva al Golfo nel 1986 e sono rimasto fino al 1990: praticamente ero un giovane di buone speranze in una squadra di campioni”, ha dichiarato in esclusiva ai microfoni di Pianetanapoli.it.

Domenica si torna in campo dopo la sosta natalizia proprio con la sfida tra i rosanero e gli azzurri. Che partita vedremo?

“Sarà sicuramente un incontro aperto ad ogni risultato, perché Napoli e Palermo sono due ottime squadre. Quello che credo sia certo è che sarà un bel match, per il resto sarà una partita da tripla”.

Lei che le ha vissute entrambe, quali sono le affinità e quali le differenze tra queste due grandi piazze calcistiche?

“E’ come se fossimo tornati al Regno delle Due Sicilie. Sono le uniche due realtà che possono competere con lo strapotere del nord, anche economicamente. Peccato solo che il Palermo ogni anno vende sempre i pezzi migliori, altrimenti potrebbe crescere ancora tanto…”

Attualmente la classifica dice che Napoli e Palermo sono separate solo da un punto a favore degli azzurri. Rispecchia i valori reali delle due squadre?

“Do una risposta secca: credo di si. Perché le classifiche alla lunga rispecchiano sempre quelli che sono i valori in campo, e ormai siamo quasi alla fine del girone d’andata”.

Scudetti, Coppa Italia e Coppa UEFA. Lei ha vinto praticamente tutto con il Napoli, avendo indossato l’azzurro tra il 1986 e il 1990. Cosa significa vincere all’ombra del Vesuvio?

“Napoli è una città fantastica, che nel periodo delle sue vittorie riusciva a contrapporsi meravigliosamente delle solite note del calcio italiano. Ci inserimmo con quel bel filotto di successi mettendo in discussione l’egemonia delle squadre del Nord, e furono anni bellissimi”.

C’è in questo Napoli un calciatore che le ricorda qualche suo compagno di squadra in azzurro di quei tempi?

“Sinceramente no, perché credo che questo tipo di paragoni siano improponibili. Il calcio cambia, e quindi cambiano anche gli atleti e i protagonisti anche nelle loro caratteristiche fisiche”.

Da gennaio il Napoli sarà impegnato su tre fronti, con l’aggiunta della Coppa Italia. Quanto può essere importanteCosa può significare per una piazza in astinenza di vittorie da tanti anni assicurarsi almeno un trofeo, come ad esempio la coppa nazionale?

“Sicuramente la Coppa Italia è un traguardo alla portata, il Napoli è un’ottima squadra è potrà sicuramente puntare a vincere questa competizione per tornare a sollevare qualche trofeo. I tifosi si meritano una soddisfazione del genere”.

C’è qualche analogia tra questa società e quella vincente dei suoi anni in azzurro?

“Anche in questo caso non posso dare un giudizio pieno perché non conosco nei dettagli la società messa su da De Laurentiis, ma quanto fatto da sette – otto anni a questa parte ha dell’incredibile. Tuttavia mi sembra che questa società sia più organizzata di quella di allora, che ebbe grandi intuizioni ma che forse peccava un po’ in altri aspetti. Diciamo che De Laurentiis è riuscito a fare benissimo partendo da zero, mentre all’epoca si riuscì a fare l’inverso, dissipando un grande patrimonio che si era acquisito. Se la squadra di allora fosse stata guidata in modo impeccabile dalla dirigenza, soprattutto dal punto di vista della disciplina in una città un po’ particolare come Napoli, probabilmente avrebbe vinto non due ma cinque – sei scudetti”.

E la squadra odierna, potrà ripercorrere a grandi linee quanto fatto da quel Napoli?

“Sono due squadre diverse: questa è una formazione di alta classifica che sta facendo cose egregie, quella invece vinceva scudetti”.

Attualmente cosa manca al Napoli per raggiungere grandi traguardi?

“Senza mezzi termini: la Fiat o Fininvest alle spalle. Si vince con i quattrini, che a dire il vero in questi ultimi tempi si sono spostati addirittura in altre nazioni. Ma non cambia il contenuto: per vincere oggi ci vuole potenza economica”.

Quant’è cambiato il calcio dai tempi di Maradona e Careca a quelli di Lavezzi e Cavani?

“Il calcio cambia continuamente, anche se le maggiori rivoluzioni ci sono state dagli anni ’70 a quelli del mio Napoli. Si è passati da un calcio schematico, appena sufficiente dal punto di vista fisico, ad un calcio organizzatissimo che valuta ogni singolo aspetto, a partire proprio da quello atletico. Questa è stata la rivoluzione di Sacchi”.

In Champions League il Napoli si è reso protagonista di un capolavoro. Può bissare l’impresa contro il Chelsea?

“Il Napoli è capace di fare tutto, non si può porre dei limiti. Tuttavia credo che abbia una difesa un po’ leggerina per la Champions, mentre centrocampo e attacco sono all’altezza. Bisognerebbe fare qualcosa per il reparto arretrato, con calciatori di grande esperienza e che sappiano gestire le pressioni. Si tratta di partite secche, e come detto la squadra di Mazzarri in queste circostanze può tutto,ma sinceramente non credo ci sino molte possibilità”.

Tra qualche giorno sbarcherà a Napoli il cileno Edu Vargas. Il Napoli è riuscito a sottrarlo alle big d’Europa…

Non lo conosco, ma se il Napoli ha fatto questa scelta sottraendolo ad una concorrenza spietata allora sarà certamente un calciatore valido che darà il suo contributo alla causa azzurra. Napoli è una piazza stimolante”.

In chiusura, con quali armi si giocheranno i tre punti domenica sera al “Barbera” Palermo e Napoli”

“Gli azzurri sicuramente hanno delle individualità che possono fare la differenza in ogni partita e che sinceramente non vedo attualmente a Palermo. Per quanto riguarda i rosanero, l’organizzazione di squadra e le condizioni ambientali del “Barbera” potrebbero fare la differenza”.

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