Tatticamente – Prima e durante (la gara): l’incidenza di Gattuso nel Napoli

Il Napoli ha vinto una partita che l’ha sottoposto ad interpretare più partite in una, frazionata in diversi fasi di gioco piuttosto singolari. Ha certificato soprattutto la crescita di questa squadra ed il lavoro di Gattuso, nonostante le difficoltà incontrate. Il Napoli riprende a giocare un calcio spettacolare, da un lato, e a reagire a momenti di black out, dall’altro: è maturo per tornare ad occupare posizioni di classifica ben più importanti. Primi venti minuti sulla scia della sfida con la Juventus: palleggio e supremazia territoriale di grande livello, che la qualità dei giocatori del Napoli evidentemente superiore a quelli della Samp ha accentuato contro un avversario che Ranieri ha messo in campo in maniera molto prudente, forse fin troppo se parametrata alle bocche di fuoco di cui dispone in avanti. Ma l’identità delle squadre di Ranieri è chiara, è votata a pensare prima a non prenderle. Ed il Napoli, che sta recuperando spiccate dote offensive, ha trovato terreno fertile per indirizzare immediatamente il match sui binari ideali alle proprie caratteristiche. Quando, di contro, a causa di un episodio – il gol di Quagliarella: un’azione estemporanea – la gara ha cominciato a sporcarsi. Un aspetto evidenziato lucidamente dal vice di Gattuso, Luigi Riccio, intervenuto nel post partita: la nuova guida tecnica degli azzurri ha già preso atto della natura della squadra, che ha bisogno di giocare la palla, dominare, controllare; se comincia a subire fisicamente gli avversari, che la mettono sul piano del temperamento e delle circostanze occasioni – come la prodezza di un attaccante o qualche pallone lanciato verso le punte -, il Napoli perde ritmo, arretra il baricentro, di fatto annulla la propria pericolosità e rischia di dilapidare un doppio vantaggio meritato come stava per accadere al Marassi. Dopo il momentaneo 1-2 di Quagliarella, Milik ha avuto la possibilità di fare doppietta e richiudere i conti: come spesso accade nel calcio, quando non ammazzi la partita, gli avversari riprendono coraggio e incoraggiati dal pubblico cominciano a produrre il massimo sforzo possibile. La ripresa è stata praticamente di marca blucerchiata, almeno per due-terzi: Il Napoli subisce tre gol – uno è stato annullato – in mezz’ora, un dato che non può passare inosservato. Dimostra una fragilità mentale ed in generale una scarsa capacità di saper tenere botta e limitare i danni. Il Napoli ha dovuto attendere il calo degli avversari, nei dieci minuti finali, per riprendere fiducia, riorganizzarsi e sfruttare le energie fresche dei subentrati. Emblematico il gol di Demme: puntuale l’italo-tedesco ad accompagnare l’azione e battere a rete quasi da trequartista, nonostante in quel momento il Napoli si fosse schierato 4-2-4 e proprio l’ex Lipsia era stato richiamato dalla panchina per cercare di mettere ordine in mezzo al campo. Una mano gliel’ha data involontariamente una scelta infelice di Ranieri, che sostituisce uno dei giocatori che maggiormente stava infastidendo la linea difensiva ospite: Gaston Ramirez, che in una posizione ibrida tra il centrocampo (l’esterno) e l’attacco, rappresentava una continua spina nel fianco per i due centrali. Per preservarlo da una eventuale espulsione – Ramirez, già ammonito, considerato a rischio -, Ranieri rinuncia di fatto, insieme alla sostituzione forzata di Quagliarella – infortunato in occasione del calcio di rigore procurato – a quella pressione che ad un certo non permetteva più al Napoli di uscire con pulizia da dietro.

Nel momento in cui la partita è un po’ sfuggita di mano, il Napoli ha sofferto la vivacità del doppio centravanti della Samp, che andavano a puntare i due centrali del Napoli. Nella fattispecie, verticalizzazione su Quagliarella, che difende molto bene palla, inganna Manolas che commette fallo. Un’azione apparentemente innocua ha consentito ai padroni di casa di azzerare lo svantaggio e sfiorare un insperato pareggio. Quagliarella e Gabbiadini contro rispettivamente Manolas e Di Lorenzo. Ma non solo, uno dei due mediani – soprattutto Linetty – aveva il compito di buttarsi negli spazi per attaccare il lato debole: in questo caso il polacco segue l’azione dal lato in cui non c’è il pallone, tagliando in mezzo a Di Lorenzo e Mario Rui. Si crea un buco tra difesa e centrocampo, che fin quando non ha fatto il suo ingresso Demme ha palesato i difetti di tutta la stagione: troppo leggero e poco avvezzo alla fase di interdizione. Lobotka ha dimostrato di avere discreti doti nello smistare il pallone anche velocemente, a un tocco; ma rispetto a Demme è meno completo, ha meno senso della posizione, non è cattivo come Diego, che il più delle volte è sempre nella posizione giusta per chiudere le linee di passaggio, intercettare e ripartire; oppure, male che vada, si sacrifica e prende il giallo pur di non far ripartire gli avversari.

Il Napoli vince la partita esattamente ritornando a giocare bene, ritrovando le trame di gioco che la Samp aveva sporcato per un’ora. La manovra torna fluida e produce l’azione – perfetta – che vale il nuovo sorpasso: capovolgimento di fronte da destra a sinistra, Mario Rui arriva sul fondo e crossa al centro dove ci sono ben quattro giocatori del Napoli che attaccano la porta in maniera diversa, dividendosi l’area a fette. Insigne e Politano, i due esterni del momentaneo 4-2-3-1, stringono al centro, mentre Mertens e Milik attaccano il primo ed il secondo palo. In aggiunta, dopo il tentativo di Insigne a botta sicura, arriverà Demme come un treno a rimorchio: provvidenziale nel farsi trovare pronto al momento giusto e all’altezza del dischetto. A dimostrazione della centralità di Demme, oramai, nel progetto di Gattuso: un centrocampista a tutto tondo, che non solo sa far legna e dirige le operazioni davanti alla difesa, ma dimostra di avere fiuto e tempismo negli ultimi metri.

Un interessante sviluppo che testimonia la crescita esponenziale della qualità delle iniziative offensive che il Napoli sta producendo da un paio di incontri a questa parte e che nella serata di Genova ha esaltato le caratteristiche di un centravanti come Milik, che se la squadra supporta con continuità, si rivela utile non solamente come goleador – il senso del gol non gli è mai mancato, spesso gli viene invece rimproverata una pigrizia nel mettersi a disposizione dell’economia complessiva del gioco di squadra. Il Napoli ha sfruttato la vena positiva del polacco per permettersi di attaccare la porta avversaria con diversi uomini: Milik apre infatti gli spazi venendo incontro al compagno – Hysaj – in possesso di palla, di conseguenza attira a sè la marcatura dei mediani doriani che si disinteressano degli inserimenti – nel frattempo – delle mezzali partenopee, Elmas e Zielinski, entrambe andate ad occupare l’area.

A proposito dell'autore

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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