Tatticamente – Il Napoli si rinnova: Callejon mezzala e prove di “albero di Natale”

Di Roma-Napoli colpisce il fatto che il Napoli abbia dominato e stravinto senza neanche accelerare più di tanto, limitandosi a gestire il gioco su ritmi non esattamente altissimi. Una passeggiata (di salute) inaspettatamente tranquilla, che ad un certo punto aveva anche rischiato d’incrinarsi. Incredibile infatti come i giallorossi fossero arrivati al pareggio senza nemmeno tiare una sola volta in porta. Ma ha “sorpreso”, per certi versi, la determinazione che gli azzurri hanno messo in campo negli istanti iniziali di entrambi i tempi: sarebbe stato lecito aspettarselo dalla Roma un atteggiamento più aggressivo, non foss’altro per mere ragioni di classifica (le motivazioni contano, inevitabilmente). Non a caso i gol sono arrivati subito. La squadra sta bene: Ancelotti l’aveva detto. Otto gol nelle ultime due gare. E stanno segnando un pò tutti. Milik, che non si ferma; Mertens, finalmente ritrovato; e poi le sorprese Younes e Verdi, che stanno crescendo. In particolare il secondo, autore di un assist delizioso, un gol fallito miseramente (assurdo, ha detto) ed uno trasformato con precisione chirurgica. Ma al di là dei singoli momenti nei quali è risultato decisivo, Verdi ha mostrato segnali incoraggianti dal punto di vista delle giocate e della continuità delle stesse all’interno della partita: una prestazione di qualità, insomma, quella che d’altra parte non gli manca, e non gli è mai mancata. In un certo senso è stata la sua “prima” da protagonista in azzurro: la migliore, dopo quella a Torino contro il Toro ad inizio campionato. Esplosivo, pimpante, in palla. Come Younes, che quando subentra lo fa sempre col furore giusto: è estremamente impattante; il baricentro basso, poi, ed il passo rapido tipici del brevilineo gli consentono di andare più forte degli avversari (magari stanchi), che invano gli corrono dietro. Quando parte è imprendibile, inoltre ha tecnica ed un discreto feeling col gol. Ancelotti ha rimproverato i suoi di essere stati leziosi nel primo tempo: in effetti la squadra è sembrata come adattarsi ad un andamento sin troppo lento imposto dalla Roma. Ad un certo punto si respirava quasi un clima da fine stagione: sin troppo morbido ed in palese crisi d’idendità, la Roma; contro un Napoli passato in vantaggio dopo un minuto e che probabilmente non aveva alcun interesse legittimo ad abbassare ulteriormente il piede sull’acceleratore. Ed è paradossale prendere atto che la notizia più incoraggiante di tutte è proprio questa: il Napoli ha ritrovato una pericolosità offensiva ed una fluidità di manovra tali da uscire dall’Olimpico con quattro gol realizzati, almeno un paio sbagliati, ma senza aver compiuto chissà quali fatiche. Il Napoli può permettersi di gestire la gara, di scegliere quando affondare il colpo e quando invece è necessario conservare le energie. Il Napoli varia il proprio modo di stare in campo e di far girare il pallone soprattutto in funzione dell’avversario: ad esempio Ancelotti parla spesso d’una costruzione dal basso che si differenzia a seconda dello schieramento che affronta. Contro la Roma che ha giocato con un 4-2-3-1, a fine partita ci ha spiegato d’aver chiesto volutamente a Hysaj di rimanere basso (di fatto è il motivo per il quale preferisce inizialmente l’albanese a Malcuit) e accentrato Callejon sulla medesima linea occupata da Allan e Fabian. Dunque lo spagnolo sta studiando da centrocampista: da sempre un perfetto equilibratore, è il jolly ideale per ogni allenatore; un calciatore in possesso d’una intelligenza tattica sopraffina, che rende ovunque perchè sa sacrificarsi e non avverte il peso nè la fatica del doversi adattare; allora si è spostato volentieri qualche metro indietro, da mezzala per intenderci, nel tentativo di pareggiare la superiorità numerica che sulla carta la Roma avrebbe avuto con la presenza di due mediani classici (De Rossi-Nzonzi) ed un vertice alto (Cristante), ibrido incursore travestito da trequartista. Evidentemente Ancelotti ha già pronto per lui il ruolo che probabilmente gli farebbe concludere la carriera: non a caso l’ha mandato “a scuola” da un certo Xabi Alonso.

 

Pillole di 4-3-2-1, il famoso alberto di Natale che fece le fortune di Ancelotti nell’ultimo grande Milan da lui allenato, quello di Atene 2007: il modulo col doppio trequartista Seedorf e Kaka alle spalle di un solo centravanti – e non più due, essendo andato via Schevchenko -, ossia Inzaghi. Oggi Ancelotti ha il materiale per provare a replicare quella mossa geniale e dimostrare che in realtà il 4-4-2 utilizzato sino a questo momento è un sistema di gioco estremamente flessibile e facilmente modificabile in corso d’opera. Di fatto il Napoli difende con due linee strette da quattro, mentre quando attacca cambia completamente pelle. Tra il centrocampo e l’attacco c’è un altro reparto da considerare: ci sono Mertens e Verdi sotto-punta. Che da due si dimezza a una: è Milik.

 

Di fatto spariscono gli esterni alti: lo stesso Callejon si mette a far altro, il terzo di centrocampo; si muove sottotraccia, sornione, alla sua maniera, verso Maksimovic che sta impostando e cerca un appoggio per imbucare. Allan e Fabian vengono marcati da Nzonzi e Cristante, mentre Callejon è l’unico che non viene pressato (ci sarebbe De Rossi, che però preferisce mantenere una posizione di controllo; o in alternativa Perotti, ma non stringe a sufficienza, anzi non ci prova nemmeno): Callejon è libero, Maksimovic lo vede e verticalizza proprio su di lui. È un passaggio determinante, che la Roma non è mai riuscita a leggere nella maniera corretta, in modo da neutralizzarlo: è stato capace di spaccare in due il dispositivo romanista per tutto il primo tempo e di generare numerosi presupposti offensivi, poi non tutti capitalizzati negli ultimi 20 metri o per scelte sbagliate o per conclusioni infelici.

 

Nel calcio è sempre difficile capire dove finiscono i meriti di una squadra e dove cominciano i demeriti dell’altra. È un confine molto labile, a volte impercettibile. Ma siamo sicuri che esiste: la Roma è stata capace di farsi del male anche quando non ce n’era bisogno, anche quando al Napoli è venuto il “braccino” per piazzare il colpo del ko ed ha cominciato a gigioneggiare. Nella circostanza Fazio accompagna a vuoto Milik, che fa la sponda per Callejon: la palla è scoperta, la difesa della Roma spezzata, c’è praticamente Mertens contro nessuno. È l’azione che metterà Verdi davanti al portiere. Ne seguiranno altre (pensiamo al gol annullato a Milik). Discutibile il cambio in panchina: lo stratega Ancelotti ha asfaltato l’impassibile Ranieri.

A proposito dell'autore

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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