Tatticamente – Il Napoli double-face di Gattuso

Napoli-Spal ha come sgombrato il campo dagli equivoci e zittito una volta per tutte quei pochi che non riuscivano ancora ad entusiasmarsi per il tipo di calcio – redditizio, ma poco spettacolare – sul quale Gattuso ha insistito nell’ultimo periodo. L’ottima prova coi ferraresi ha invece non solo dimostrato che il tecnico calabrese possiede una conoscenza del calcio a tutto tondo – abbina la grinta dell’ex mediano che corre e che lotta alla classe dell’allenatore meticoloso, che studia, approfondice, sta sul pezzo -, ma anche una certa duttilità tattica, che per certi versi lo rende unico rispetto a tanti altri colleghi – anche più blasonati, ad oggi, di lui -, che oltre certi schemi (e limiti) non vanno. Non manca davvero nulla al Napoli di Gattuso, neanche quando per assecondare la logica del turnover ed il calendario pieno-zeppo di incontri ravvicinati è costretto a cambiare qualche pedina rischiando di perdere delle certezze: questa squadra ha oramai gli automatismi giusti per adattarsi a qualsiasi situazione di gioco e non smarrire quei riferimenti base nemmeno se scendono in campo delle riserve. È il Napoli che sceglie che tipo di partita da fare, a qualsiasi condizione, e non l’avversario: questo gli permette di avere sempre sotto controllo i momenti della gara e di non scomporsi neanche di fronte alle difficoltà momentanee. Quando la Spal trova – anche un po’ casualmente – il gol del pareggio, gli uomini di Gattuso hanno infatti ripreso a fare esattamente quello che Petagna aveva per un attimo interrotto: stanare la formazione di Di Biagio dentro la propria metà campo. “Muoviamo la palla”, ha urlato più volte Gattuso, che è di fatto un po’ il mantra degli allenatori come lui, lo stesso Sarri o l’ancora acerbo De Zerbi, che prediligono un palleggio veloce ed un possesso palla proattivo, atto a trovare spazi liberi per liberare le punte. E con un play maker come Lobotka è emersa ancora più chiaramente l’idea di calcio di Gattuso: rispetto a Demme, più scolastico, ma che lo stesso Rino ha riconosciuto – nel post-gara – saper tenere meglio il campo, lo slovacco ha più creatività e rapidità di passo, e di pensiero, nell’avviare l’azione dal basso smistando la palla in verticale. E il fatto che il Napoli si ritrovi – per scelta, grazie ad un mercato di gennaio molto oculato e grazie soprattutto ai suggerimenti di Gattuso, che ha indicato le caratteristiche dei giocatori da prendere – due registi così diversi tra loro ma allo stesso tempo ugualmente funzionali e utili a seconda del tipo di partita che si vuole impostare, è esattamente la cartina di tornasole della versatilità di Gennaro Gattuso. Ecco spiegata anche l’importanza delle “coppie”, su cui ha battuto come un martello sin dal primo giorno in cui ha messo piede a Castel Volturno: preferisce Lobotka se sa di dover fare la partita contro avversari già deboli sulla carta e che teoricamente impensieriscono poco dal punto di vista offensivo; opta invece per Demme, il più delle volte finora, per avere maggiore equilibrio nelle due fasi, specie quando la posta in palio è maggiore – finale Coppa Italia – oppure presenta delle difficoltà tecnicamente e agonisticamente superiori e dunque c’è bisogno, almeno in partenza, di tenere bene la posizione di un ruolo così delicato con un centrocampista già predisposto ad affrontare le situazioni di pericolo.

Il Napoli blocca i due centrali, un terzino e il metodista; poi attaccano tutti, in sei per la precisione formando due linee da tre. Persino Hysaj, che è il calciatore probabilmente meno offensivo di tutta la rosa, accompagna l’azione: questo vi sembra un atteggiamento sparagnino? Questo è contropiede? Per niente: il Napoli è corto, compatto, fa girare il pallone quel tanto che basta, poi trova l’imbucata che penetra la non irresistibile retroguardia spallina – maglie troppo larghe e centrocampisti che non coprono abbastanza la palla. Per il resto è tutto merito della qualità del Napoli e della sua organizzazione di gioco: l’ispirazione di Fabian che pesca Mertens in posizione regolare, quindi lo scavetto del belga; però, oltre al singolo gesto tecnico, si tratta di una circostanza preparata, che certifica la forza di questa squadra anche quando è chiamata ad essere più spregiudicata. Ma non era di certo una novità: lo stesso Ancelotti, appena arrivato, parlava di una squadra con delle conoscenze, che sin dai tempi di Benitez aveva sempre abituato a segnare tanto; e a sua volta Sarri ha ereditato un gruppo, fondato proprio dallo spagnolo, che era già propenso a comandare le partite con personalità, partendo da dietro e poi sviluppando sulla trequarti. E Gattuso si sta perfettamente allineando ai suoi predecessori – Ancelotti escluso: da bravo allievo ha preso il meglio da tutti loro formando un Napoli ancor più completo e camaleontico.

 

Anche le mezzali si muovono tanto, non rimangono ingabbiate dentro posizioni prestabilite: un altro salto di qualità anche rispetto al recente passato – con Sarri, tanto per parametrare il lavoro di Gattuso alla mentalità del tecnico che più gli somiglia, gli interni eseguivano dei compiti ben precisi e circoscritti ad un canovaccio che non cambiava mai. Con Gattuso, invece, i centrocampisti azzurri non sono vincolati a rispettare certi dogmi, a non invadere il terreno degli attaccanti, per esempio: Fabian dispensa assist dalle retrovie e quindi rimane più bloccato, ma Elmas è – nella fattispecie, ma non solo in questa – un attaccante aggiunto, una sorta di trequartista che non dà punti di riferimento alla Spal. Il macedone porta meno palla rispetto a Zielinski, che riesce a farsi notare di più con le sue progressioni, però l’ex Fenerbahce, al contrario, pur non facendosi vedere tantissimo è stato assolutamente efficace con alcuni assist determinati (uno “corto”, questo scarico verso Insigne, che abbandona momentaneamente la linea laterale del campo, s’accentra e colpisce il palo; uno “lungo”, il lancio per il taglio di Callejon che come al solito è bravo a sbucare alle spalle di tutti). Altro che difesa e contropiede, questo Napoli ha mezzi di ogni tipo per far male a chiunque con un altissimo livello di imprevedibilità, che non riduce le iniziative offensive alla sola inventiva dei fantasisti d’attacco, rischiando di risultare evanescente nel caso in cui questi abbiano le cosiddette polveri bagnate.

 

Spal remissiva, tutta arroccata, ma il Napoli ha sempre la soluzione giusta per presentarsi davanti al portiere: analizzando l’occasione della rete annullata a Insigne, osserviamo la pazienza con la quale gli azzurri attendono il momento opportuno ed i continui movimenti degli attaccanti, che provano a sfuggire alle marcature della Spal – anche qui rivedibili. Mertens si defila a sinistra, mentre Insigne prende il suo posto: era già accaduto con l’Inter (in quel caso il belga era a destra); Gattuso sfrutta l’intesa dei due due, lasciandoli liberi di duettare come meglio credono. Anche Mertens, dunque, nonostante l’età ed un ruolo oramai definito, sta leggermente cambiando il proprio modo di giocare: non è più la prima punta che finalizza solamente l’azione, da vero nueve (e non falso), ma si diverte ad intercambiarsi con gli altri compagni di reparto (con Politano è accaduto ancora più spesso). Intanto Callejon è volutamente in fuorigioco, ma il suo disinteressarsi all’azione serve a confondere la linea difensiva della Spal, che per cercare di disinnescare almeno stavolta le sue “finte” si perde lo scatto di Mertens perfettamente servito da un ispirato Fabian, che nella ripresa ripeterà – praticamente alla Insigne, ma col piede opposto – la medesima giocata: piattone forte e teso per Younes, che chiuderà il match.

A proposito dell'autore

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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