Tatticamente – Allan e Koulibaly, la caduta degli Dei

È molto semplice giudicare la prestazione del Napoli a Empoli. Basta dire che i peggiori in campo sono stati Allan e Koulibaly, ovvero i due per i quali Carlo Ancelotti si farebbe incatenare in caso di cessione. Ed è tutto dire: anche giocatori del loro calibro, del loro carisma e della loro personalità dentro e fuori dal campo, non sono immuni dal subire un calo di concentrazione così brusco da trascinare con sè tutta la squadra in una debacle appena sfiorata (paradossalmente si salva solo il risultato che avrebbe potuto essere ancor più mortificante). Buggerati dall’inizio alla fine dalla terzultima della classe: è la dimostrazione che non basta sentirsi più forti dell’avversario; nel calcio servono gamba e testa, altrimenti la magra figura è nascosta dietro l’angolo. La fotografia più esatta della gara è un retropassaggio sbagliato da Koulibaly a metà ripresa: il difensore cercava Meret ma il suo appoggio era completamente fuori mira; palla spedita in angolo. Errore tecnico fino a un certo punto: ci sarebbe da scavare nella psicologia, ma non è il nostro mestiere. Possiamo ipotizzare che mancassero gli stimoli, che la testa fosse già all’Arsenal e sarebbe un aggravante che porrebbe sul banco degli imputati il nome dell’allenatore: Ancelotti doveva mantenere alto il livello dell’attenzione proprio in vista dei prossimi impegni di coppa; bisognava preparare un clima di fiducia e di entusiasmo anche all’interno dell’ambiente, passando per forza di cose attraverso le partite di campionato. Il Napoli ha trotterellato dal primo minuto, ha giocato per certi versi un match abbastanza simile a quello di Roma: sotto-ritmo, con qualche spunto individuale sparso qua e là, con la differenza che l’Empoli ha corso di più e gioca complessivamente meglio, con delle trame di gioco più definite. Andreazzoli è un tecnico capace: abile creatore di presupposti, trasmette delle idee interessanti che procedono sempre nella direzione del proporre calcio in avanti, palleggiando, ripartendo con coraggio; con lo stesso atteggiamento, in uno scontro salvezza come allo Stadium (perso di misura e messo sotto la Juve per un’ora) o contro il Napoli di Ancelotti. Al di là dei gol (uno casuale, l’altro su corner: episodi, se vogliamo), l’Empoli è arrivato almeno un paio di volte a tu per tu con Meret: scarso filtro a centrocampo da parte degli azzurri e diverse amnesie difensive individuali.

 

Un problema un pò atavico: il Napoli soffre la presenza del trequartista avversario a sostengo delle due punte. Che sia Saponara (ricorderete la prima sconfitta della stagione, a Genova con la Samp), o Bennacer, è evidente che se la coppia di mediani non svolge un lavoro di copertura degli spazi appropriato, diventa poi difficile per i difensori porre rimedio, soprattutto se in giornata no. Deludente l’apporto di Allan, che dovrebbe essere quello più indicato a spezzare le iniziative avversarie tra le linee: è mancato parecchio il suo dinamismo; senza la solita garra, il brasiliano è apparso molle e in ritardo su ogni pallone. Per Bennacer è a quel punto semplice verticalizzare: la palla non è pressata e Caputo è già scattato tra Koulibaly e Malcuit. Entrambi guardano il pallone, malissimo in particolare il francese sia nel posizionamento rispetto all’uomo che nella postura del corpo.

 

Ci hanno provato qui a rubar palla, ma sia ad Allan che al subentrato Fabian è mancata la giusta convinzione per ribaltare l’azione da passiva a offensiva (la partita si stava spaccando e ci sarebbe stata la possibilità d’un contrattacco). Impalpabile l’impatto sulla gara dello spagnolo: passo troppo felpato per spaccarla, da un lato, e stare dietro ai brevilinei indemoniati di Andreazzoli, dall’altra. Di Allan è stato detto: vedergli perdere un duello è cosa assai insolita; a tratti brancolava.

 

Capitolo Koulibaly. Il gigante senegalese merita un discorso a parte: una notizia la sua prova da quattro. Kalidou è un giocatore evidentemente straordinario (scopriamo l’acqua calda), però non è un fuoriclasse che fa reparto da solo. Cioè se gli manca Albiol, ma anche il Maksimovic cresciuto ed affidabile degli ultimi tempi, si nota, l’avverte. Con Luperto al suo fianco è costretto a spostarsi a destra, ma al netto di ciò ha commesso degli errori di concetto: nella circostanza dà le spalle a Farias, di cui nemmeno s’accorge, e guarda soltanto il pallone. Dimostra che

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Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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