Speranza scouting per scongiurare un “Higuain-bis”

“Ieri” tre qualificazioni consecutive in Coppa Campioni ed uno scudetto (e mezzo) sfiorato; “oggi” un allenatore che definirlo di spessore internazionale è forse riduttivo, un girone di ferro (di Champions) straordinario che meritava miglior sorte e la seria, concreta possibilità futura di varcare definitivamente la soglia che separa successo e insuccesso, vittoria e “fallimento”, o (sono esempi) l'”Olanda” incompiuta del Calcio Totale ed il “Triplete” brutto sporco e cattivo di Mourinho. Il Napoli è entrato esattamente in questa dimensione: migliorarsi anno dopo anno all’insegna del risultato sportivo, che è la cosa più importante e sicuramente l’unico dato certificabile e dimostrabile in uno sport che spesso non ha memoria.

E’ altissimo il livello di competitività raggiunto, e pure complicato da mantenere. C’è chi dice servano i top player, chi punterebbe sulla freschezza dei giovani. Noi “votiamo” più semplicemente per quelli giusti e funzionali: nè carneadi vari o fuoriclasse di grido in fase calente; piuttosto il talento allo stato puro, come un fiore appena sbocciato. Il Napoli non può aspettare a lungo l’eventuale esplosione dei vari Rog e Diawara; il Napoli ha bisogno dei Fabian, di chi ci mette veramente un attimo per imporsi: profili già pronti e destinati (in potenza) a carriere luminose, “libri tutti da scrivere” – per ricordare una frase di Sarri. E’ questo il modus operandi ideale di una grande squadra, di una grande società modello Napoli.

De Laurentiis ci sta provando: ha individuato una strategia diversa; ha capito che quelli bravi, esperti, i famosi senatori bisogna trattenerli, finché sono affidabili, finché rientrano nei piani tecnici, fin quando hai il potere contrattuale di dire di no a delle offerte che un tempo, in presenza di clausole (poi rimosse), sarebbero state irrinunciabili. Non che sia cambiata radicalmente la politica societaria: è che si sta passando da una fase in cui per “scudetto” s’intendeva quello del bilancio (sano ed “in attivo”), ad una nella quale viene espressa la volontà di vincerlo per davvero un campionato. Ancelotti lo va ribadendo a chiare lettere sin dal giorno della sua presentazione; lo stesso Giuntoli a Sky dice che “metterseli dietro (si riferisce alla Juventus, ndr) sarebbe un bisogno, che è difficilissimo ma bisogna crederci”.

Cresce il Napoli, cresce mediaticamente, nella mentalità. Esce allo scoperto, s’espone, e adesso lo fa con i suoi principali esponenti. Perchè si sente più forte. Anche fuori dal campo, nella struttura del club. Il “padre-padrone” che risiede al vertice, che conta più di tutti, che decide e che detiene l’ultima parola praticamente su qualsiasi cosa, rimane indissolubile e si chiama Aurelio De Laurentiis. Dopodiché, scalando per così dire la piramide gerarchica ma senza voler scendere troppo in basso, anche il Napoli – come in ogni azienda che si rispetti – dispone d’una serie di collaboratori/dirigenti, che operano sul mercato, vicino all’allenatore, che assistono dal vivo agli allenamenti e alle partite (Giuntoli lo fa addirittura dalla panchina: abitudine insolita per un direttore sportivo, che in genere s’accomoda in tribuna d’onore), e di cui il presidente si fida.

Come si fidava del vecchio settore scouting che collaborava con Bigon e che da quest’anno (inteso come “calcistico”, indi ci riferiamo alla “stagione” e dunque ancora al 2018 oramai passato), oltre a Giuntoli nel ruolo di ds ed al suo storico braccio destro Giuseppe Pompilio, è tornato in prima linea con i volti (nascosti) di Maurizio Micheli e Leonardo Mantovani (entrambi, con Zunino e appunto Bigon, finiti nel 2015 al Bologna). L’obiettivo era rafforzare l’area osservatori – dove di fatto numericamente mancavano delle figure -, ma non solo: Allan e Koulibaly sono nel mirino delle big e molto probabilmente andrà sostituita l’intera generazione over 30 – lo zoccolo duro formato da Hamsik, Mertens, Callejon, Albiol. Il rischio rifondazione c’è, esiste; ragion per cui una eventuale, cospicua – è facile immaginare -, somma capitale incassata andrà reinvestita con estrema oculatezza e saggezza: una scelta lungimirante, se vogliamo.

Che fatica il post Higuain, lo ricorderete: 90 milioni e non sapere come spenderli. Addio spiazzante, è vero. Però la risposta di Giuntoli non fu convincente e tempestiva: chiare le indecisioni che aleggiavano intorno al nome del sostituto, anzi dei sostituti perchè inizialmente l’intenzione era quella di comprarne due di bomber piuttosto che uno solo – basti pensare alla spietata quanto inutile corte avanzata ad Icardi nonostante l’arrivo di Milik. Che a segnare segna, anche se al netto dei due gravi infortuni consecutivi e della giovane età qualche limite lo sta mostrando, al pari dei già citati Rog e Diawara, al momento deludenti sia con Ancelotti che col suo predecessore. Su Maksimovic e Zielinski, invece, – i rimanenti investimenti terminati sul conto del “tesoretto Pipita” -, il discorso si fa più interessante: i numeri – che hanno – dovranno dimostrare di poterli esprimerli con continuità, da protagonisti, e senza troppe pause.

Nasce dunque una rinnovata “squadra-mercato” dirigenziale; mentre a proposito di numeri (telefonici, in questo caso) nuovi membri si aggiungono al gruppo WhatsApp di Giuntoli. Un modo facile, comodo ed immediato – lo considera – per tenersi in contatto. E programmare – aggiungiamo noi – le operazioni del prossimo quinquennio.

A proposito dell'autore

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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