SE SBAGLIA ANCHE BENITEZ…

A condannare il Napoli all’ennesimo passo falso ci si mettono anche gli errori del tecnico. Ma il problema mentale resta il primo handicap. E la dirigenza fa finta di non vedere…

No ragazzi, non va proprio bene così. La serata che avrebbe dovuto costituire l’ennesimo riscatto di una stagione già balorda si è trasformata in una notte da incubo. Dopo il Chievo, anche il Palermo grinta e cuore di Beppe Iachini è venuto a spassarsela al San Paolo, nella maniera più rocambolesca e inimmaginabile. Inimmaginabile sì, ma non tanto, giacché con il Napoli di questi tempi dobbiamo abituarci anche al peggio. Non vogliamo essere pessimisti, è la pura realtà. Perché una squadra che dopo un quarto d’ora è avanti di due reti, si fa rimontare con facilità irrisoria, rimette il naso avanti e poi regala il pari finale, almeno per ora non può che combinare disastri. Il marasma tuttavia non ci toglie la lucidità di provare a capire perché questo Ciuccio, pimpante e trotterellante fino a maggio scorso, tira il fiato. E’ questione di testa, certo. Eppure del suo ce l’ha messo anche Benitez.

Anche Rafa? Stavolta sì, sebbene ci dolga ammetterlo. Non basta il fatto che diventa difficile dargli credito quando difende i suoi ragazzi. Ci piacerebbe tanto capire perché continua ancora a puntare su coloro che battono la fiacca. A cominciare da Albiol, un fantasma, uno spettro che ha lasciato lo spazio vuoto in difesa e le spalle scoperte al già incostante Koulibaly. Non ci dimentichiamo di Hamsik, detto ormai l’Incartato visto che, a ogni possesso palla, sterza a vuoto facendosi chiudere dal suo avversario diretto. Per non parlare poi di Inler, simbolo della scarsezza del centrocampo partenopeo. Inler, troppo indietro in fase offensiva e troppo avanti in fase difensiva, con conseguenti buchi centrali, vere e proprie praterie per i contropiede di ogni squadra; ed era il Palermo, figuriamoci quando verranno qui le corazzate…. Al di là di stasera, poi, vorremmo pur sapere da Don Rafael perché in sede di mercato ha voluto accontentarsi del suo omonimo brasiliano, quello che dovrebbe essere il futuro portiere della Seleçao. Ma gli errori dello spagnolo non si fermano solo qui. Sarebbe interessante capire per quale motivo ha tolto Zapata, migliore in campo insieme al grintoso Gargano (alla faccia degli ultrà che lo invitano a spogliarsi) al posto di Higuain, invece di lasciarlo in campo insieme al Pipita. E perché Mertens, in letargo per tutto il tempo, è stato sostituito in loco di Insigne solo all’80’. Ovviamente non vogliamo crocifiggere il tecnico, ci mancherebbe altro. Siamo semplicemente obiettivi. E obiettivamente abbiamo il dovere di riportare la verità: certe scelte non convincono, per quanto coraggiose. Quella di puntare sul bravo Duvan sicuramente è ammirevole. Di Walterino Figliol Prodigo, e della rabbia da cagnaccio dei suoi tempi migliori, s’è già detto. Semmai sono stati gli altri a steccare.

E non solo quelli già citati. Per esempio Henrique e Ghoulam, in inspiegabile involuzione. Per esempio Callejon, a parte il goal illusorio del 3-2. E allora l’aspetto tecnico-tattico non c’entra più. Tanto vale concentrarsi sull’argomento cruciale, quello in cui il Napoli mostra il fianco, quello che spiega la caduta verso il basso: la testa. In alcuni giocatori non c’è più. Nessuno osi dire che sia solo Benitez a non inculcare loro l’occhio della tigre e quella ‘cultura del pathos’ di cui va cianciando qualcuno. Se qualcuno rema per conto suo, appare distratto, sbaglia passaggi da fare a occhi chiusi, si perde il suo avversario, non è che Rafa può stare nella sua testa e cambiargliela con la bacchetta magica. Certo, se è vero come è vero che occorre una bella sgridata, uno schiaffone di quelli pesanti, unito a provvedimenti severi (un ritiro punitivo…?), una tale decisione va presa solo da chi comanda dall’alto. Ma chi comanda dall’alto scappa dalla città e dallo stadio, e vola negli States, mostrando scarso interesse e rasentando la strafottenza. Fateci caso: vi siete chiesti perché il San Paolo, anziché prendersela con il mister, contesta solo lui? Rispondere è inutile. E’ utile, anzi, che chi comanda riprenda contatto con l’ambiente e faccia sentire la sua voce e presenza. E riprenda le redini, in fretta e con forza! Altrimenti il pubblico continuerà a chiamarlo in malo modo. E altrimenti del bel Napoli dello scorso anno non rimarrà più niente. E tutti finiranno nel gorgo della confusione e del marasma. Compreso il pluridecorato Benitez.

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