SCARAMUZZINO: “AL NAPOLI MANCA ANCORA LA VOGLIA DI VINCERE DELLA JUVE. DIAMO TEMPO AD HAMSIK E A BENITEZ: LO SPAGNOLO HA VINTO QUALCHE COPPA …”

SCARAMUZZINO: “AL NAPOLI MANCA ANCORA LA VOGLIA DI VINCERE DELLA JUVE. DIAMO TEMPO AD HAMSIK E A BENITEZ: LO SPAGNOLO HA VINTO QUALCHE COPPA …” src=

Le due partite contro Porto e Torino sono state caratterizzate da prestazioni non all’altezza da parte degli azzurri. Eppure gli esiti sono stati differenti, benché accomunati dal fattore della sorte: sconfitta sventurata in Portogallo, vittoria fortunosa coi granata. Tali match sono stati seguiti per Radiorai dal giornalista e radiocronista dell’emittente pubblica Giovanni Scaramuzzino, il quale ci ha concesso in esclusiva un’intervista nella quale, oltreché delle suddette sfide, abbiamo toccato altri argomenti, riferiti all’attualità così come all’andamento complessivo della stagione azzurra.

Buongiorno Giovanni. Per ironia della sorte hai commentato per Radiorai, a pochi giorni di distanza tra loro, le sfide disputate dal Napoli a Oporto e Torino. Nel complesso come giudichi le prestazioni fornite dagli azzurri?

Onestamente occorre dire che a Torino la fortuna ha decisamente arriso al Napoli, la stessa fortuna che invece sarebbe servita a Oporto per segnare almeno una rete: mi viene in mente, a tal proposito, quell’occasione in cui Callejon ha involontariamente salvato i portoghesi sulla linea di porta. Volendola vedere sul piano del gioco, direi che Benitez, persona molto intelligente e capace, sa bene che il suo Napoli può e deve sicuramente rendere ancora di più. Soprattutto perché in attacco ha giocatori come Higuain, il quale ieri ha avuto la sua occasione sfruttandola a dovere; questi giocatori andrebbero serviti con più frequenza.Della partita di giovedì scorso non mi è piaciuto l’atteggiamento iniziale dei partenopei, troppo remissivi. Dinanzi a loro non avevano il Porto di Mourinho né tantomeno quello che vinse la Coppa dei Campioni (negli anni ’80, ndr). I portoghesi tra l’altro giungeranno a Napoli in condizioni rimaneggiate: purtroppo, detto sportivamente parlando, saranno privi del portiere Helton, gravemente infortunato, come saranno assenti Maicon e lo squalificato Alex Sandro. Contro gli azzurri, dunque, non era il miglior Porto, eppure da essi era lecito attendersi un attitudine più aggressiva nella fase iniziale: non è un plebiscito, bensì un’opinione comune perché ritengo il Napoli superiore al Porto. Per quanto concerne le note positive, sono stato favorevolmente impressionato da un giocatore come Mertens che, pur non brillando nella prima parte del match con i granata, è venuto fuori nel finale. In quest’ultimo ha predominato senz’altro il controverso episodio in occasione del goal, ossia il contatto Higuain-Glik del quale si parlerà a lungo con il Torino imbufalito; al di là di tale evento, occorre sottolineare che il belga ha creato comunque due nitide chances per segnare, mostrando la sua abilità nel saltare l’uomo”.

Ad ogni modo per il Napoli non è un periodo facile, e l’emblema di questo momento sembra essere la crisi di Hamsik. A tuo giudizio cosa accadendo allo slovacco?

“Io non vivo, al pari di voi, la realtà di Napoli, però in merito al momento difficile di Hamsik un’idea me la sono fatta: impressione mia è che il giocatore avesse un rapporto speciale con Mazzarri. Parlo ovviamente da un punto di vista umano: se oggi gli si fa il nome dello slovacco, al tecnico toscano gli s’illuminano gli occhi, quasi come fosse un figlio per lui. Ciò va messo nel conto, ma attenzione: non significa che con Benitez non possa nascere una relazione simile. Tuttavia mi pare indubbio che, considerando il lato umano, Hamsik abbia patito molto la partenza di Mazzarri. Dal punto di vista tecnico, invece, il centrocampista sta ancora cercando la giusta collocazione all’interno del modulo dell’allenatore spagnolo; e credo che Benitez stia lavorando allo scopo, perché il Numero 17 a sprazzi accende la partita ma tocca pochissimi palloni rispetto al calciatore che conosciamo. Forse il 4-2-3-1 non lo esalta; anzi, leviamo il dubbio: certamente non lo esalta. Però, al di là di questo, io credo che il recupero di Hamsik sia la sfida che a questo punto Benitez può e deve vincere per assicurare al Napoli la massima competitività su tutti i fronti. Problemi caratteriali? Francamente penso di no: stiamo parlando di uno che ha giocato ai Mondiali, che ha trascinato il Brescia quando aveva ancora 17 anni e che già a quell’età batteva punizioni e rigori. Dunque, non può essersi smarrito all’improvviso. E tra l’altro dopo la partita contro il Porto ha ammesso onestamente di non stare bene. Ragion per cui, pur partendo da una posizione ‘esterna’, io credo che Hamsik stia vivendo un’involuzione personale, la quale va a tramutarsi in una scarsa adattabilità allo schema tattico del suo nuovo allenatore. Ma un Hamsik intelligente top player non può vivere di questi problemi, in quanto è consapevole che molto dipende da se stesso; una mano gliela possono dare i compagni e Benitez, eppure deve compiere autonomamente un passo, se non due, verso il miglioramento. Lo slovacco è un campione e come tale va aspettato; sono certo che non deluderà una platea, come quella napoletana, non soltanto passionale ma prim’ancora competente di calcio, formata da veri intenditori. La competenza calcistica a Napoli è davvero al primo posto, seguita dalla passione per questo sport”.

Chi invece non ha deluso le attese è stato Higuain, nonostante le perplessità iniziali legate all’incombenza di dover sostituire Cavani. Come giudichi la stagione del Pipita?

“Dal punto di vista realizzativo è stato strepitoso. Cosa ci si aspetterebbe di più da lui? L’argentino tende sempre allo scambio palla a terra, all’uno-due e alle triangolazioni; tuttavia spesso queste azioni non si chiudono perché mancano i giusti inserimenti. In tal senso Callejon costituisce una buona sponda, mentre Hamsik sta mancando proprio perché dovrebbe essere anche suo compito giocare in verticale proponendosi per la sponda dell’ariete azzurro. Higuain è un attaccante in grado di crossare, colpire di testa, calciare di destro e di sinistro. Talvolta in una sola partita riceve solo 2-3 palloni giocabili, eppure riesce sempre a combinarci qualcosa di positivo; figuriamoci se di palloni giocabili ne avesse 8… . Per quanto riguarda poi il paragone con Cavani, va detto che l’uruguagio era un altro tipo di giocatore e su di lui Mazzarri aveva costruito il suo Napoli. Io ho avuto modo di seguire molto da vicino il tecnico livornese nei suoi tre anni a Reggio Calabria: è un allenatore molto bravo, mai esonerato in carriera e capace di salvare la Reggina partita da -15 e senza grandi campioni tra le sue file. Dico questo perché ritengo che Mazzarri sia un tecnico in grado di valorizzare i giocatori a sua disposizione, e tale discorso vale soprattutto per Cavani: il Matador si trovava a suo agio nel Napoli proprio grazie all’idea di calcio dell’attuale allenatore dell’Inter, un calcio fatto di capovolgimenti di fronte e ripartenze in due secondi. Le caratteristiche di Cavani collimavano con il gioco di Mazzarri. Higuain invece ha doti diverse e diverso è lo stile di gioco di Benitez: a mia precisa domanda, se nella sua mente ci sia una certa idea del Napoli da lui desiderato prima del suo arrivo la scorsa estate, e se tale idea sia giunta a compimento, l’allenatore spagnolo mi ha risposto senza darmi numeri ma facendomi capire che la direzione intrapresa dal Napoli è quella giusta. Stiamo parlando di una squadra ch’è in finale di Coppa Italia, è negli ottavi di Europa League ed è seconda in campionato; ovviamente tutto è migliorabile, specie perché ci sono una Juventus stratosferica e una Roma in piena corsa, però il Napoli c’è”.

Alla luce di questa tua ultima considerazione, come va giudicato l’operato complessivo di Benitez?

“Quando vai al ristorante la qualità della cena la voti nel momento arriva il secondo o la frutta, cioè alla fine della cena stessa…. Scherzi a parte, il mio giudizio su Benitez tutto sommato è positivo. Nel calcio, però, i giudizi si fanno a conti fatti: cosa avremmo detto, ad esempio, se a Torino Bovo o Meggiorini non avessero colpito quei pali, oppure se Doveri avesse fischiato a Higuain il fallo su Glik? Nel calcio avvengono episodi in cui non possono incidere né Benitez né altri tecnici, nemmeno il migliore al mondo; e si tratta di episodi che possono decidere una stagione. E su di essi dobbiamo basarci noi giornalisti, togliendoci l’abito dei censori e basandoci solo sulla fredda cronaca. Ad ogni modo in base a quella e a quanto limitatamente accaduto sul campo, posso comunque dirti sinteticamente che il bilancio di Benitez finora è positivo”.

Ma poiché, come giustamente hai detto, il Napoli può rendere meglio, cosa manca a questo club per poter colmare il gap rispetto alla Juve?

“Manca l’amalgama dovuta al giocare insieme; l’applicazione a memoria di movimenti di gioco assenti; una formazione-tipo che ancora non c’è; la fame e la convinzione di vittorie che Conte è riuscito a trasmettere; la consapevolezza e la fiducia nei propri mezzi, anche se questa verrà da sé. Io credo che lo sportivo vero, non il tifoso acceso, visto il Napoli di Oporto e Torino converrà su come gli azzurri siano ancora lontani da certi standard di gioco desiderati. In realtà tutte le squadre nell’arco di una stagione attraversano alti e bassi, ed è ovvio che in questo momento il Napoli riesce a esprimere solo a sprazzi il suo enorme potenziale e la sua classe: in Portogallo è successo nel primo quarto d’ora della ripresa, all’Olimpico negli ultimi 15 minuti risultati poi decisivi. Naturalmente Benitez si può discutere nel senso che può o non può piacere, che gli è stata data carta bianca rispetto a Mazzarri, che quest’ultimo non veniva contestato, eccetera”.

Il punto è che, all’interno della stampa napoletana c’è qualcuno che non apprezza Benitez …

“Benitez, di tutti gli allenatori che abbiano mai messo piede a Napoli, è colui che ha il palmarès migliore, è un vincente, colui che ha vinto più di tutti tra gli allenatori della storia partenopea, un top coach giunto insieme a dei top players. Se dal top coach ci si attende fin da subito un gioco spettacolare e divertente, a quel punto ha ragione il tifoso della strada che dice: “Questo gioco non l’abbiamo visto, o l’abbiamo visto solo a tratti”. Il fatto è che lo spagnolo, rispetto a Mazzarri, ha tutt’altra filosofia di gioco, e pertanto il Napoli può contare sull’intelaiatura dei vecchi anche se essi devono comunque amalgamarsi con i nuovi. La Juventus è lontana, ma francamente il distacco dai bianconeri non sembra così disastroso. Certamente la Signora ha tutt’altra mentalità. Io ho seguito la squadra di Conte nella doppia sfida contro il Trabzonspor in Europa League. Si potrebbe dire che, dopo due vittorie per 2-0, sia stato facile, e invece non è così: allo Stadium la Juventus ha trovato la seconda rete all’ultimo minuto, in Turchia l’ambiente era caldo e ostile , eppure la Juve era affamata, scesa in campo con un rabbia agonistica e la voglia di avere in mano il pallino del gioco. Con quest’atteggiamento i bianconeri hanno segnato due goal in 20’ annichilendo il pubblico casalingo, ed è stato l’atteggiamento, la voglia di vincere, che essi hanno sempre. Il Napoli s’è comportato in tal modo in Champions, ma ad Oporto no. Poi è ovvio che Benitez non ha bisogno di essere difeso, ma è comunque logico che nel mondo dello sport gli schiocchi di dita e i trucchi alla Silvan non producono nulla. Tempo al tempo, dunque: i risultati arriveranno. Il Napoli può indiscutibilmente diventare grande, anche se poi nel calcio si può parlare di episodi arbitrali, tipo quelli di cui si lamenta il Toro, oppure di pali, traverse, occasioni fallite. E si può stilare una classifica soppesando tutti questi fattori. Ma si può produrre anche un discorso più a 360° e cercare di capire il reale valore di una squadra. Io penso che attualmente ci sia parecchia differenza in Italia, e la si vede nettamente. A livello di approccio e di mentalità ritengo che il Napoli sia ancora una rampa di scale più sotto. Però, ripeto, può salire, a patto che lo faccia davvero e in modo da non ritrovarci tra sei mesi a fare questi discorsi”.

Ultima domanda sugli impegni immediati del Napoli contro Porto e Fiorentina: quale atteggiamento e che partita dovranno giocare gli azzurri contro i portoghesi e i toscani?

“Riguardo alla prima sfida la risposta mi sembra ovvia: il Napoli deve giocare all’attacco e realizzare due reti senza subirne alcuna. Si dirà: è il festival dell’ovvio. Invece no, perché oltre a ciò i partenopei devono difendersi bene sugli esterni e curare bene gli inserimenti da dietro per consentire alternative in attacco a Higuain, in modo tale che non sia solo l’argentino a concludere a rete. Dico questo perché il Napoli ha dei buoni tiratori. Anzi, dovrebbe sfruttare molto di più Jorginho, uno capace anche di tirare in porta, specie perché quando scende in avanti rende meglio. Quanto alla partita contro la Fiorentina, sarà importante vedere come le due squadre usciranno dagli impegni di Europa League: se si qualificano tutt’e due è un discorso, se una di esse viene eliminata quest’ultima si giocherà il tutto per tutto, se escono entrambe sarà occasione di rivincita. Peccato che l’ex veronese non potrà giocare in Europa. Nel suo ruolo Henrique ha delle caratteristiche diverse, lo si è visto quando a Oporto ha giocato in mediana con Behrami. La soluzione migliore sarebbe mettersi a trazione offensiva utilizzando Inler, altro grande tiratore da fuori, come Dzemaili del resto. Questi rimedi vanno sfruttati più spesso. E potrebbero essere utili contro una compagine come quella portoghese in grado di fare buon gioco a centrocampo. Ovviamente le scelte spettano a Benitez, l’unico in grado di valutare meglio i suoi giocatori in allenamento. Dobbiamo lasciare il tutto a lui, anche perché mi pare che qualche coppa l’abbia vinta e soprattutto nelle gare secche dà il meglio di sé”.

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