SALDI DI FINE STAGIONE, REGALI DEL MEDIOCRE DE MARCO E LA FRITTATA E’ FATTA

Torino (4-1-4-1) Sereni; Motta, Di Loreto, Pisano, Lanna; Corini; Diana (dal 26’ st Recoba), Rosina (dal 31’ st Franceschini), P. Zanetti (dal 10’ st Grella), Di Michele; Stellone     Panchina: Fontana; Barone, Lazetic, Ventola    All. De Biasi

Napoli (3-5-2) Navarro; Santacroce, Contini, Cupi (dal 19’ st Garics); Mannini (dal 35’ st Capparella), Blasi, Gargano, Hamsik, Domizzi; Bogliacino (dal 16’ st Calaiò), Lavezzi     Panchina: Iezzo; Grava, Montervino, Pazienza     All. Reja

Arbitro: De Marco di Chiavari (Alessandroni – Di Liberatore)

Ammonito: Domizzi, Blasi, Santacroce (Napoli) Corini, Sereni, Stellone (Torino)

Recupero: 0 pt; 5 st

Marcatori: 26’ pt Rosina rig.; 7’ st Contini, 10’ st Di Michele

La partita della paura, del ricordo e delle prove generali. Questo è Torino-Napoli dove lo stadio ricorda la strage di Superga e la squadra granata arranca alla ricerca della salvezza mentre il Napoli guarda al domani senza pensare all' oggi.

Azzurri che battezzano Navarro tra i pali inserendo Cupi in linea difensiva per poi dirottare Domizzi a centrocampo, tutto questo solo perché De Biasi si affida a Di Michele che cerca più di accentrarsi per sfruttare le spizzate di Stellone rispetto a Lazetic che preferisce il fondo; primo tempo senza un tiro in porta per il Napoli dove l’asfissiante e a tratti inutile ricerca di manovra abbassa troppo i ritmi permettendo al Torino di rischiararsi, Lavezzi è spesso costretto a uscire dall’area di rigore e cercare l’azione personale data la poca vena dei centrocampisti, Hamsik sembra spaesato mentre Bogliacino s’inchioda a trequarti campo per fare da sponda bassa, problema centrale è l’assenza di un uomo in profondità visto che il Napoli non riesce a concludere preferendo il possesso palla e la costante ricerca di esterni che sul cross non trovano compagni pronti. Torino che invece si affida a due uomini chiave: Corini registra il collegamento tra difesa e centrocampo per poi investire un nuovo attacco servendo Rosina che alza spesso il ritmo in accelerazione, Stellone diventa il Sosa granata cercando di servire in modo aereo tutti i lanci della retroguardia in modo da sfruttare gli inserimenti di Diana e Di Michele, ed è proprio da uno di questi che i granata si vedono assegnare un rigore fantasmagorico dopo che Di Michele crolla solo soletto in area di rigore, Rosina realizza e Navarro non può nulla, anche se qualche minuto prima ha mostrato tutte le sue qualità reattive fermando a mano aperta un tiro deviato dello stesso Di Michele. Primo tempo così, poco o nulla del Napoli dove lo sterile possesso palla ha dato solo la possibilità al Torino di prendere le redini del campo con troppa facilità schiumando rabbia al pensiero che come all’andata così al ritorno, i granata hanno potuto sfruttare un beneficio del direttore di gara. 

Inizia la ripresa e la partita sembra rivitalizzarsi un po’ con il Napoli che cerca la disperata voglia di onorare il finale di campionato. Azzurri che provano più in modo confusionario che manovriero regalando letteralmente la partita al Torino. Lavezzi continua ad uscire dalla zona rossa cominciando a provare qualche conclusione dalla distanza senza esito, Hamsik sembra essersi ripreso di colpo, ma i singoli non durano molto e ci vuole una mischia davanti a Sereni per portare il Napoli al pari con Contini; poi succede l’imponderabile. Gli azzurri dal centrocampo in su sembrano essere più vivi, ma in difesa si fanno sfracelli assurdi come il piazzamento in occasione del nuovo vantaggio granata con Di Michele che parte tutto solo e in posizione regolare. Tutto da rifare e se prima non si presentava uno straccio di schema, figuriamoci adesso. Calaiò entra per Bogliacino, forse venerdì il bomber palermitano è risultato tra i migliori nel calcio tennis, ma il suo ingresso sembra inutile visto che dalle sue parti non arrivano palloni giocabili; esce anche Cupi per Garics spostando Domizzi in linea difensiva, mossa che porta a smentire le scelte dello stesso tecnico in pre-partita a conferma di una confusione totale, quasi identica a quella del direttore di gara De Marco che comincia a fischiare tutto, anche quello che non c’è e non esiste. Finale tutto arruffone del Napoli, con Capparella che timbra la seconda presenza in campionato dopo quella di Milano con il Milan, Torino chiuso su se stesso dove Corini allontana il pallone quanto più è possibile, Rosina e poi Recoba cercano qualche spunto personale mentre Di Michele prova a racimolare quanti più falli è possibile. Finisce così, sconfitta meritata per un Napoli che non sarà stato quello di Catania, ma neanche quello visto a Parma; solita squadra, confusa, arruffona, senza idee e senza gioco, a volte sembra quasi che manchi la voglia, forse perché qualcuno veramente non ne ha più; l’importante sarebbe concludere al meglio il torneo senza sperperare più punti alla men peggio contro Milan e Lazio. A proposito: la Lazio collassa in casa con il Palermo e tutto sembra dover passare più che mai dalla gara di Coppa Italia, forse adesso sembra davvero reale il passaggio del testimone all’ultimo turno.

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