RISPETTO!

Uno striscione (tra gli altri) con su scritto “Rispetto!”, esibito nei giorni della famosa bufera riguardante il rifiuto dei calciatori del Napoli ad andare in ritiro, ma anche per i pessimi risultati ottenuti dagli azzurri in campo. È un messaggio chiaro e inequivocabile.    La scritta “Rispetto” però non la si legge solo in uno striscione ma anche negli occhi dei tifosi. Già, rispetto per chi segue la squadra sempre e comunque, in qualunque modo e poi deve sorbirsi Napoli-Genoa 0-0. Inutile chieder scusa ai tifosi durante le interviste, e poi fare 1-1 in casa della SPAL, si fa 2-2 in casa con l’Atalanta, si perde 2-1 in casa della Roma, si pareggia 1-1 e 0-0 al San Paolo con Salisburgo e (appunto) Genoa. La sfortuna è la sfortuna. Gli arbitraggi sono gli arbitraggi. Ma le prestazioni sono figlie della mancanza di rispetto verso chi ama la maglia e pure verso il campionato, che si rischia di falsare se si gioca così. Ormai basta una squadra col modulo 5-3-2 per bloccare il Napoli. Tutti lo sanno.

Ma quante partite occorreranno ancora al mister prima capire che il modulo 4-4-2 non è compatibile coi giocatori che si ha? E quante partite ancora occorreranno ai calciatori per capire che il modulo è uno status di partenza che poi essi devono animare in campo? E quante partite ancora occorreranno prima che il mister si renda conto che Zielinski e Fabian come centrali di centrocampo sono controproducenti? E quante partite ancora ci vorranno prima di capire che Lozano attaccante è un pugno nello stomaco al calciatore e alla squadra? E quante partite occorreranno ancora prima di rivedere una certa grinta da parte dei giocatori, soprattutto quelli che giocano meno? E quante partite ancora occorreranno prima che la società capisca che un fuoriclasse sul mercato serva, non come un bel mobile da ammirare, ma per migliorare l’arredamento. E quante partite ancora occorreranno…?

Alla fine, poi, come altre volte accaduto, c’è chi dice che la colpa di quanto accade in seno al Napoli è dei tifosi. Quindi, i risultati di una squadra che in estate era stata ritenuta come talmente forte da poter ambire finalmente allo scudetto perfino dal suo allenatore (il famoso voto 10 al mercato estivo), per non dire dal presidente (“Quest’anno devo vincere”) e dai giocatori (“Quest’anno siamo completi e più maturi”) sono colpa dei tifosi che vanno in pochi allo stadio (una media finora di 25-30milla spettatori)? Anche questo abbiamo sentito. E c’è chi dice che la colpa è pure dei giornalisti. Quindi, è colpa di chi scrive che il Napoli ha 19 punti in 12 partite, -13 dalla capolista Juventus, -12 dall’Inter seconda, -5 dalla zona Champions, -3 dall’Europa League? La colpa è di chi scrive che il Napoli è al peggior risultato (o uno dei peggiori) degli ultimi 10 anni dopo 12 partite di campionato? La colpa è di chi scrive che bisogna rimanere uniti in quanto solo l’unità risolve tutto?

Atteggiamenti come quelli che hanno portato al rifiuto di andare in ritiro, sono impensabili. In tutto questo, De Laurentiis è rimasto in silenzio ed ha ordinato il silenzio. In attesa di decidere. Cosa? Non si sa. Sicuramente gli autori del gesto non avranno un lungo futuro in maglia azzurra. Dal canto suo, Ancelotti non sta gestendo la situazione come dovrebbe fare un leader. Un Antonio Conte, tano per intenderci, avrebbe fatto tremare le mura degli spogliatoi e dello stadio, davanti ad un caso del genere. Forse anche il tecnico di Reggiolo è al passo d’addio. Ormai lui s’è perso il gruppo. Non tutti rimangono ancora effusi dal suo spirito. E pensare che appena due mesi fa erano tutt’altri discorsi…

di Vincenzo Perrella

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Luigi Giordano

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