Riecco i fantasmi

Una sconfitta che brucia, che peserà in maniera enorme per la risalita in classifica che si stava costruendo e che dunque molto probabilmente spegne ogni velleità di avvicinare la zona Champions. Il Lecce stronca l’entusiasmo del Napoli che dopo le ultime tre vittorie di fila sembrava poter essere in grado di raddrizzare una stagione maledetta. E invece arriva il Lecce delle meraviglie che conquista una vittoria storica: tre punti meritati per Liverani che ha messo in campo una squadra migliore e più organizzata. Gattuso ha sottovalutato l’impegno e questo depone molto male nei confronti di un tecnico pur sempre emergente e che a Napoli ha ancora tutto da dimostrare: deve innanzitutto meritarsi la conferma. Oggi ha sbagliato formazione: si è fidato dei recuperi di Maksimovic e Koulibaly, che è stato tra i peggiori. In attacco ha puntato su Politano che dopo un buon avvio si è spento alla distanza. Pesano, sul punteggio soprattutto nel primo tempo, gli errori sotto porta di Milik e Zielinski feeling col colpo di testa da rivedere per i due polacchi che non centrano la porta da posizione molto favorevole. Poi combinano un pasticcio poco dopo: Zielinski recupera un pallone al limite dell’area e prova a servire Milik, ma appoggio mal calibrato e l’azione sfuma; l’ex Ajax si sarebbe trovato a tu per tu col portiere. Gol sbagliato, gol subito, è la dura legge del calcio: alla prima vera occasione, il Lecce passa. Con Lapadula, che fa un gol facile-facile. Ad inizio ripresa, Gattuso cerca di rimediare ai suoi errori e tenta subito il tutto per tutto: Mertens per Lobotka, non pervenuto, e cambio modulo, passaggio dal 4-3-3 al 4-2-3-1. Napoli a trazione anteriore: Milik e Mertens s’intendono a meraviglia ed è proprio il belga a regalare al compagno il cioccolatino del pareggio. Il Napoli riacciuffa la partita ma continua a scricchiolare a non essere solido e concentrato quando il Lecce riparte con la velocità e la tecnica di Falco ed il veleno di Lapadula. Ancora Lapadua, stavolta di testa, brucia la marcatura di Di Lorenzo e fredda di nuovo il San Paolo. Sul risultato di 1-2 ci sarebbe un rigore per il Napoli ma Giua punisce Milik per simulazione: è l’episodio che di fatto taglia definitivamente le gambe al Napoli. Che finisce col capitolare: il Lecce passeggia sul velluto e si regala anche il tris. Brutto passo falso degli azzurri che tornano nella seconda metà di classifica e non riescono a dare continuità ai buoni propositi, in termini di consapevolezza, delle scorse settimane. Fatta salva una buona prima mezz’ora, gioco e manovra avvolgente, il Napoli ha perso contatto con partita col passare dei minuti: è subentrata l’ansia da gol, che come spesso è accaduto quest’anno diventa un macigno insostenibile, che condiziona l’intero andamento della gara. Di pane duro questo Napoli, insieme al suo allenatore, ne deve ancora mangiare: ha la media di due incassati a partita, e pensare di andare in Champions League con un trend simile è pressoché utopistico. Intanto mercoledì si ritorna a fare sul serio in una competizione che sicuramente può restituire le giuste motivazioni: a Milano, contro l’Inter che potrebbe tornare capolista, il Napoli si giocherà una fetta di Coppa Italia.

A proposito dell'autore

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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