RETI BIANCHE DI DELUSIONE

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Napoli (3-5-2) De Sanctis; Santacroce (26° st Hoffer), Rinaudo (5° st Cannavaro), Contini; Zuniga, Gargano, Cigarini, Hamsik, Datolo (36° st Grava); Lavezzi, Quagliarella Panchina: Iezzo; Maggio, Bogliacino, Denis   All. Roberto Donadoni

Udinese (4-3-3) Handanovic; Zapata (19° st Lodi), Coda, Domizzi, Lukovic; Isla, D’Agostino, Inler; Pepe (26° st A. Sanchez), Floro Flores (32° st Corradi), Di Natale     Panchina: Belardi; Felipe, Zimling, Sammarco   All. Pasquale Marino

Arbitro: Massimiliano Saccani di Mantova; 

Recupero: 0’ pt; 5’ st

Ammoniti: Floro Flores, Handanovic (Udinese)

Certe gare sono circondate da milioni di occhi. Tanti sono i motivi, dai tanti napoletani in campo, ex di lusso o di passaggio, la pressione scatenata in settimana dopo quattro schiaffi che hanno come effetto tante chiacchiere.Napoli e Udinese accendono l’interesse, la curiosità, la voglia di riscatto di una piazza che troppo facilmente è costretta a esaltarsi per poi rimangiarsi il tutto. Sorprese, ancora una volta, in campo nella scelta dei titolari: Fuori Maggio e Cannavaro per Zuniga e Rinaudo; sorpresa soprattutto per il capitano che cede la fascia a Contini.L’Udinese non cambia molto nei protagonisti ma nella mentalità. Primo tempo tutto a favore del Napoli nel possesso palla con gli azzurri che aggrediscono alti supportati dalla verve di Gargano e Zuniga; poco brillanti Quagliarella, Hamsik e soprattutto Lavezzi, sempre alla ricerca della giocata che non arriva mai.

Napoli che cerca costantemente la giocata superba dimenticando come la semplicità delle cose, certe volte, può diventare più utile e produttiva; così tante occasioni si sprecano prima della conclusione finale e tante altre si sciupano per la scarsa cattiveria in zona gol. L’Udinese, dal canto suo, si difende praticamente in dieci uomini lasciando il solo Di Natale come responsabile di contropiede. Mentre ti aspetti l’occasione giusta per sbloccare una sfida troppo contratta, ecco che un fulmine a ciel sereno rischia di rendere molto amaro il sangue di San Gennaro: rimpalli continui in area azzurra con sfera che giunge a Di Natale, l’attaccante napoletano dell’Udinese appoggia in rete senza neanche esultare, ma l’assistente di linea, Maggiani, alza la bandierina salvando il Napoli commettendo un errore di valutazione. Una volta tanto a favore degli azzurri.

La ripresa propone subito un grattacapo statistico: in questo inizio di campionato, l’Udinese è sempre riuscita a rinsanire nella ripresa, lì dove il Napoli ha sempre trovato difficoltà. Tutto ricomincia sotto la falsa riga del primo tempo dove gli azzurri disputano la partita e l’Udinese si chiude a riccio in un bunker improvvisato; azzurri che cercano di sfondare con il fraseggio e il solito tocco in più che accelera le difficoltà nel finalizzare dai venticinque metri. Poi salgono in cattedra Luca Cigarini e soprattutto Ezequiel Lavezzi. Il primo inizia far girare palla con una certa velocità provando anche qualche lancio in pieno “Pirlo Style”, il secondo comincia a dar sfogo a continue serpentine che stendono, a ripetizione, Zapata e Isla. Al 17’ è proprio il pocho scatenato ad acciuffare un pallone destinato al fondo piazzandolo al mezzo, Zuniga, in una selva di maglie gialle dell’Udinese, serve Quagliarella in scivolata che salta Handanovic e scaglia alto il destro a porta vuota. Tutto a fondo azzurro e Donadoni sembra crederci quando inserisce Hoffer per un sontuoso Santacroce, buono il ritorno in campo dell’ex bresciano. Nuovo volto con un 3-4-3 dalle ali austro – argentine; dopo tutto, però, deve sempre succedere qualcosa alla “napolimania”, Datolo si perde ancora nel black – out psicologico e regala palla al neo entrato Sanchez, assist per Di natale che calcia e De Sanctis chiamato a salvare il tutto. Nuovamente Napoli, anzi, nuovamente Lavezzi: l’argentino sfonda sistematicamente dal settore di sinistra e cerca il colpo vincente, Handanovic respinge sui piedi di Hamsik che manda alto. Anche la sfortuna fa la sua parte, ma la solita eccessiva richiesta nella giocata si spegne puntualmente sul muro friulano. Esce Floro Flores sotto una marea di fischi, così come ne esce il Napoli al triplice fischio finale; pari interno che lascia tutti scontenti. Ennesima dimostrazione che, la superbia delle parole, non basta a render bello il brutto anatroccolo

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