Repice a PN:”Gattuso tra i più preparati in assoluto, uomo e tecnico straordinario. Napoli, non perdere Allan!”

Francesco Repice, storico radiocronista di Radio Rai, ha rilasciato un’intervista in esclusiva ai microfoni di Pianetanapoli.it analizzando la ripresa della stagione calcistica e il futuro del Napoli.

1) La settimana prossima si tornerà in campo per la Coppa Italia. Fare delle previsioni in questo periodo è complicato come un terno al lotto: a tuo avviso in quali condizioni le squadre si presenteranno ai nastri di (ri)partenza?

“Questo è il punto, purtroppo non lo sappiamo per davvero perché non c’è stato nemmeno un precampionato. Quando si riprende dopo le vacanze estive si svolgono le partite in giro per il mondo e ci sono le amichevoli contro i boscaioli dell’Austria o dell’Alto Adige e di conseguenza uno un pochino si regola e capisce più o meno quali sono le condizioni generali della squadra. Così non sappiamo veramente nulla, a meno che non ti trovi a stretto contatto con gli allenatori e non ti fai dire in realtà in che condizioni si trovi la squadra. È chiaro che chi ha questo “problema”, un bellissimo problema, della semifinale ed eventualmente finale di Coppa Italia deve fare una preparazione diversa rispetto alle altre che per esempio come Roma, Atalanta o Lazio, riprenderanno il 23. Io sinceramente non saprei assolutamente dire come si ripresenteranno le squadre e in che maniera e che situazione. Si tratta di una stagione interrotta che poi riprende dopo tantissimi giorni. Si sono fermati proprio quando bisognava ripartire per il rush finale, bloccando tutto di colpo e adesso ripartiranno all’improvviso, per cui non si può sapere granché. Il fatto di essere rimasti nella stessa zona o di essersi spostati nei vari Paesi di appartenenza durante la quarantena può rappresentare un discrimine o una differenza, però nelle proprie abitazioni non ci si allena come se dovessi preparare una partita. L’allenamento nel calcio te lo dà la partita, l’aggressività, l’intensità e la pressione e individualmente non si possono fare queste cose.

2) Due anni fa eri in radiocronaca per Juventus-Napoli 0-1: si pensava che quello fosse il vero punto di svolta per gli azzurri, ma dalla stagione successiva qualcosa è andata per il verso sbagliato. Con l’avvento di Gattuso i partenopei sono tornati su alti livelli: è l’allenatore giusto per riportare il Napoli in posizioni di rilievo in Italia e in Europa?

“Rino Gattuso diventerà un top manager da qui a pochi anni. È uno dei migliori allenatori giovani che ci sono in circolazione per il mondo. È uno dei più preparati tecnicamente, tatticamente e come gestione del gruppo. Purtroppo si commette spesso l’errore di considerare Gattuso semplicemente un grande uomo spogliatoio ma non è così. Lavora in campo tatticamente come ho visto lavorare pochi negli ultimi anni, soprattutto un lavoro con le catene molto particolare. Arriverà tra i top tra tre/quattro anni e credo che Napoli sia la piazza giusta per far emergere tutte le sue qualità e lui sia l’allenatore giusto per far emergere tutte le qualità della squadra che ci sono indubbiamente. Con Gattuso alla guida dei partenopei, se non ci saranno ulteriori intoppi e particolari frizioni come quelli che hanno caratterizzato in certi momenti la vicenda Ancelotti, credo che il Napoli potrà arrivare sicuramente all’obiettivo che merita in questa stagione che è la qualificazione all’Europa League.”

3) Un anno di “purgatorio” in Europa League potrebbe far bene al gruppo?

“Io penso che faccia sempre meglio giocare la Champions piuttosto che l’Europa League, anche perché quest’ultima è molto più faticosa, dispendiosa e anche più difficile da un punto di vista logistico da organizzare rispetto agli eventi che ci sono in campionato e Coppa Italia e anche per le Nazionali. Il Napoli però deve rendersi conto che determinati passi falsi si pagano molto cari e la dimostrazione è quello che è accaduto l’anno scorso e che probabilmente accadrà quest’anno.”

4) È stato commesso qualche errore da parte della società, che non ha sostituito alcuni giocatori a fine ciclo?

“Io penso che il direttore sportivo Giuntoli conosca benissimo la situazione e sappia benissimo come si deve muovere. Noi dall’esterno non conosciamo nulla di ciò che avviene all’interno dello spogliatoio. Se la vogliamo dire tutta, la campagna acquisti per un direttore sportivo forse è l’impegno meno probante e importante. Quello che conta davvero è la gestione del gruppo, quando un gruppo è formato, e costruire il gruppo e soprattutto essere da tramite tra squadra e allenatore o tra spogliatoio e allenatore e quindi tra squadra e presidente. Ci sono tante altre funzioni, come il rapporto con i calciatori, il rapporto anche personale per i problemi dei calciatori. Giocatori che finiscono i cicli lo sentivo dire dal Milan di Sacchi, quando poi arriva Capello e ne vince cinque di fila di scudetti in quella stessa squadra, con giocatori che avrebbero dovuto chiudere il ciclo. Sono convinto che le rivoluzioni non facciano mai bene: chi cambia spesso, vedi anche il Napoli che ha cambiato parecchio quest’anno, è destinato a perdere dei treni. Guardate invece l’Atalanta e la Lazio che non hanno cambiato e hanno mostrato il miglior calcio della stagione e meritano di stare dove stanno e di competere per gli obiettivi per cui stanno lottando. La Juventus fa eccezione perché ha giocatori talmente forti che per inerzia si trova lì davanti.”

5) Ad inizio stagione il Napoli di Ancelotti ha provato a schierarsi con un nuovo assetto tattico, per poi tornare al 4-4-2 dopo poche giornate. Ci sono stati un po’ troppi esperimenti con la formazione e lo schieramento da mandare sul terreno di gioco?

“Io ne ho studiati tantissimi di questi numeretti e in tutti i modi. Ti posso garantire che al calcio si gioca con un portiere, quattro difensori, quattro centrocampisti e due punte. Il resto son tutte balle. Puoi mettere una difesa a tre o staccare un difensore centrale ma nella fase di non possesso palla, dal lato forte o dal lato debole del pallone, devi o alzare un difensore o abbassare un centrocampista e fare la cosa susseguente nel reparto offensivo, cioè o abbassare un centrocampista o alzare un centrocampista o abbassare un attaccante. Le squadre degne di nota, le squadre vere hanno soltanto un concetto al quale obbedire, che non è un numerino o una formuletta magica ma si tratta dell’equilibrio in campo e lo raggiungi con due linee: una di difesa e una di centrocampo molto vicine e attaccate e con le punte che danno a turno una mano per creare la superiorità numerica nella fase di riconquista del pallone. Il resto sono tutte chiacchiere.”

6) Demme e Lobotka sembrano aver dato maggiore equilibrio alla squadra. A tuo avviso c’è bisogno di uno come Allan accanto a uno dei due oppure condividi la scelta effettuata ultimamente da Gattuso di schierare due mezzali di maggiore tecnica e qualità come Zielinski e Fabiàn Ruiz?

“Io dico che in genere c’è bisogno di Allan nella maniera più assoluta. Un giocatore così difficilmente lo trovi e quindi è stata una grande intuizione del presidente quella di andarlo a prendere a Udine. Di Allan difficilmente si può fare a meno, poi ci sono delle fasi della stagione dove lui per un problema o per un altro viene tenuto fuori dall’allenatore, che magari riesce ad ovviare con un altro sistema. Tuttavia vi ripeto: non rinuncerei mai ad Allan. Io rinnoverei il contratto ad Allan di corsa!

7) È imminente invece il rinnovo contrattuale di Dries Mertens. Quanto è importante questa notizia per tutto l’ambiente in vista del futuro immediato ma anche della prossima stagione?

“Bisogna fare i conti innanzitutto con la carta d’identità del ragazzo, che non è più quella di qualche anno fa. Bisogna però fare i conti con un giocatore che si è inserito perfettamente nella realtà non solo Napoli club ma anche Napoli città e bisogna fare i conti con il peso che ha questo ragazzo nello spogliatoio. Se rinnova vuol dire che Gattuso ha voluto che rinnovasse. Io in questo momento sono in Calabria nella mia terra, sono calabrese come Rino Gattuso. Rino mi ha fatto vivere una delle esperienze più esaltanti della mia carriera, ovvero il Mondiale del 2006. Da me non sentirete mai una parola che non sia di grande stima, apprezzamento e ammirazione per Rino Gattuso, come uomo prima e come allenatore poi. Merita tantissimo e io spero che veramente la vita gli possa regalare altrettante gioie di quelle che ha avuto da calciatore, come uomo e come allenatore di calcio.”

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Giuseppe Lombardi

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