"SAN PAOLO, IL CAMPO E’ AL COLLASSO"

Nell’immaginario collettivo il verde è il colore della speranza. Una speranza che purtroppo sembra diminuire costantemente visto che sui prati degli stadi di verde se ne vede sempre meno. Quello dell’erba, ossia delle condizioni dei campi di gioco, è uno dei tanti mali del nostro calcio. Diciamo "del nostro" perché basta andare in giro per l’Europa per vedere dei manti erbosi che sembrano delle vere e proprie distese di moquette a confronto di quelli in Italia che, in modo non improprio, vengono spesso definiti campi di patate.

A riguardo, c’era più stupore che rabbia nelle parole del patron del Napoli De Laurentiis che in conferenza stampa si chiedeva come fosse possibile che sotto l’erba del San Paolo, per favorirne la conservazione, ci fosse sabbia non marina ma fluviale. Abbiamo preso spunto proprio da questa affermazione per rivolgere qualche domanda a Franco Marrone, titolare dell’omonima ditta che da molti anni ha in custodia l’erba del San Paolo.Signor Marrone, lei sa della dichiarazione del presidente…"Si, lo so e le dico subito che il presidente ha ragione. È una situazione per certi effetti paradossale. Non so se poi è così anche altrove, ma qui c’è davvero sabbia fluviale. Lei mi chiede chi ce l’ha messa? Non lo so proprio. So solo che c’è qui da molti anni, 10-12 credo. Ciò che ha detto il presidente per quanto strano possa sembrare non rappresenta certo una novità". In tutti questi anni non si è mai pensato ad una rizollatura del terreno?"Il terreno non è mai stato rizollato, almeno non per intero. Ogni anno però c’è la rizollatura del terreno nelle vicinanze delle porte, ma non è che serva poi a molto nel senso che l’erba nuova puntualmente si rovina ed occorre, appunto l’anno successivo, ripetere l’operazione".Lei non crede che questo stato di cose sia, almeno in parte, dipeso dalla copertura dello stadio fatta per i Mondiali?"Guardi, tagliamo la testa al toro: questo campo è al collasso. È impossibile ora dire la causa è questa o quella, d’altra parte anche l’erba di stadi meno coperti del San Paolo è nelle medesime condizioni quindi il problema non è questo. Si è sempre detto, prendendo come esempio San Siro, che la causa fosse una scarsa aerazione proprio a causa delle coperture, ma io le dico che proprio ora che sto parlando con lei sto sull’erba del San Paolo e con tutta la copertura che c’è tira un vento fortissimo". Il presidente si è anche lamentato per quelle manifestazioni, quei concerti che tendendosi con frequenza annuale al San Paolo hanno rovinato l’erba. Secondo lei De Laurentiis ha ragione anche qui?"Eccome se ha ragione! Lei sa cosa significa migliaia e migliaia di persone che calpestano un prato? Stiamo parlando di erba, quindi di una pianta, è logico che si rovini. Le farò un esempio banale: se una persona può trasportare sulle spalle dieci chili e noi le mettiamo addosso un quintale di roba, questa persona non crolla a terra? Così qui sta crollando il terreno di gioco e non è che gli effetti si vedono subito, cioè il giorno dopo. Sono problemi che si presentano dopo quaranta, cinquanta giorni. Se a ciò aggiungiamo la sabbia che dicevamo prima e la qualità dell’erba che non è delle migliori possiamo capire perché succede tutto questo".

Povero prato del San Paolo. Si diceva che dove camminasse Attila, re degli Unni, non cresceva più un filo d’erba. Attila era anche il soprannome di Mark Hateleycentravanti inglese del Milan nei primi anni ’80.

È possibile che siano bastate due, tre partite di Hateley-Attila sul terreno di Fuorigrotta vent’anni fa perché l’erba da allora stenti a crescere?

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