QUELLO BLAUGRANA E’ UN ALTRO MUNDO

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Quando si vede giocare il Barcellona, si capisce subito perché per ogni partita accorrano quasi sempre in 90.000 al Camp Nou. Ha fatto quel che ha potuto il Napoli nel regno blaugrana, e forse con una condizione fisica migliore la squadra di Mazzarri avrebbe potuto evitare la figuraccia in termini di risultato, ma contro la corazzata di Guardiola probabilmente non sarebbe bastato neanche il sangue liquefatto di San Gennaro.

Perché non è un mistero per nessuno: il Barca è da un po’ di tempo a questa parte la squadra più forte del pianeta, e forse tra i catalani e il Napoli ci sono anche più dei cinque gol del trofeo Gamper, chissà. Ci si può consolare pensando che questa differenza di spessore non riguarda il Barcellona e gli azzurri in particolare, ma più probabilmente in questo momento il Barcellona e il resto del mondo. Merito di un progetto che va avanti da più di dieci anni, nell’arco dei quali il Barca ha compreso che i campioni è molto meglio fabbricarseli direttamente in casa. Cantera, per l’appunto.0

 I cinque gol al passivo del Napoli hanno però evidenziato anche qualcosa di positivo, e cioè che ancora una volta il presidente De Laurentiis ci ha visto giusto. La sua idea di esportare il modello Barcellona in Italia potrebbe essere una scelta vincente, a patto però di avere la giusta dose di pazienza perché una squadra, ma soprattutto una struttura come quella catalana, non si costruiscono con lo schioccare di due dita. Il Barcellona è un esempio di calcio e di organizzazione – aveva dichiarato il patron azzurro a qualche ora dal calcio d’inizio della sfida del Camp Nou – ed io ho intenzione di studiare i loro meccanismi soprattutto riguardo al settore giovanile. Il nostro modello è quello della Cantera e faremo di tutto nei prossimi anni per poter seguire le orme della società blaugrana e creare la nostra Scugnizzeria. Darò una svolta dove nessuno in Italia vuole investire, ci vorranno degli anni ma è nostra intenzione costruire un grande vivaio”.

Tra il dire e i fare c’è di mezzo il mare, ma dopo quanto fatto in questi primi sette anni di Napoli il presidente azzurro merita quantomeno di esser creduto sulla parola…

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