Quando i tre ingranaggi si bloccano

Il Napoli degli ultimi anni si è sempre contraddistinto per la sua grande capacità in fase realizzativa. Basti pensare, statistiche alla mano, alla scorsa stagione 2016-17, conclusa con 94 gol in Serie A, 115 complessivi e il titolo di miglior attacco del campionato.
Numeri importanti, provenienti perlopiù dai piedi del tridente Mertens-Insigne-Callejon, i fedelissimi di mister Sarri, che realizzarono in quell’annata ben 71 dei sopracitati 115 gol, circa il 60%, mettendo a ferro e fuoco tutte le difese d’Italia, fatta salva quella dell’Atalanta, unica porta rimasta inviolata.

Ai blocchi di partenza di quest’anno, lo stesso trio offensivo aveva ritrovato il compagno Arkadiusz Milik. Ci si preparava dunque a ripetere la straordinaria prestazione con un’arma in più, invece il polacco realizza un gol in apertura e si infortuna gravemente, lasciando ai soliti tre – e a nessun altro – le redini dell’attacco partenopeo.
Nella stagione in cui più di tutte il Napoli aveva avuto la possibilità di conquistare lo Scudetto, la macchina da gol di Maurizio Sarri si è inceppata nei propri ingranaggi. Si sono iniziati a vedere i digiuni: Mertens rimane a secco prima per 9 gare (12a-20a), poi per altre 8, in una fase decisiva della stagione, dalla 28a alla 35a. Il belga è passato dalle 34 reti dello scorso anno ad “appena” 22.
Lo stesso discorso può essere rivolto ai suoi compagni di reparto, con un Callejon passato dai 17 agli 11 centri in stagione, e un Lorenzo Insigne, calato di 8 gol e meno propositivo in zona assist rispetto al passato. Tirando le somme, solo 45 reti su 93 totali, meno del 50%, sono arrivate dal tridente.

Non si può affermare con sicurezza che il Titolo su cui si è puntata l’intera stagione si sia perso per colpa della qualità e quantità offensiva del Napoli: se da un lato si è avuto un tris di prestazioni sottotono, è vero anche che le realizzazioni di centrocampisti e difensori sono state consistenti e talvolta decisive – leggasi Koulibaly a Torino, o Diawara con il Chievo.
Quel che è certo è che da 115 a 93 passano ben 22 reti, perse nella stanchezza dei calciatori o bloccate da difese avversarie che hanno imparato ad ingabbiare il possesso palla e le azioni avvolgenti degli azzurri, rendendole sterili e fini a sè stesse, come si è visto sempre, in qualsiasi partita successiva a Roma-Napoli.

A proposito dell'autore

Andrea Mallardo

Studente di scienze politiche, iscritto alla associazione italiana arbitri. Segue il Napoli con passione e oggettività. Ha come diversivi il viaggio e lo scrivere. È alla sua prima esperienza come giornalista sportivo

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