PREZIOSI, "GAME OVER"

Partì da Saronno, passò per Como e finì a Genova, sponda rossoblu. Due fallimenti ed una retrocessione per illecito nel carniere, tre città che hanno perso il calcio per la zelante opera del "re dei giocattoli". Questa è stata la storia di Enrico Preziosi. Una storia che le chiacchiere hanno arricchito di strani intrecci. Ha trattato il Torino prima e il Napoli poi, ha disintegrato il Como ed affossato il Genoa. Prende una società, vi investe un pacco di soldi e poi la lascia al suo destino. L’ultima perla è la più indigesta per chi conosce un minimo di storia. Il club di calcio più antico d’Italia ridotto alla mercé delle conseguenze di un risultato "normalizzato" con un pacco di milioni. 250.000 motivi per radiare Enrico Preziosi e Franco Dal Cin. L’almanacco del calcio italiano riporta il nome di quest’ultimo nei quadri societari di Reggiana prima e Venezia poi. La curatela fallimentare dei tribunali emiliani e veneti, pure. Presidenti (im)prenditori del calcio, come amano definirsi. Provano la scalata alla stanza dei bottoni, dopo aver giocato sugli scandali dell’italico pallone. Non fu proprio Mr Toys ad inventarsi "Il grande gioco del ca…o?" e a metterlo nelle scatole da gioco con il marchio della sua azienda? A quei tempi, Preziosi era presidente del Como, portato in due anni dalla C alla A. Quell’anno collezionò più deferimenti che punti, ma tutto ciò non gli bastò per tacere. Finì in B e poi in C, nel frattempo lasciò il Como a terzi che non riuscirono a salvarlo dal crack. Dopo il fallimento, Enrico Preziosi si presentò in Tribunale e si riprese il Como, chiese scusa e promise di portarlo in serie B. Sette giorni dopo, la FIGC toglieva al Como anche quella C2 in cui il club lariano era precipitato. Nel frattempo, Enrico Preziosi presiedeva il Genoa. Come il Como, l’ha comprato in C, l’ha portato in A e l’ha rispedito in C. Tutto di suo pugno: gli effimeri successi quanto le vergognose e le ignominiose sconfitte. L’ultima, quella davanti alla giustizia sportiva che l’ha accusato di aver "normalizzato il risultato della gara Genoa-Venezia". E’ forse vero che il calcio aspettava di vedere Preziosi imputato per "fargli la festa", ma il materiale sul quale hanno lavorato Disciplinare e Caf è stato tale da non lasciare dubbi, tanto che la stessa difesa del Genoa puntava sul rinvio del processo per procrastinare una sicura sconfitta. Un po’ come quando Adriano Galliani sperò nella nebbia marsigliese per evitare un naufragio milanista. Preziosi stesso ha confessato di "aver agito per tutela del Genoa", ma giura di non aver comprato partite. Premi a vincere di altre squadre, ma Preziosi non ne ha fatto menzione. Si è invece preoccupato di quel che sarebbe successo a sentenza annunciata, ma i giudici non si sono mostrati ostaggi dei teppisti. Preziosi ha anche pensato allo scorsoio, ma ciò sarebbe troppo. L’importante è liberare il calcio dalla sua presenza e da quella di altri. Luciano Gaucci si è già tolto di mezzo con le sue mani: ci hanno pensato i figli a mettere fuorigioco un Perugia che, diversamente, oggi sarebbe in A per disgrazie altrui. Sognava Napoli senza titoli né denari, ora se vuole può ricominciare tutto daccapo, se ancora qualcuno gli presterà ascolto e fiducia. Difficile. E dal calcio uscirà fuori anche Francesco Cimminelli, che si macchierà della scomparsa di un’altra gloria italiana, quel Torino che pochi decenni fa ammaliò l’Europa. L’asse lumbard ci ha già regalato un gustoso precedente, inerente alla scomparsa del Lecco. Sugli intrecci fra Cimminelli e Pietro Belardelli l’indagine non è ancora chiusa, ma quando il club biancoblu fu cancellato dalla C1, il passaggio di consegne non fu così chiaro. A perdere furono ancora una volta i tifosi, vittime delle manovre di quello che si professava il "cugino di Alberto Sordi" e che finì per saggiare le stanze del carcere di Regina Coeli. Tempestiva fu invece la mossa della Guardia di Finanza che bloccò il tentativo di comprare la Sampdoria da parte di Antonino Pane, armatore sorrentino che ha cancellato il calcio da tre città (Torre Annunziata, Castellammare di Stabia e Isernia), quanto basterebbe per non farlo più operare con un pallone in mano."Arrestate Preziosi, arrestate Preziosi!". Il coro degli ultras del Como in una recente manifestazione è la rabbia di una tifoseria che sente di esprimere il sentimento di tanti sportivi, involontari paganti dell’operato di bizzarri speculatori che giocano con la loro fede. E nessuno fa nulla per impedirlo. Ora che il Genoa è "andato" ed anche il Toro è vicino al "viaggio", ci si chiede quale sarà la prossima vittima eccellente. Che tristezza.

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