Porte chiuse: in campo senza il cuore

Sembra tutto vero, esclusi ripensamenti dell’ultima ora, a porte chiuse ma il calcio riapre!

Come sarà il calcio post Covid?Sicuramente almeno per qualche mese,senza la sua parte migliore,la sua parte emozionale ovvero gli spettatori.

Spaventa, il calcio senza tifosi,nulla fa più rumore del silenzio .

Uno stadio vuoto condiziona tutto, specialmente il gioco: mettiamoci anche il Covid che limiterà a sua volta i giocatori nei contatti, senza possibilità di abbracciarsi dopo un goal, o di fermare un avversario in maniera duramente corretta. Prepariamoci ad assistere sotto ogni punto di vista al teatro dell’assurdo .

La mancanza degli spettatori in questa fase di crisi economica ,andrà ad azzerare una delle fonti di guadagno delle squadre di calcio: un calcio senza tifosi è come un contenitore vuoto, una torta senza decorazioni. Tutto questo crea sicuramente un minor appeal per i network ,leggasi Sky e Dazn che vogliono rinegoziare al ribasso i diritti.

Senza spettatori ne risentirà anche il lavoro di altri: gli steward ,i venditori di cibo e bevande, il merchandising. Altro degrado da aggiungersi quindi su uno spettacolo da portare avanti a solo vantaggio di chi i soldi non vuol perderli.

Sarebbe da preparare fin da adesso il ritorno degli spettatori,creando ad esempio stadi per famiglie con biglietti calmierati; il tifoso è stanco della sua poltrona in prima fila fornita dai network,vuole ritornare a esultare,abbracciare ,discutere e piangere di gioia con il suo vicino.

Il calcio come impresa riaprirà pure, ma senza i tifosi il calcio come sport è da considerarsi bello e che morto.

Il calcio è uno sport di contatto, fisico e umano, lo sanno tutti e l’ha magistralmente evidenziato un maestro della poesia italiana come Umberto Saba, dal cui Canzoniere è tratta “Goal” che rappresenta al massimo la viscerale passione della folla quando il pallone supera il portiere e finisce in rete:

“La folla – unita ebbrezza- par trabocchi

nel campo: intorno al vincitore stanno,

al suo collo si gettano i fratelli.

Pochi momenti come questi belli,

a quanti l’odio consuma e l’amore,

è dato, sotto il cielo, di vedere”.

È straniante pensare che i soldi possano distruggere la poesia.

Eppure è successo e sembra, esclusi ripensamenti dell’ultim’ora, che anche il calcio sarà vittima degli interessi economici: assurdo, triste e contrario alle leggi che governano il cuore.

Senza i tifosi, non prendiamoci in giro, quello a cui assisteremo non si potrà mai chiamare “calcio”.

A proposito dell'autore

Gabriella Rossi

Laurea Triennale in Lettere Moderne conseguita presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, laureanda magistrale Filologia Moderna presso l’Università degli studi di Napoli Federico II. Mi diverte molto la fotografia, scrivere, andare ai concerti , viaggiare e ovviamente tifare Napoli.

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