PIANO RILANCIO: SI PARTE DALLA SOCIETA’

Strutturarsi all'esterno per vincere all'interno del rettangolo verde. Un bel post it colorato da appicciare sulla porta dell'ufficio di Castel Volturno per non rimandare più un'incombenza divenuta oramai necessità. La base solida su cui poggiare i pilastri della rifondazione tecnica della squadra e dare così il via alla tanto auspicata operazione rinascita. La cosiddetta "Fase 2", per dirla in presidentesco. Allargare la stanza dei bottoni, dotandola di figure nuove e specialzzate, strutturando la società per aree di competenza, costituisce la regola numero uno per creare una squadra vincente. Ancor prima dell'attaccante da doppia cifra o del metronomo di centrocampo, il Napoli deve infatti acquistare una precisa identità là dove le decisioni prese assumono un ruolo fondamentale per le sorti dell'intero club.

 

Non bastano i soli De Laurentiis – con compiti prettamente gestionali – e Marino – vero factotum – coadiuvati da qualche uomo di fiducia, a gestire un'azienda complessa qual'è una società di calcio. Basta sbirciare le principali squadre del campionato per rendersi conto di cosa stiamo parlando. Per capire che la forma di governo duale (presidente e direttore sportivo) poteva andare bene per il calcio "pane e salame" degli anni ottanta, in cui serviva una persona che tenesse i conti ed un'altra che si occupasse della parte sportiva. La realtà attuale è completamente ribaltata e molto più stratificata di un tempo. La gestione finanziaria è andata via via assumendo dimensioni sempre maggiori con la conseguente necessità di affidarsi a manager provenienti anche da altri settori. Poco importa l'acronimo, che sia Dg (direttore generale) oppure Ad (amministratore delegato), ciò che conta è che tale figura possiede il controllo sull'area amministrativa del club e  funge da collante con il Presidente che, a parte qualche rara eccezione, non riveste più il ruolo di padre- padrone tanto in voga fino a qualche anno fa. Su questo punto ha sicuramene inciso il passaggio dai grandi magnati, che ci rimettevano di tasca propria, all'autofinanziamento dei club.

 

Nel Milan tale compito è assolto da Adriano Galliani, uomo di fiducia di Berlusconi prima nel settore televisivo e successivamente nel calcio. La Juventus, dopo lo scandalo di calciopoli, ha deciso di affidarsi a Jean Claude Blanc, manager proveniente da una società che organizzava eventi sportivi, mentre all'Inter è Ernestro Paolillo il referente di Moratti per l'area finanziaria. Tre figure di spessore alle cui spalle lavora però una macchina organizzativa di dimensioni impressionanti. Le medesime società prese ad esempio – ma la stesso ragionamento potrebbe farsi anche con club di media fascia – sono dotate poi di un'area sportiva che non ragiona a compartimento stagno ma lavora in stretta sinergia con l'area amministrativa grazie alla collaborazione del direttore sportivo con quello generale. L'anello mancante nel Napoli dato che Marino, formalmente Dg, ricopre nella sostanza anche il ruolo di Ds, assolvendo da solo a compiti che nelle altre società sono distribuiti su due figure. Il nocciolo della questione non è l'eccessivo accentramento di potere ma la preoccupazione di come tutti quei compiti possono essere portati a termine. Con quale grado di qualità. Senza contare poi il fatto che la possibilità di confronto con un dirigente posto allo stesso "livello gerarchico" rappresenta un aiuto ulteriore rispetto a scelte potenzialmente sbagliate. Come dire che due teste ragionano meglio di una. Il Milan ha Braida, la Juventus Secco e l'Inter Branca posti a capo dell'area tecnica dei rispettivi club. Si occupano unicamente delle problematiche che ruotano attorno alla squadra: dalla gestione dei rapporti tra i calciatori e la società fino alla pianificazione di strategie ed obiettivi, previa autorizzazione del presidente, tramite lo strumento del calciomercato. Tutto sta a capire quale posizione prevede De Laurentiis per il futuro di Marino, chi vorrà affiancargli: un manager della Filmauro come direttore generale oppure un direttore sportivo su cui dirottare un po' di compiti gestionali, permettendogli così un lavoro di più ampio respiro? Attendiamo la decisione presidenziale in merito.

 

Non va infine trascurata la possibilità di avvalersi di un team manager dotato di carisma ed esperienza che possa leggere gli umori dello spogliatoio, prevenire possibili bufere oppure sedarle grazie alla propria autorità. Una persona che incarni la società nelle sacre ed inviolabili mura dello spogliatoio ma che sappia pure far valere le richieste dei giocatori in seno alla dirigenza. Il ruolo sembra disegnato per poter calzare a pennello le spalle robuste e forti di un ex calciatore come Bruscolotti, profondo conoscitore delle realtà napoletana e del calcio a Napoli. E se non lui, qualcuno che richiami quelle caratteristiche. In questa distastrosa annata avrebbe sicuramente evitato molti dei grattacapi che hanno contribuito a sconquassare lo spogliaotoio e a cancellare tutti i sogni di gloria che accarezzavano la pineta di Castel Volturno soltanto qualche mese fa. 

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