PER VINCERE BASTA PANDEV: IL NAPOLI ESPUGNA MARASSI

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GENOA (5-3-2): Perin; Vrsaljko, De Maio, Portanova, Gamberini (36’ Stojan), Antonini (46’ Santana); Biondini, Matuzalem (59’Feftatzidis), Kucka; Gilardino, Calaiò (Bizzarri, Donnarumma, Sampirisi, Lodi, Cofie, Konatè, Santana, Centurion). All. Liverani.

NAPOLI (4-2-3-1): Reina; Mesto, Britos, Albiol (46’ Cannavaro), Zuniga; Inler, Behrami; Insigne, Pandev (80’ Dzemaili), Callejòn; Duvan Zapata (58’ Higuain) (Rafael, Colombo, Cannavaro, Fernandez, Armero, Radosevic, Mertens, Hamsik). All. Benitez.

 

Arbitro: Damato (Barletta)

 

Guardalinee: Nicoletti (Macerata) – Longo (Paola)

 

IV uomo: Bianchi (Lucca)

 

Arbitri addizionali: Rizzoli (Bologna) – Valeri (Roma 2)

 

Marcatori: 14’ e 25’ Pandev.

 

Ammoniti: Matuzalem (G), Kucka (G), Higuain (N)

 

Recupero: 1’pt, 3’ st.

Si doveva vincere a Genova. Si doveva cancellare lo stop col Sassuolo e, al tempo stesso, dare al di là della Manica un messaggio all’Arsenal. L’obiettivo è stato raggiunto, per grazia di Dio. Ma che fatica arrivarci! Troppo il campo concesso al generoso Genoa, specie nei minuti finali in cui spesso è mancato il quid qualitativo per risalire dalla difesa sudando (e soffrendo) meno del previsto. Va bene che i migliori (Hamsik, non entrato a gara in corso, in primis) andavano preservati per il Fly Emirates, eppure il Grifone se l’è giocata fino all’ultimo, al punto da arrivare a dettare legge nelle ultime fasi, quelle in cui Gilardino e soci hanno tirato in porta come mai fatto in un’ora e passa di gioco. Ciò che non è mancato, per fortuna, è la generosità, ma soprattutto la concentrazione e l’umiltà. Resistere, chiudere bene e, possibilmente, pungere. Tutto nella ripresa, visto che nel primo tempo le cose sono andate sostanzialmente meglio per gli azzurri. Soprattutto per quanto concerne la concretezza. Quella di Pandev, nella fattispecie. E’ bastata la sua doppietta a chiudere la pratica e regalare una vittoria preziosissima per passare 12 ore in testa alla classifica.Chissà, memore di aver forse messo troppe seconde linee mercoledì sera, il mister iberico decide di ‘contenersi’ nella scelta degli uomini, ma non manca la sorpresona: al posto di Higuain non c’è Pandev, schierato come trequartista, bensì l’ex Estudiantes, al suo debutto in A; in linea mediana torna Behrami, così come Albiol e Britos in difesa e Zuniga sulla corsia sinistra. Sul fronte genoano, Liverani azzarda il giovane Vrsaljko come esterno destro, conferma De Maio in difesa e rigetta nella mischia Kucka a centrocampo. Inaspettatamente, non c’è Lodi, almeno dall’inizio. Nei primissimi minuti gli azzurri cercano di attaccare gli spazi tra le linee, oltreché sulle corsie laterali. Il Grifone dapprima agisce di rimessa, pressando e attendendo l’occasione buona per poter affondare il colpo; poi, progressivamente, i padroni di casa prendono la confidenza col gioco, proponendosi specialmente sulla destra col giovane croato Vrsaljko, lasciato spesso troppo solo. Al 13’ però, quasi improvvisamente, arriva il vantaggio del Napoli: Calaiò regala palla a Insigne, che scende accentrandosi; s’oppone Kucka, ma il connazionale di Hamsik serve involontariamente Pandev, il quale elude la flebile guardia di De Maio e con un piattone destro batte l’immobile Perin alla sua sinistra, a fil di palo. La rete sblocca i partenopei, se non altro dal punto di vista mentale. I ragazzi di Don Rafé sembrano muoversi con più scioltezza e disinvoltura, tanto da provarci da lontano, con Inler, al 17’: belle l’intenzione e la potenza, un po’ meno la precisione. Il Genoa non si scompone: al 21’ Vrsaljko imbrocca il cross buono da destra, Antonini spizza, ma è un passaggio a Reina. Il tempo di assistere a un brivido provocato da Britos (che perde palla, costringendo Reina a uscire di testa alla Jongbloed su lancio di Biondini per Calaiò) e arriva la seconda rete azzurra, di nuovo sull’asse Insigne-Pandev: il frattese imperversa nelle retrovie genoane e costruisce un dai-e-vai tutto di prima con Goran, che penetra in area, favorito dal blocco di Zapata su Portanova, e con un destro preciso e chirurgico concede il bis fulminando Perin. La reazione del Genoa al doppio colpo? Fiacca, debole, davvero poca cosa, data anche la momentanea mancanza di Lodi in linea mediana. Tutto ciò che la squadra di Liverani riesce a combinare nell’immediato è una mancata deviazione a rete di Gamberini (uno dei 5 ex del match) su torre di Gilardino da corner (28’). Proprio il difensore bolognese al 36’ lascia il posto a Stojan: un difensore per un trequartista-ala, Liverani non vuole mollare. E proprio dal piede del vivace romeno parte l’ennesima occasione per i liguri da calcio di punizione: zuccata di Gilardino, palla a lato. Il Napoli fa quello che gli chiede il suo allenatore: sin prisa, pero sin pausa. Possesso e circolazione di palla, difesa attenta (eccezion fatta, forse, per il solito Britos …), ogni tanto qualche azione offensiva. E il tanto atteso Zapata? Il colombiano, pur partecipando al gioco, non riesce a tirare in porta: gli ci vuole un po’ per adattarsi alla Serie A. Nondimeno, per il Ciuccio c’è ancora tempo per una sortita a chiusura di prima frazione; ne è protagonista Insigne, bravo a raccogliere al volo una ribattuta della difesa genoana da corner e a provarci col destro a giro, suo pezzo forte: alto sulla traversa. Non brillantissimo il Ciuccio, ma certamente molto utilitaristico e concreto nel suo obiettivo. E molto più concentrato rispetto alla figura barbina col Sassuolo. Il suo compito è comunque ampiamente agevolato dalla debolezza dell’avversario: un handicap pesante, come detto prima, scendere dal 1’ senza Lodi. E Matuzalem al suo posto non è propriamente la stessa cosa.

E il napoletano ex Catania non compare nemmeno all’inizio della ripresa. C’è anzi un altro ex, Santana, che rileva Antonini: più spinta per il Grifone. Ma c’è una novità anche nel Napoli: Cannavaro prende il posto di Albiol. Scelta poco spiegabile, dacché a farsi male nel primo tempo era stato Britos. Meglio pensare a Londra, evidentemente. Si fa male invece, dopo nemmeno un minuto dalla ripresa del gioco, pure Kucka, caduto male su contrasto con Behrami. Passa un po’ e Callejon, da una bella mattonella su punizione, fa partire un destro a giro che aggira la barriera ma scende lento, morendo tra le braccia di Perin (48’). Dopo due minuti, break del Genoa: Kucka raccoglie al volo una respinta corta di Mesto e spara di destro, mandando la palla alta. Da qualche metro più dietro ci tenta anche Santana, al 54’, con lo stesso piede ma con la stessa sorte. Il Genoa cresce, ma è il Napoli a provocare ancora apprensioni a Perin, al 56’: bella l’idea di Inler che pesca Callejon nel cuore dell’area, ma l’ex madridista colpisce troppo debole di testa, facilitando la presa di Perin. Dicevamo prima, il Grifone col passare dei minuti gioca meglio: Vrsaljko è quasi sempre nella metà campo azzurro, Stojan varia su tutto il fronte, Santana s’impegna generosamente. Ed è proprio l’argentino, al 61’, a trovare libero in area Gilardino, mal marcato da Britos: il Nazionale azzurro colpisce di testa, mandando la sfera di lato, ma non di molto. Un minuto prima i partenopei avevano sprecato l’occasione del ko, visto che il nuovo entrato Higuain, su veloce ripartenza, suggerisce tardi e lungo per Callejon alla sua sinistra, favorendo l’uscita dell’estremo difensore genoano. Brivido al 66’: il brevilineo greco Feftatzidis (subentra a Matuzalem, interessante il suo approccio al match) semina il panico e imbecca ancora Gilardino, il quale si libera di Cannavaro e si lascia andare a terra su spinta del difensore partenopeo. Non è rigore, anche perché l’ex Viola era finito in offside. Resisi conto di subire troppo, gli azzurri provano a uscire dal guscio, incontrando però la fiera opposizione difensiva dei liguri, pronti poi a ripartire di rimessa, ma anche bravi nel tenere palla uscendo dalle retrovie. E nell’arrivare, più del consentito, spesso anche nell’area difesa da Reina. Non punge molto il Napoli, lento a ripartire specie perché lì in mezzo manca la qualità di Hamsik. E lo slovacco non entra: anziché puntare sulle sue doti, Benitez preferisce gettare nella mischia Dzemaili al posto di Pandev. Chi tira in porta, in compenso, sono i rossoblù: è Feftatzidis a provare dal limite, Reina deve distendersi e respingere (78’). Il Genoa fa la partita e lancia l’assalto a Fort Apache. Calaiò tenta la rete dell’ex su angolo di Santana: palla a lato (82’). Ancora l’Arciere riceve un invito sempre da Santana, e tira a colpo sicuro in piena area trovando la deviazione provvidenziale di Britos (83’). Gilardino controlla un assist aereo di Biondini e gira al volo di destro: fuori alla destra di Reina (91’). Però l’ultima chance capita in mano al Ciuccio, all’ultimo giro della corsa: Callejon la dà a Higuain, il Pipita penetra in area, ma si chiude sulla destra e trova la sentinella di De Maio, spedendo alto a pochi passi da Perin. The end! Cala il sipario su una partita sì vinta, ma che non ha mostrato il miglior Napoli, almeno non totalmente e specialmente per quanto concerne il gioco, non sempre brillantissimo. Ma la voglia di vincere c’era. La concentrazione e la fame, mancati mercoledì sera, anche. Assenti i cali di tensione. Questi, insieme a un po’ di brio e fantasia in più, possono consentire al Napoli di fare la voce grossa a Londra.

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