PASTORE: “MERCATO? SINORA TANTI NOMI E POCA CONCRETEZZA, SERVONO ACQUISTI MIRATI. ECCO COSA RICORDO DEL PRIMO SCUDETTO AZZURRO”

PASTORE: “MERCATO? SINORA TANTI NOMI E POCA CONCRETEZZA, SERVONO ACQUISTI MIRATI. ECCO COSA RICORDO DEL PRIMO SCUDETTO AZZURRO” src=

Come le è parsa la stagione 2011-12 del Napoli?

La stagione del Napoli è stata abbastanza positiva e ha avuto il suo culmine finale con la vittoria della Coppa Italia. Aggiungo che si sarebbe potuto fare di più centrando per la seconda volta consecutiva il massimo traguardo europeo, alla luce di alcuni risultati “fessi” come la sconfitta di Bologna che ha spento le speranze e le aspettative, ma anche il pareggio ad Udine contro la squadra di casa non al massimo della forma.

Dove il Napoli ha mostrato i suoi limiti più evidenti nella corsa al terzo posto?

I limiti del Napoli sono stati tanti. La rosa azzurra, dopo aver disputato egregiamente il campionato precedente con la qualificazione alla Champions, non è stata adeguatamente rinforzata per dare continuità all’esperienza europea ad alti livelli. Sono stati presi giocatori che non hanno assicurato un effettivo contributo alla causa azzurra: Fideleff è un oggetto misterioso, su Chavez non sappiamo chi sia e come nasca, lo stesso Vargas ha giocato pochissimi minuti a partita in corso. Pandev, invece, ha mostrato le qualità ben note ai tempi della Lazio e dell’Inter. Pur partendo dalla panchina, si è ritagliato uno spazio considerevole quando Mazzarri ha deciso di applicare il turnover in attacco facendo riposare uno dei tre tenori. Purtroppo, quando hanno giocato le seconde linee, è mancato lo stesso apporto dei titolari e sicuramente questo aspetto ha condizionato non poco la stagione del Napoli in funzione dell’obiettivo finale.

Quali rinforzi sono necessari in questa nuova sessione di mercato? Cosa si aspetta?

Mi aspetterei tante bellissime cose, purtroppo sono convinto, alla luce dei fatti, che arriverà ben poco perché non riesco a vedere al momento una strategia di mercato ben chiara e che punti all’innesto di due-tre elementi di valore. Ci sono tanti nomi altisonanti che gravitano in orbita Napoli, come il regista del Pescara Verratti che quasi sicuramente passerà alla Juventus, Diarrà sul quale si sono inserite le milanesi, ma la via della concretezza è lontana. Servono giocatori che facciano sentire il loro peso, un attaccante che non ci faccia rimpiangere il Pocho e un difensore che dia un sostanziale contributo al reparto che si è rivelato il punto debole della stagione con alcune prestazioni al di sotto del valore complessivo.

È il caso di puntare sul talento di Insigne?

Lorenzo Insigne è un capitale del Napoli e, come tale, va coltivato. Non bisogna aspettarsi tutto e subito da questo giovane che mi ha fatto tanto divertire con la maglia del Pescara. La mia impressione è che Insigne sia realmente un fiore di giocatore. Dopo diversi anni in prestito ha avuto il suo coronamento con la promozione e prestazioni ampiamente soddisfacenti a Pescara, è arrivato il momento di puntare concretamente e gradualmente sul suo valore in prospettiva. Se verrà motivato e non responsabilizzato troppo, sorretto dall’affetto della società e della piazza, allora con il passar del tempo assisteremo tutti al vero consolidamento di un talento di casa nostra.

Cosa pensa, invece, della conferma di Pandev?

Su Pandev è stata fatta un’eccezione, tra gli acquisti della scorsa stagione ha convinto pienamente la dirigenza e lo staff tecnico del Napoli. L’investimento come l’acquisto definitivo dall’Inter dimostra che si voglia continuare a puntare sul suo notevole apporto, specialmente considerando l’ultima parte della scorsa stagione. Il macedone non ha le caratteristiche di Lavezzi, ma ha le giuste credenziali tecniche e di esperienza per poter giocare ad alti livelli. Mazzarri saprà bene come e con quale frequenza impiegarlo nella prossima stagione.

Il reparto offensivo è da considerarsi completo?

Occorre, innanzitutto, colmare il vuoto lasciato da Lavezzi e un giocatore che, all’occorrenza, venga impiegato al posto di Cavani. Non si può pretendere che la punta uruguaiana disputi continuamente cinquanta-sessanta partite senza tirare un po’ il fiato, sarebbe rischioso. È necessario, in quest’ottica, prendere un vice che non avanzi troppe pretese di giocare titolare e che aspetti tranquillamente in panchina il suo momento. Servono le giuste alternative ai titolari, non si può commettere lo stesso errore ricorrendo in modo fallimentare alle seconde linee non all’altezza delle prime scelte.

Dovesse fare un nome…

In questi casi è abbastanza difficile anche perché i grandi nomi, quelli giusti, sono stati già presi o quasi da altri club. Questo è un problema che cambia la posizione del Napoli se si mostra interessato a prendere qualche nome pesante. Tanto per dirne una, sicuro che possa far storcere il naso a qualcuno, se il Napoli fosse stato deciso nei riguardi di Giovinco, allora sì che si sarebbe fatto un gran colpo in attacco pur non trattandosi di un vero centroavanti.

Le piace l’idea Maxi Lopez?

Guarda, al Milan ci sono grandi esperti di calcio e di mercato. Con ciò intendo dire che, se è stato preso a Gennaio e poi con tanti ringraziamenti rimandato a casa, non si tratti poi di un grandissimo giocatore. Potrebbe essere un’idea buona, considerando pure che si sia proposto come, d’altronde, ha fatto Amauri. Ci tengo a sottolineare che non bisogna prendere giocatori da rottamare, al Napoli servono subito delle certezze. È necessario, inoltre, che Maxi Lopez sappia che a Napoli troverà spazio come riserva a Cavani.

Per quanto riguarda difesa e centrocampo?

Fare nomi è inutile, posso solo dire che il Napoli, se punta ad un obiettivo di mercato funzionale al progetto societario e tecnico, deve fare di tutto per portarlo a buon fine. La difesa ha causato tanti problemi perché, vuoi per le alternative non all’altezza vuoi per gli stessi titolari, in un certo modo si è compromesso il cammino in Europa. A Londra è stata impegnata la stessa difesa che in campionato ha permesso al Cagliari di pareggiare al San Paolo. Questo aspetto la dice lunga su alcune scelte tecniche da rivedere assolutamente. È inutile, quindi, prendere gli scarti di altre squadre come Donadel e Santana.

Cosa rappresenta aver vinto la Coppa Italia?

Aver vinto la Coppa Italia è stata una grande impresa da parte del Napoli che ha messo fine all’imbattibilità stagionale della Juventus. Sicuramente non deve essere un traguardo fine a se stesso, anzi spero che abbia trasmesso tanto ai ragazzi affinché affrontino con la stessa mentalità e condizione psicologica qualunque avversario indipendentemente dal valore. Al Napoli sono mancati essenzialmente i punti facili contro le piccole nell’arco del campionato.

Ha seguito per tanti anni il Napoli per la Gazzetta. Qual è la partita di quel periodo che ricorda tuttora con particolare emozione? 

Veramente con commozione ricordo la partita che decise il primo scudetto del Napoli. Fu un esperienza irripetibile, una cosa straordinaria quel pomeriggio al San Paolo. Dopo aver seguito per un mese e mezzo a Barcellona la trattativa che Ferlaino e Juliano avviarono per portare Maradona in azzurro, fui contento di ritornare a Napoli per il tricolore. Ricordo il tripudio finale, che tutti piangevano di gioco e anch’io insieme a loro. È stata la mia più bella esperienza a livello professionale.

Nella prossima stagione come vede l’alternanza tra campionato ed Europa League? Sono due obiettivi all’altezza del Napoli?

Ho ancora molta simpatia per una squadra che si chiama Inter, soprattutto quando c’era Mourinho che tre anni fa conquistò sulla panchina neroazzurra il triplete. È un allenatore con i cosiddetti, che riuscì a far giocare i suoi con la medesima intensità su tutti i fronti. Bene, i giocatori che percepiscono stipendi elevati, senza nulla da eccepire in merito, devono onorare tutti gli impegni e dare il meglio delle loro potenzialità. Ricordo quando il Napoli vinse la Coppa Uefa con Bianchi e penso che abbia dato grandi soddisfazioni al popolo napoletano alla pari del tricolore. Penso che, qualora ci sia un’occasione alla portata, non bisogna snobbarla cercando di andare il più avanti possibile in qualunque impegno stagionale.

La Nazionale Italiana come arriva alla gara dei quarti contro l’Inghilterra?

Sono abbastanza perplesso per quanto riguarda la Nazionale, non sono d’accordo con quei tifosi telecronisti, i quali dicono che l’Italia sia innamorata della squadra guidata da Prandelli. Io dico, invece, che il Paese stia aspettando con molta calma e freddezza la vera Nazionale, capace di lottare fino alla fine. La partita contro l’Irlanda, che ha subìto nove goal in tre partite, ha esaltato solo perché si va avanti con i quarti. È giusto che l’Italia faccia vedere la sua forza senza fare polemica su eventuali accordi come successo prima dell’ultima partita del girone, ma pensi piuttosto al proprio orticello. È il caso che Prandelli non si affidi solo ai tanti giocatori che ha preso dalla Juventus, ma dia anche opportunità al più forte tra i giocatori in rosa, ovvero Balotelli.

Infine, le chiedo un suo parere sulla vicenda calcioscommesse…

Ne ho vissuti tre di questi casi, a cominciare dagli episodi del 1980. Speravo che, dopo aver visto quelle manette, quei giocatori messi dentro e alcuni presidenti come Colombo del Milan portato a San Vittore, esperienze del genere non si ripetessero più, invece hanno avuto seguito per altre due volte. Bisogna fare la lotta, nel vero senso della parola, contro queste persone senza riverenza alcuna. In ottica Nazionale, sono stati adottati due pesi e due misure diverse perché il napoletano Criscito, che gioca in Russia, è stato cacciato dalla squadra, mentre al juventino Bonucci è stata concessa la possibilità di giocare gli Europei. Ancora non riesco ad individuare il motivo di questa differenza in termini di trattamento. Occorre combattere il calcioscommesse in qualunque forma e contro chiunque, anche se si chiami Buffon. 

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