Ottimismo e incompleto: le solite keywords del mercato del Napoli

Tracciare un bilancio alle sessioni di calciomercato del Napoli è oramai diventata una attività piuttosto semplice. Basta sintetizzarle con una sola parola: incomplete. È così praticamente da sempre nella gestione De Laurentiis. Ed il rammarico principale è che nemmeno il pluridecorato e ambizioso (dice di voler vincere) Carlo Ancelotti è riuscito a modificare in meglio la politica societaria. Che rimane sostanzialmente ancorata a due regole di massima: per prima cosa puntare sui soliti talenti più o meno sconosciuti e soprattutto rivendibili; in secundis, vendere prima di comprare.

Condivisibile o meno, è una strategia che difficilmente consentirà al Napoli di migliorare di anno in anno. In base a cosa, a quale criterio si potrebbe decidere d’affermare che rimpiazzare Albiol con Kostas Manolas significhi fare un passo in avanti? Esce uno, entra un altro: età e caratteristiche diverse, non esiste un solo valore che li possa comparare. L’esperienza e il feeling con Koulibaly dello spagnolo: un leader tecnico e caratteriale che aveva il merito di comandare l’intero reparto; quando s’assentava, il primo che ne risentiva era proprio Koulibaly. Dall’altra parte il greco dai gol pesanti: simile per temperamento e prestanza fisica al senegalese, un marcatore vecchio stampo ma meno educato di Albiol con piedi. Una “sostituzione” che aggiunge e allo stesso tempo toglie qualcosa: nel complesso, la coppia dei due centrali titolari rimane più o meno forte esattamente come prima.

S’indebolisce invece il reparto nella sua totalità, soprattutto numericamente: nelle ultime ore viene ceduto Chiriches ed Ancelotti si ritrova con il solo Maksimovic unica vera alternativa di “lusso”. Gli altri, Luperto e Tonelli, per motivi diversi rappresentano delle grosse incognite: il leccese è giovane e quando impiegato qualche limite l’ha palesato, forse avrebbe avuto bisogno d’una squadra di media bassa classifica in Seria A, insomma d’una occasione, che non gli è mai stata concessa, per provare ad esprimersi con continuità; quanto all’ex Empoli e Samp è stato sul mercato fino alla fine, e se per Chiriches non si fosse presentata l’occasione Sassuolo (10 milioni) il Napoli avrebbe sicuramente provato a piazzare lui piuttosto che il rumeno. Che al netto dei problemi fisici, che tra l’altro sembravano essere recuperati, sarebbe stato l’unico dell’intero pacchetto a godere delle migliori doti in fase d’impostazione, caratteristica che per vari motivi (a cominciare dalla mancanza d’un regista classico, per scelta dell’allenatore) da quando Ancelotti siede sulla panchina azzurra si sta un po’ perdendo: le prime due giornate hanno già palesato delle difficoltà nella costruzione dell’azione dal basso, come se il Napoli avesse totalmente smarrito pure le briciole degli ultimi automatismi sarriani rimasti.

Allora il nuovo Napoli di Ancelotti avrebbe dovuto lavorare su qualcosa di diverso, ricercandola altrove la qualità. Per esempio cambiando almeno due dei laterali presenti ancora oggi in rosa: Mario Rui e Hysaj andavano ceduti in tempi non sospetti, non foss’altro perchè totalmente estranei all’idea di calcio di Ancelotti. Alla stregua dei disastri in Champions di uno, costati in buona parte l’eliminazione al girone nella passata stagione, e dei limiti assoluti dell’altro, evidentemente diventato un esubero con la presenza anche di Malcuit nello stesso ruolo, il Napoli ha ingaggiato solamente Giovanni Di Lorenzo – dopo un lungo inseguimento a Trippier -, confermando di fatto il portoghese come vice Ghoulam e non riuscendo a trovare una sistemazione adeguata all’albanese nemmeno nelle ultime ore di mercato. A tutto questo s’aggiunge un aggravante clamoroso: l’eccessivo ottimismo su Ghoulam, che nonostante un incoraggiante inizio di ritiro, fatica a ritrovare la forma ideale e a disputare partite intere. Un ulteriore aspetto che suona ripetutamente come un leitmotiv: l’ottimismo, che insieme a “incompleto” (di cui sopra) è un’altra delle keywords che “regolano” le dinamiche di mercato del Napoli. Una malattia incurabile, che nel calcio non paga quasi mai, anzi ti si ritorce sempre contro: può sortire degli effettivi devastanti, incontrollabili. Guai a sfidare la sorte, si direbbe: eppure il Napoli da questo orecchio non ci sente, spera costantemente che giri tutto bene, senza mai mettere in conto l’imprevisto dell’ultimo minuto o che talvolta le risposte del campo possono poi tradire le aspettative e la fiducia iniziali. Un atteggiamento, questo, peraltro assolutamente condiviso in toto in casa Napoli. Mai De Laurentiis così in sintonia con un allenatore, come con Ancelotti. Perfettamente sincronizzati sulla medesima lunghezza d’onda, il patron pare abbia davvero trovato in Carletto il perfetto alleato per giustificare il proprio operato: praticamente ha scelto un allenatore che non gli contesta una decisione, che assegna all’operato del suo direttore sportivo il massimo dei voti, e che non sbotta mica in conferenza se i colpi arrivano in ritardo o peggio ancora se non arrivano proprio. Una situazione che mette De Laurentiis in una botte di ferro: Ancelotti si è sbilanciato sulla bontà dell’organico per competere ai massimi livelli, dichiarando di essere stato accontentato. A quel punto, in caso di annata sbagliata, al presidente non potrebbe essere imputato nulla: padre e figlio (Davide) sono stati accontentati.

Perchè anche l’altro Ancelotti ha avuto voce in capitolo. Con un nome su tutti: Eljif Elmas, venuto dal Fenerbahçe “al posto” di Rog e Diawara, il macedone che sta già provando ad incantare e potrà essere utile soprattutto per il futuro, è l’unico volto nuovo in una mediana che forse avrebbe necessitato d’un intervento aggiuntivo e di maggiore sostanza e prestanza atletica (anche dal punto di vista dei centimetri e della fisicità). Numericamente a posto (sono in quattro per due ruoli), a non convincere del tutto è l’assortimento di questi calciatori: nessuno, a parte Allan, ha caratteristiche da incontrista e recuperatore di palloni; ma soprattutto nessuno, nemmeno Allan ovviamente, può essere considerato il tipico frangiflutti abile in entrambe le fasi a mettere ordine e controllare il gioco, decidendo quando e come abbassare o alzare i ritmi. Un equivoco per certi versi voluto, nel senso che è figlio di una precisa valutazione tecnico tattica di Ancelotti, che ha spesso chiarito con convinzione che non ci fosse bisogno d’un regista in virtù del fatto che nel suo modo d’intendere calcio non c’è spazio per alcun tipo di specialista.

Forse, anzi sicuramente, un’eccezione l’avrebbe fatta solo per James Rodriguez, suo vecchio pupillo negatogli dalla ferma volontà di De Laurentiis di volerlo esclusivamente in prestito e dal veto di Florentino Perez rispetto alla suddetta proposta economica (troppo “economica”, evidentemente). Nonostante la grande mediazione di Mendes – ci ha raccontato qualcuno -, e nonostante lo stesso Ancelotti si fosse esposto pubblicamente in favore de “El Bandido”, il Napoli ha probabilmente inseguito invano per almeno un paio di mesi un calciatore che quasi sicuramente nelle intenzioni intestine del club non è mai stato un obiettivo seriamente raggiungibile: operazione troppo onerosa e non in linea con i parametri societari. Il Napoli avrebbe invece considerato molto più profittevole andare ad investire (“investire” appunto, e non semplicemente “spendere”: la differenza è sottile) una ingente somma su Mauro Icardi, occasione irripetibile per il prezzo (di saldi) fissato dall’Inter e per la situazione contingente (e favorevole) venuta a crearsi (un capitano che rompe con la propria squadra e scarsa concorrenza). Icardi ha detto di no, però vanno apprezzati il tentativo (a tratti estenuante) e lo sforzo del Napoli, oltre che la capacità d’aver fiutato sin da subito la possibilità d’aggiudicarsi un grande attaccante a delle condizioni parecchio redditizie.

Alla fine il Napoli ha scelto di accontentarsi di Milik titolare e virare su una alternativa (di peso) al polacco: Fernando Llorente preso a zero ha fatto discutere non per la bontà del calciatore in sè, che anzi potrebbe rivelarsi utile in un certo tipo di partite molto più di Milik, ma per la strategia piuttosto singolare di passare bruscamente da un possibile colpo da “novanta” ad una riserva low cost. Certamente sarebbe stato più logico stilare una lista nella quale inserire indubbiamente al primo posto Icardi, e a seguire tutta una serie di profili intermedi tra il bomber da 30 gol desiderato da De Laurentiis ed uno svincolato che a dire il vero di gol nell’ultimo biennio al Tottenham, in Premier, ne ha realizzati appena 2. Un pò come successo per il trequartista, dove l’alternativa ad James c’era già tempo, e stiamo parlando di Hirving Lozano: in quel caso idee abbastanza chiare su un calciatore bloccato da un anno (in Russia, al Mondiale, i primi contatti) e formalizzato una volta sfumata ogni velleità relativa al colombiano. 38 milioni, con i bonus l’acquisto più caro della storia del Napoli. Manolas il terzo, con 36 (clausola). Di contro, il Napoli ha anche ceduto bene: Ounas in prestito oneroso, Diawara alla Roma per 21 milioni, Rog al Cagliari per 15 e percentuale su futura rivendita, per non parlare del carneade Vinicius venduto a 17 (pur non giocando mai). Senza dimenticare Simone Verdi, passato al Torino praticamente al fotofinish. Rilancio decisivo a 25 milioni di euro: dopo un lungo braccio di ferro, De Laurentiis cede al pressing di Cairo lasciando partire l’ex Bologna, che Ancelotti avrebbe trattenuto, reduce da una stagione deludente. Dunque coperta corta anche in attacco: mancano un trequartista di ruolo ed un alter ego di Callejon. In estrema sintesi, il Napoli esce da questo mercato con la certezza di essere una società solida per aver trattenuto i big per l’ennesimo anno e di non essere interessato ai top player (dai 28 anni a salire) se non in presenza di cessioni illustri o di gigantesche opportunità. Il Napoli continua per la sua strada. All’insegna della continuità, da un lato. E di quei pochi (ma funzionali) tasselli, dall’altro. Senza strafare, come al solito. Si potrebbe fare di più. Voto 7-

A proposito dell'autore

Alessio Pizzo

Studente in Comunicazione Digitale, appassionato di calcio, tecnologia e buone letture. Vanta già esperienza giornalistica con 100 *100 Napoli

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