Obiettivo minimo raggiunto, ma i segnali non sono positivi

Tornare a vincere in casa e blindare il secondo posto: sono questi unici due obiettivi del Napoli in una stagione che volge al termine senza aver rispettato le premesse poste dal ritiro di Dimaro. In uno stadio pressoché deserto gli azzurri ospitano il Cagliari, praticamente certo della salvezza da qualche giornata. Occasione giusta per testare nuove soluzioni e far riacquisire fiducia a coloro che hanno deluso le aspettative nella seconda parte dell’annata. Fa riflettere l’esclusione di Milik, che stando alle dichiarazioni di Ancelotti sarà il centravanti principe anche per i prossimi dodici mesi. Nei primi minuti del match entrambe le squadre si preoccupano di non sbilanciarsi più del dovuto, non regalando di farro alcuna emozione. Mertens e Verdi in qualche circostanza invertono i propri ruoli tentando di creare un pizzico di imprevedibilità nella retroguardia avversaria, ben organizzata, e che concede poco anche grazie al lavoro di filtro garantito dalla mediana. Gli unici due pericoli nell’arco dei quarantacinque minuti vengono creati da Younes e Mertens con delle conclusioni da posizione defilata che non inquadrano lo specchio. Un Napoli, che come sottolineato anche da Albiol a fine primo tempo, fa girare male la palla e talvolta forza alcune giocate con la conseguenza di perdere numerosi palloni banalmente. Squadra sterile che non effettua alcun tiro in porta e si accontenta di giochicchiare senza mai affondare il colpo. I primi quarantacinque minuti possono essere considerati di vera e propria sonnolenza, senza stimoli né precise aspirazioni. La ripresa comincia allo stesso modo della prima frazione di gioco, con il solito Mertens che tenta in tutti i modi possibili di scardinare la resistenza ferrea dei rossoblù ma vanamente. La prima conclusione nella porta di Cragno arriva a quasi un’ora di gioco, una statistica che lascia letteralmente allibiti. Manca grinta, convinzione, carattere e personalità. C’è qualcosa che va ben oltre l’aspetto tecnico e il Napoli sembra averlo perso. Gli azzurri sprofondano totalmente verso la metà del secondo tempo, quando subiscono un contropiede mortifero da parte dei modesti sardi che viene finalizzato da Leonardo Pavoletti, dopo essere stato servito deliziosamente da Barella. C’è malcontento totale, numerosi bocciati e pochissimi promossi. Il Napoli ha perso la bussola e non riesce più ad orientarsi. Feriti nell’orgoglio gli uomini di Ancelotti, privi di idee, provano a colpire con i soliti tiri velleitari dalla lunga distanza caratterizzati da una mira imprecisa e con un colpo di testa di Mertens (tutto vero) salvato miracolosamente da Cragno. L’unico che non perde la dignità è proprio il folletto belga, che a pochi istanti dalla fine incorna perfettamente su un traversone di Ghoulam dalla sinistra e pareggia i conti. Un Napoli brutto ed impacciato trova anche un pizzico di fortuna proprio allo scadere, con un fallo di mano in area cagliaritana che fa scaturire il penalty nell’extra time. In modo inaspettato dal dischetto si presenta l’uomo più discusso del periodo, Lorenzo Insigne, che cambia angolo dopo l’ultimo rigore fallito, e consente ai propri compagni di ottenere la certezza matematica del secondo posto. Insigne probabilmente si riprende il Napoli ma dovrà dimostrare molto di più. Con il minimo sforzo gli azzurri centrano l’obiettivo, ma i segnali restano in ogni caso più che preoccupanti. Bisognerà attuare una vera e propria rifondazione nella prossima campagna acquisti: la testa è già lí dal momento che le prossime partite saranno utili soltanto per qualche giovane talento e pochi altri. C’è da meditare… e non poco!

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Giuseppe Lombardi

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