NON CAMBIA MOLTO, MA NON SIAMO ANCORA PRONTI

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Niente impresa. Nemmeno il bicchiere mezzo pieno di un pareggio che avrebbe potuto anche starci, visto come stavano andando gli eventi. Gli azzurri se ne tornano a casa sconfitti e con la coda tra le gambe. Non umiliati nel punteggio, nel gioco e nel morale come l’anno scorso, ma purtroppo sconfitti. L’esito negativo dell’amara serata dello Stadium non deve farci cadere il mondo addosso dopo gli elogi ricevuti dai nostri ragazzi nelle scorse settimane e le piacevoli sensazioni che l’ottimo inizio di stagione ci aveva procurato. Probabilmente questo 0-2 non ridimensiona le ambizioni del Napoli. Resta, più che la certezza, la speranza che la caduta non provochi contraccolpi psicologici. Ma la botta resta. E pesa nel quadro singolo della partita, così come nell’economia prospettiva di un campionato che questa Juventus, a meno di crolli rovinosi delle papabili rivali, Napoli compreso, potrebbe vincere, ma non in fuga.

E difatti, per 80 minuti, Madama aveva magari fatto valere, com’è logico, il fattore campo, ma non in maniera straripante. Avevamo consigliato ai nostri beniamini di aggredire i bianconeri soprattutto a centrocampo, sbarrandogli la strada e non concedendogli alcun attimo di tregua. Antifona recepita: Inler e Behrami hanno fatto il loro dovere, restringendo il raggio d’azione di Marchisio e Pirlo e disorientando Vidal, già sfasato di suo. Nella prima frazione i lanci lunghi li facevano i difensori, il migliore è stato un attaccante, Giovinco, indiavolato a tal punto da commettere qualche falletto maligno. Da ambo le parti le difese non avevano dovuto fare gli straordinari: né la nostra né, purtroppo, quella della Juventus. Quelli visti stasera tra le nostre fila non erano i tre tenori che conosciamo, per come erano stanchi, nervosi (Cavani in primis), impacciati, indolenti. Il Matador si è reso pericoloso solo su calcio piazzato, il che è tutto dire. Pandev ha fatto da sponda come al solito, ma è apparso in ombra, così come un Hamsik spento, poco incisivo. Evidentemente gli impegni con le Nazionali, su cui tanto s’era discusso nei giorni scorsi, hanno influenzato in ciò. Eppure, per 80 minuti, anche se progressivamente tutta la squadra ha arretrato il baricentro, forse paga del pareggio che stava profilandosi, i nostri avversarsi avevano creato più pericoli, ma non da provocare la tachicardia ai deboli di cuore di fede partenopea. E allora, perché s’è perso? Perché nel giro di due minuti abbiamo subìto quell’uno-due micidiale? Perché Conte ha effettuato i cambi giusti e in tempo, a differenza del nostro umile Walter. Occorreva tanto, caro mister, per togliere Goran e mettere Lorenzo, fresco e dinamico, capace di tenere alta la squadra per non farla schiacciare? E per levare di mezzo magari un inguardabile Maggio per Dzemaili, spostando Behrami sull’esterno destro, lì dove l’ex Lazio si adatta bene? No, Walter, non ci voleva molto. Ecco quindi che Conte ha fatto accomodare i deludenti Vidal e Asamoah sostituendoli con Caceres e Pogba: due signor nessuno, due non-titolarissimi, due Carneadi tout court. Mica tanto. Il primo ha approfittato della recidiva dormita della nostra difesa sulle palle alte e della solita non-uscita (così va chiamata, diamine!) di De Sanctis, il secondo dello shock collettivo patito dal Napoli in conseguenza della segnatura dell’uruguagio. Cambi indovinati, cambi tempestivi. Quelli che il nostro allenatore non sempre riesce a fare. Gli capita ancora di attuarli in ritardo, o di non attuarli bene, o di non attuarli affatto. Una brutta pecca, la sua.

Siamo convinti che, malgrado la sconfitta, non muti molto, forse nulla, in una possibile lotta-scudetto. Tuttavia, alla luce di quanto detto finora, questo Napoli non ci sembra ancora pronto per il grande traguardo, non appare tarato per poter mettere i bastoni tra le ruote alla brigata di Conte. Non può esserlo fintanto che il suo allenatore cade nelle sue debolezze e in quelle convinzioni che spesso sfociano in presunzioni, seppure giustificabili, come quella di credere che il più sia fatto. Non può esserlo fintanto che lo stesso dimostra di essere non del tutto sagace nell’indovinare le mosse a partita in corso. Non può esserlo fintanto che, in una partita nella quale con un po’ di ‘cazzimma’ in più si potrebbe persino fare bottino pieno, si perde coraggio e ci si accontenta della posta minima. Detto ciò, ripetiamo che nulla è perduto. Attendiamo fiduciosi quanto accadrà in casa nostra, e in quella juventina ovviamente, di qui in avanti. Mancano ancora trenta partite, e onestamente questa Juventus non ci sembra un “Invincible armada”. Ma la botta resta.

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