NIENTE RISCATTO PER IL NAPOLI: CON LA SAMP E’ UN INUTILE 0-0

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NAPOLI (3-4-1-2): De Sanctis; Campagnaro, Cannavaro, Britos (61’ Pandev); Mesto, Behrami, Inler (77’ Dzemaili), Armero (61’ Zuniga); Hamsik; L.Insigne, Cavani (Rosati, Gamberini, Rolando, Maggio, Donadel, El Kaddouri, Calaiò). All.: Mazzarri.

SAMPDORIA (3-5-2): Romero; Rossini, Gastaldello, Costa; De Silvestri, Obiang, Krsticic, Poli, Estigarribia; G.Sansone (66’ Eder), Icardi (81’ Maxi Lopez) (Da Costa, Berni, Mustafi, Rodriguez, Castellini, Poulsen, Berardi, Soriano, Maresca, Munari). All.: Rossi.

ARBITRO: Doveri (Roma 1)

GUARDALINEE: Niccolai (Livorno) – Grilli (Gubbio)

IV UOMO: Rosi (Gubbio)

ARBITRI ADDIZIONALI: Giacomelli (Trieste) – Ciampi (Roma 1)

AMMONITI: Campagnaro (N), Inler (N), Gastaldello (S)

RECUPERO: 1’ pt, 5’ st.

Ci si attendeva la riscossa, era lecito che il nostro Napoli cancellasse in quattro e quattr’otto la figuraccia europea. Invece, dalla difficile e complicata sfida con la Sampdoria (difficile e complicata come fondatamente ritenuto alla vigilia) arriva un modesto pareggio, uno 0-0 che, se da una parte impedisce l’avvicinamento alla Juventus (ora a -4) pur conservando la seconda piazza, dall’altro non cancella i dubbi sull’attuale momento dei partenopei. Un momento non facilissimo, non tanto per le difficoltà nell’imporre il gioco contro compagini quadrate e ben chiuse, quanto per la condizione fisica in fase calante di alcuni elementi, a cominciare da Cavani, a secco di reti da ormai quattro match.

In casa azzurra, Mazzarri mette in atto una piccola rivoluzione: novità sugli esterni, con Armero dal 1’ al posto del connazionale Zuniga e Mesto in luogo di Maggio, e in attacco, ove Insigne finalmente viene preferito a Pandev al fianco del Matador, stante Hamsik nelle vesti di trequartista; non muta la mediana, composta dal duo svizzero Inler-Behrami, mentre in terza linea torna Britos, sostituendo Gamberini. Sul fronte blucerchiato, lo squalificato Rossi, rilevato in panchina dal suo secondo Fedele Limone, promuove Sansone titolare nel tandem d’attacco con il talentino Icardi, in difesa Rossini sopperisce all’assenza di Palombo; per il resto, è lo stesso XI che ha surclassato la Roma. Dopo il minuto di silenzio in ricordo dell’ex azzurro Carmelo Imbriani, scomparso venerdì (i partenopei recano il lutto al braccio), il signor Doveri dà il via. E la Samp non sta certo a guardare: dopo un solo minuto, una dormita di Behrami favorisce Icardi che innesca in area Sansone, il quale viene frenato appena in tempo da Britos, che gli si para davanti consentendo a De Sanctis di uscire. Neanche gli azzurri, d’altronde, restano con le mani in mano: è Insigne, al 6’, a scaldare le mani a Romero con una bel destro dal limite. Ma i liguri non si scompongono: giocano bene sia quando attaccano, con gli inserimenti di Poli e degli esterni, il lavoro sporco di Obiang e Krsticic, le pericolose incursioni delle punte; e sia quando difendono, chiudendo i varchi ai partenopei spesso anche con 8 uomini dietro alla linea della palla. Contro una Samp così serve pazienza, ma anche molta intensità e convinzione; caratteristiche, queste ultime, mancanti nei nostri nei primissimi minuti. Come mancano anche le sgroppate di Mesto e Armero, non del tutto mobili sulle corsie. Le opportunità, tuttavia, non mancano. Prima all’11’, con Hamsik che conclude dal limite trovando il rimpallo di Cavani, che poi, dinanzi a Romero, non riesce a trasformare la respinta in tiro efficace: para facile il portiere. Poi al 12’, quando Insigne pesca il Matador, il quale preferisce la gloria personale anziché darla a Hamsik a centro area: tiro centrale, Romero para. Fa buone cose il frattese; ad esempio, al 18’, un bel passaggio filtrante per Armero che il colombiano spreca crossando troppo sotto e favorendo l’uscita del numero uno blucerchiato. Ma sono solo fiammate. E’ pur vero che per qualche minuto gli azzurri tengano gli avversari all’interno della propria metà campo, ma il predominio è sterile e infruttuoso. Anzi, è la Samp a creare pericoli al 21’, allorquando, su traversone del guizzante Estigarribia, Poli raccoglie al limite e suggerisce in area per De Silvestri, che di destro impegna De Sanctis. Il Napoli tiene botta a fatica, tornando dalle parti di Romero solo al 26’ con un tiraccio dai 18 metri di Inler, di parecchio a lato. Ci vorrebbe Cavani, penserebbe qualcuno, non solo un generoso Hamsik o uno scattantd Insigne; il Matador però sembra stanco, talvolta impreciso in qualche appoggio elementari verso i compagni. E i rischi per la Mazzarri band non mancano, come sulla complicatissima mischia d’area di rigore, al 31’, originatasi da una punizione di Estigarribia dal vertice sinistro del limite dell’area; e proprio il Matador ci mette del suo, contribuendo a eludere la minaccia. Niente in confronto a quanto fa Sansone due minuti dopo, con un bel sinistro dal limite respinto da De Sanctis, che poco dopo, dal susseguente angolo, si fa anticipare da Costa su uscita per poi, recuperata la posizione in porta, dire no a un’incornata di Icardi. Fiacca la reazione azzurra, segnata da un brutto tiro di Insigne al 38’ su appoggio di petto di Hamsik: il folletto partenopeo si coordina troppo male, con la schiena all’indietro, sull’invito dello slovacco. Le grandi difficoltà del Napoli si evidenziano soprattutto sugli esterni e a centrocampo: Armero e Mesto non sovrappongono, Behrami e Inler sono in inferiorità numerica nei confronti dei loro dirimpettai blucerchiati; come se non bastasse, la Sampdoria riesce ad aggredire a dovere, incollandosi alle caviglie dei nostri quando tentano di riavviare l’azione dalla difesa. Sicché a chiudere il quadro delle occasioni da rete nella prima frazione sono i nostri avversari, al 44’, ancora con lo sgusciante Sansone: l’ex granata si libera di Inler e con un diagonale dal limite costringe De Sanctis a una non facile parata. Il primo tempo si chiude tra i fischi, tutt’altro che incomprensibili, del popolo di Fuorigrotta.

Nella ripresa ci si attenderebbe qualcosa di diverso dagli azzurri, qualcosa che tuttavia non arriva, perché il copione dei primi 45’ non muta d’una virgola. La Samp tiene bene il campo, il Napoli continua a fare poco movimento sulle fasce e in prima linea, e a soffrire il pressing alto dei ragazzi di Rossi, i quali non disdegnano le loro sortite dalle parti di De Sanctis. Come al 51’, quando De Silvestri raccoglie una palla vagante non controllata da Armero e pesca Icardi, che arriva prima di Britos ma viene bloccato da Behrami, costringendolo al fondo. Oppure al 53’, quando ancora Icardi tenta la sorpresa da fuori col destro, sbagliando mira. Come sbaglia mira, e scelta, Armero cinque minuti dopo: il colombiano, largo a sinistra, supera con una finta Costa ed entra in area, ma non vede Cavani libero al centro e prova una conclusione mancina che termina di molto a lato. Va bene che forse le condizioni del terreno del San Paolo non siano le migliori, eppure gli azzurri ci mettono tutto del loro per darsi la zappa sui piedi: poca velocità, pochissima imprevedibilità nella costruzione del gioco e nel ritmo, molti errori in fase d’impostazione, scarso peso offensivo in una folta difesa doriana. E allora Mazzarri tenta la mossa: fuori Britos e Armero, dentro Pandev e Zuniga, e via al 4-3-3 a trazione anteriore. E poco dopo, al 63’, Insigne prova a dare la carica con un numero dei suoi, un destro dal limite che Romero neutralizza con una respinta pallavolistica. Qualcosina di buono si vede, soprattutto grazie al frattese, tuttavia la Samp mette il lucchetto con De Silvestri che arretra sulla linea dei difensori, e paradossalmente si rende ancora pericolosa di rimessa, al 68’: Eder, solo contro 4 azzurri, riesce a crossare e Icardi (favorito dalla solita mancata uscita di De Sanctis!) si coordina ma cicca la sfera, permettendo al nostro portiere di recuperare. Di riffa o di raffa, i partenopei provano a dare fastidio, come al 72’, quando, su traversone di Hamsik, Romero smanaccia in malo modo e Campagnaro colpisce di testa in tuffo, troppo però tra le mani del portiere doriano. Un minuto dopo arriva una ghiottissima occasione: Pandev tiene palla al limite, Hamsik accorre nelle vicinanze e, appena prima dell’area, tira di sinistro a colpo sicuro, trovando però il palo a dare una mano a Romero. Meglio tardi che mai, gli azzurri insistono e il mister decide di assecondare il probabile forcing finale, togliendo un Inler un po’ in debito d’ossigeno e inserendo Dzemaili. E Cannavaro, che col Catania aveva fatto la voce grossa, ritenta l’exploit al 79’ su un bell’invito dal limite di Hamsik, che lo pesca poco dentro l’area: la sua conclusione finisce alta. I partenopei tentano il tutto per tutto, talvolta a pieno organico, ma, sebbene giocare col tridente permetta loro una maggiore presenza in avanti, portano avanti il loro assalto con non poca frenesia; a frenarli ci si mettono anche le zolle del campo, tipo quella che impedisce a Pandev all’85’ di sfruttare a dovere un pallone datogli in piena area da Insigne. La Sampdoria oramai vive solo di contropiede, nei limiti del possibile per giunta. E al 90’ è ancora il Napoli a essere pericoloso: Mesto fa l’unica cosa buona del suo match e indovina il traversone basso per Cavani, che però in spaccata non trova la porta. Nei cinque minuti di recupero concessi da Doveri, gli azzurri non mollano la presa, ma la Sampdoria rintuzza ogni nostro tentativo, spesso soffrendo come al 94’, quando, su traversone di Insigne, Costa anticipa all’ultimo momento Campagnaro, pronto alla deviazione fatale sotto porta. L’ultimo sussulto, peraltro, è doriano: lo regala Eder, un minuto dopo, con un’insistita azione personale chiusa con uno shoot sull’esterno della rete. Finisce qui, con uno 0-0 sostanzialmente giusto, onesto. Troppo tardi s’è svegliato il Napoli, troppo tardi Mazzarri ha messo mano al cambio di modulo con il passaggio alla difesa a 4 e al tridente offensivo; a ciò va aggiunto, come detto a inizio articolo, il deficit fisico di alcuni azzurri. Anche di chi, come Armero, aveva finalmente avuto la fiducia del mister, mostrando però una carenza ben evidente: per ritrovare la forma, il colombiano dovrà faticare molto. Complimenti alla Samp e a Rossi: con una difesa ordinata e attenta e un centrocampo composto dal giusto mix di quantità e qualità, ha messo la museruola ai nostri, non rinunciando al colpo grosso in attacco con Sansone e Icardi prima ed Eder poi; e ha saputo soffrire sull’inconcludente assalto partenopeo, con precisione. Questo è il quadro di un pari giusto, che al Napoli serve poco anche per allungare sulle inseguitrici nella corsa Champions. Auguriamoci che la magra passi presto.

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