Nervi tesi

Spal, Atalanta, Roma e Salisburgo: 3 pareggi e un KO. Ultima vittoria azzurra in campionato il 19 ottobre col Verona. Ultima vittoria, in generale, il 23 ottobre a Salisburgo, in Champions. Ma al di là dei risultati, a tenere banco per il Napoli, è il nervosismo.

Certi passi falsi falcidiano l’animo, però possono capitare. A volte le reazioni nervose sono fonte di risultati positivi, ma non è una regola. Il pari di Ferrara con la SPAL grida vendetta (unico punto dei ferraresi nelle ultime quattro gare!). Così si spera in una reazione tonante contro l’Atalanta per rimontare almeno il terzo posto (visto che Juve e Inter corrono a braccetto tra rigorini e falli di mano non visti, col benestare di media nazionali ruffiani e di parte, arbitri e Palazzo). Contro gli orobici è 2-2 al San Paolo, complici gli errori del Napoli e gli sVARioni dell’arbitro Giacomelli e del VAR Banti. Il mezzo elettronico che doveva aiutare gli arbitri, rischia di diventare una guerra tra lo stesso e le giacchette nere, atte a dimostrare di non averne poi così bisogno. E il calcio italiano rischia di essersi aVARiato.

Sta di fatto che in Napoli-Atalanta c’è la reazione nervosa, sì, ma contro la classe arbitrale. Dopodiché, ci si aspetta rabbia e cattiveria all’Olimpico, contro una Roma vogliosa di sorpassare il Napoli in classifica. Risultato? 2-1 per i giallorossi e Napoli fuori dalla zona Champions dopo esser uscito già dalla zona scudetto. La reazione nervosa non si vede in campo, ma nel dopo gara. De Laurentiis ordina: “Tutti in ritiro!”. Ma non per punizione, bensì per socializzare. Una trovata un po’ originale, visto che in genere il ritiro è un’espiazione per gli scarsi risultati ottenuti. E qui si evince una crepa tra guida tecnica e società. Ancelotti critica questa soluzione. Nelle sue esperienze all’estero non ci era abituato. E dopo il pari al San Paolo col Salisburgo, che non permette di staccare con due turni d’anticipo il pass per gli ottavi di Champions, la situazione precipita. “Noi andiamo a casa”, tuonano i calciatori azzurri. Basta ritiro. Morale della favola? Guida e staff tecnico in ritiro, calciatori a casa, De Laurentiis incavolato. Addirittura il nervosismo impedisce ad Ancelotti di presentarsi in sala stampa per evitare di dire… meglio non dire.

Inutile fingere che non ci sia. All’interno del Napoli c’è un temporale. Il famoso secondo anno di un allenatore al Napoli, dove qualche ruggine emerge sempre, stavolta ha preso pure i calciatori. Il leader calmo, forse si è calmato un po’ troppo. La squadra non pare seguirlo tatticamente e va senza rabbia in campo, ma è compatta con lui umanamente. Ancelotti ha gestito campioni di prima fascia nelle sue ultime esperienze da allenatore. Nello spogliatoio aveva almeno un leader carismatico che faceva da tramite. A Napoli, il leader carismatico non c’è sottoforma di calciatore. A questo punto, dovrebbe esserlo lui. E a volte non riesce ad essere né leader, né carismatico. Però non è unico responsabile di tutto.

In tutto ciò, la figura del terzo incomodo rischia di essere De Laurentiis, giustamente preoccupato per i risultati non lusinghieri della squadra. Non aveva tuonato contro il sistema arbitrale quando esso ha contribuito alla perdita dello scudetto nell’ultimo anno sarriano, ma lo ha fatto ora che il Napoli vede la zona Champions col binocolo. Oltretutto, si ritrova una squadra con diversi giocatori in bilico contrattuale, ma soprattutto con un tecnico che, lo andiamo dicendo da un po’, potrebbe non avere un terzo anno alla guida del Napoli. L’amicizia col presidente è una cosa, le idee professionali sono un altro paio di maniche.

La parola torna ora al campo. Si spera senza più pali e traverse! Serve compattezza. Bisogna ritornare a vincere già col Genoa, gara sulla carta senza storia, ma oggi come oggi, ogni partita, per il Napoli, coi nervi troppo tesi, è una montagna altissima da scalare.

 

di Vincenzo Perrella

 

 

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Luigi Giordano

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