NAPOLI-PERUGIA 09-05-1976

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Spero mi scuseranno i lettori se per raccontare un Napoli-Perugia di qualche anno fa ricordo un episodio che mi riguarda direttamente.Avevo 9 anni e la passione del calcio, scoppiatami già da un anno, l’avevo vissuta solo attraverso l’oramai mitico 90º minuto di Paolo Valenti che faceva vedere, nel tardo pomeriggio, i gol che la radio gialla, pura anni ’50, trasmetteva in diretta, come se arrivassero da un’altra galassia nella mia fantasia di ragazzino, con la voce incalzante di Enrico Ameri, quella nasale alla Frank Sinatra di Sandro "the voice" Ciotti, quella pacata di Alfredo Provenzali, quella indolente di Claudio Ferretti o quella ansiosa di Ezio Luzi che ci ricordava che esisteva anche la serie B.L’anno prima (siamo nel 1976) gli azzurri di Vinicio non avevano mai portato il "ciuccio" così vicino al titolo nella sua storia (il famoso gol di José Altarini detto da allora "core n’grat’").Il "botto" rappresentato in campagna acquisti dall’arrivo di Beppe Savoldi del Bologna, per la non disprezzabile cifra, fra conguaglio e cessione di Clerici e Rampanti di circa due miliardi, non aveva dato gli effetti sperati che indicavano per probabile l’arrivo dello scudetto a Mergellina.Quel Napoli-Perugia era in programma per il penultimo turno della stagione, il 9 maggio 1976, con gli azzurri comunque in possesso di un più che dignitoso 4º posto (alla fine saranno quinti) e con i Biancorossi umbri del duo Castagner-Ramaccioni (ancora oggi al Milan) neo-promossi protagonisti insieme al Cesena della più bella favola stagionale, che occupavano una più che meritata ottava poltrona.Mio padre, che ringrazierò sempre per avermi inculcato quella meravigliosa passione che si chiama calcio, dopo circa 2 anni di preghiere, per la verità neanche troppo insistenti da parte mia, proprio quando mi ero messo il cuore in pace nella speranza di veder finalmente coronato il mio sogno d’assistere ad una partita allo stadio nel campionato successivo, il sabato mattina, poco prima di pranzo, apre il portafoglio e come d’incanto mi fa vedere tre biglietti Napoli-Perugia!Campassi cent’anni (si fa per dire naturalmente, sai che acciacchi a quell’età!) non credo che proverò più quel moto irrefrenabile di felicità che mi pervase come un fuoco. Avevo un compagno di banco malato di calcio come me, che però (scusa papà) aveva la "fortuna" di assistere a tutte, dicasi tutte, le partite che il Napoli giocava al S. Paolo. Già immaginavo la gioia di raccontargli l’emozione di vedere dal vivo una partita, di sentire (ben venga la retorica) e non di immaginare il profumo dell’erba, di vedere in diretta e non in registrata l’avvenimento unico che rappresenta un match di foot-ball.Insieme al mio giovane zio e a mio padre c’incamminammo in una caldissima giornata di maggio in groppa ad una Ford di colore verde. La prima cosa che mi impressionò salendo sugli spalti fu (sembra strano a dirsi ora) che la partita si poteva vedere a colori, in un’epoca in cui, televisivamente parlando, il bianco e nero era … l’unico colore.Il match, oltre che essere l’ultimo in casa, rivestiva un sapore particolare perché era l’ultima volta, prima del trionfale ritorno nel 1978, che Luis Vinicio sedeva sulla panchina azzurra. Il "nostro", infatti, era in procinto di trasferirsi alla Lazio, e non mancava qualche frecciatina polemica fra lui e Ferlaino. Il pubblico l’accolse invocando accoratamente il suo nome, nella neanche tanto segreta speranza di farlo recedere dalla sua decisione.La gara restò in equilibrio fino al 42º del 1º tempo, quando con una gran botta da fuori "Ciccillo" Esposito sbloccò il risultato, poi raddoppiò Savoldi su rigore al 45º, poi Massa e Vavassori fissarono il punteggio sul 4-0 già al minuto numero 51. In sostanza, in appena nove minuti il Napoli riuscì a dare una prova impressionante di forza, "annientando" i pur validi discepoli di Castagner.Miglior esordio, francamente non potevo proprio chiedere. In seguito ho avuto la fortuna di vedere il grande Napoli degli scudetti e della Coppa U.E.F.A., in piedi in curva B. Ma la prima volta, come il primo amore, non si scorda mai …

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