Napoli discontinuo e senza cattiveria agonistica

Il Napoli, vincendo a Salisburgo, si è messo in una botte di ferro per quanto riguarda la Champions League, ma in campionato continua il suo balbettio, soprattutto contro team di bassa fascia. Turnover eccessivo? Scelte sbagliate del tecnico? Concentrazione dei giocatori soprattutto nelle gare di maggior visibilità mediatica? Squadra non cattiva nel suo DNA? Queste ed altre domande sorgono dopo un’altra prova scialba (stavolta con la SPAL).  70 partite totali, 19 europee: l’imbattibilità interna del Salisburgo è caduta dopo tre anni grazie al Napoli che, dal canto suo, non vinceva in trasferta in Champions più o meno dallo stesso tempo. Il 3-2 della Red Bull Arena sembrava aver dato la svolta alla stagione degli azzurri. E invece riecco di nuovo i fantasmi di una squadra che inciampa sulle piccole: 1-1 a Ferrara non approfittando degli stop (che già sono rari) di Juve e Inter. Ma perché manca sempre il guizzo vincente? In prima analisi, ci si trova dinnanzi a due situazioni inattese:

1) Ancelotti si sta avventurando in elucubrazioni tattiche cervellotiche. Non è un problema di turnover, perché una grande squadra deve far ruotare i suoi giocatori, ma la vera diatriba è che neppure il mister ha ben capito come far giocare la squadra. La situazione di quando in estate provi il 4-2-3-1 per poi tornare al vecchio modulo perché non è arrivato il giocatore che volevi, è paragonabile a quella di un attore che studia un nuovo copione per tante prove ma non riesce ad interpretarlo e allora in scena si affida al vecchio repertorio. Se poi “re Carlo” si inerpica anche in idee tali da pensare che Lozano sia una punta e che debba essere un ibrido tra Callejon e Mertens, allora già si è bruciato un nuovo acquisto tanto atteso. Con la SPAL, poi, lasciando a riposo Callejon, ha posto Elmas a destra (ruolo mai svolto), chiedendo al macedone di accentrarsi per creare spazi alle sortite di Malcuit. Esperimento fallito! E che dire di Ghoulam che ormai non entra più neppure per sostituire i colleghi di ruolo infortunati. Ma l’algerino è stato recuperato oppure no? E Younes? Quando gioca? Ed Ancelotti lo vede esterno? Punta? Invece chi ancora non s’è visto è Gianluca Gaetano. Ma in che posizione giocherebbe in questo Napoli? Ormai aspettiamoci di tutto!

2) La squadra a volte è spenta e s’accende solo nelle gare in cui i riflettori fanno luci intense e i calciatori azzurri sanno che il proscenio richiede una grande recitazione. Ma quando lo spettacolo o il teatro dove si va in scena non danno adrenalina, si assume la postura errata di chi pensa che, tanto, sarà lo stesso un successo. E così non è, perché appena gli avversari si dispongono a 5 e pure a 8, se è il caso, manca chi ha la battuta vincente. Capita che non si tiri proprio per nulla in porta. Al di là di qualche sfortunato palo (già 6 in 12 partite ufficiali) e di qualche possibile episodio arbitrale, è proprio la mancanza di cattiveria agonistica che rende il Napoli discontinuo nei risultati e nelle prestazioni. E in tal caso servirebbe lo scudiscio da parte del tecnico che, invece, nelle interviste post gara, si dice sempre soddisfatto delle prestazioni e che i risultati alla fine verranno. Beato ottimismo!

3)17 punti in 9 gare di campionato. Ben 4 in meno dell’anno scorso alla stessa giornata. La situazione è invece migliorata in Champions, con 7 punti in 3 gare. Ma vuoi vedere che il Napoli quest’anno si sta concentrando di più sulla corsa agli ottavi di finale della coppa dalle grandi orecchie? Il dubbio incombe. Intanto contro Atalanta e Roma, in campionato, non si potrà sbagliare, perché non solo si rischierebbe la corsa al terzo posto, ma perfino quella per il quarto. Già, perché di primo posto, ora come ora, non se ne parla proprio.

di Vincenzo Perrella

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Luigi Giordano

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