Napoli, che beffa! La Roma fa centro al 90′

Meritevoli almeno di un pareggio, gli azzurri si fanno uccellare da Nainggolan quando manca solo il recupero. Partita non brillantissima dei partenopei, troppo cinici in fase offensiva. Alla Juve lo Scudetto, i giallorossi sono a -2 dal Ciuccio

ROMA (4-3-3): Szczesny; Florenzi (46′ Maicon), Manolas (21′ Zukanovic), Rudiger, Digne; Pjanic, Keita, Nainggolan; Salah, Perotti, El Shaarawy (81′ Totti) (De Sanctis, Castan, Torosidis, Iago Falque, Strootman, Vainqueur, Emerson Palmieri, De Rossi, Dzeko). All. Spalletti.

NAPOLI (4-3-3): Reina; Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam; Allan (79′ David Lopez), Jorginho (90′ Gabbiadini), Hamsik; Callejon, Higuain, Mertens (75′ Insigne) (Rafael, Gabriel, Strinic, Valdifiori, Maggio, Regini, Chiriches, Insigne, Gabbiadini, Grassi, El Kaddouri) All. Sarri.

Arbitro: Orsato (Schio)

Guardalinee: Cariolato (Legnago) – Di Liberatore (Teramo)

Arbitri addizionali: Banti (Livorno) – Massa (Imperia)

IV uomo: De Luca (Pescara)

Marcatori: 90′ Nainggolan.

Ammoniti: Pjanic e Rudiger (R), Koulibaly, Ghoulam, Mertens e Jorginho (N)

Recupero: 3′ pt, 3′ st.

Angoli: 5-4 per il Napoli

Perdere con la Roma ci può stare. Così però no, fa male. Più di come si è caduti con la Juventus allo Stadium. Più di altri stop patiti nell’arco della stagione. Perché il Napoli all’Olimpico, il Napoli diligentissimo a livello tattico ma poco coraggioso in fase offensiva, non avrebbe meritato di vincere, ma nemmeno di venire sconfitto a fil di sirena, quando i giochi sono fatti e puoi pensare tranquillamente a gestire cinque punti di vantaggio in chiave Champions. Quei cinque punti che ora sono diventati due. Solo due. E mentre la Juventus ha polverizzato il platonico titolo di Campione d’inverno conquistato (!) dai partenopei laureandosi campionessa per la quinta volta di fila, i ragazzi di Sarri si mangiano goal quasi fatti e ne prendono uno dall’uomo meno fantasioso del collettivo giallorosso, Radja Nainggolan. Uno che ha muscoli da vendere, ma spesso anche finezza. Quella di cui avrebbe avuto bisogno il Napoli, unita alla precisione, per capitalizzare le non poche chances a disposizione. Certo, la caduta azzurra non dipende solo da quello. L’orrendo finale testimonia quanto e come Sarri sia ancora acerbo nella guida psicologica di un gruppo. Come Higuain abbia probabilmente sofferto l’attesa snervante per il suo ritorno (prova incolore la sua) e Hamsik si eclissi negli appuntamenti che contano. Quanto Insigne, seppur in breve tempo, si sia riprodotto nei suoi egoismi. E la rabbia aumenta se si pensa che, a livello fisico-atletico, i napoletani non stanno messi nemmeno così male.

NOIA ALL’OLIMPICO – Sorpresa in casa Napoli: al fischio d’inizio non c’è Insigne, al suo posto Mertens confermato dopo l’hat trick al Bologna. Per il resto è il solito undici by Sarri. Sul fronte giallorosso Pjanic, dopo aver tenuto sulle spine il Sor Luciano, è presente. E dal 1′ c’è anche Keita, mentre i due capitani Totti e De Rossi partono dalla panca. Non è un bel vedere quello dei primi minuti. A parte un tentativo di Salah su corta respinta corta di Albiol (sinistro al volo alto di poco) non succede quasi nulla. I capitolini si fanno senza dubbio preferire per maggior spirito d’iniziativa e fluidità, e per l’efficacia del loro pressing. I partenopei sono imballati in mediana: Perotti e Nainggolan soffocano Koulibaly e Albiol, Jorginho e Hamsik sembrano nascondersi. Si ricorre spesso al lancio lungo, col rischio frequente di lasciare all’istante il possesso all’avversario. Higuain non perviene, almeno per ora. Si fa segnalare, anzi, soltanto per un altro episodio spiacevole: una gomitata non cattiva a Manolas, ritenuta comunque fallosa da Orsato. Il fischietto veneto non alza il giallo, ma il difensore greco si ritrova mezzo guercio e deve uscire, sostituito da Zukanovic. Il piatto azzurro piange: prova a rimpinguarlo Mertens, il più sveglio del Napoli, con una fiondata dal limite che trova la pronta risposta di Szczesny. Poi si ridesta il Pipita, pescato ottimamente in area da Jorginho e formidabile nello stop a seguire su Zukanovic e Rudiger, ma l’ex portiere dell’Arsenal chiude la saracinesca in uscita sul mancino sicuro dell’argentino. Poco prima in realtà il Ciuccio era riuscito anche a segnare, solo che il delizioso pallonetto di Callejon su Szczesny in uscita è stato vanificato da un offside millimetrico notato dal guardalinee Di Liberatore. Le occasioni da goal e qualche altro timido affondo controbilanciano solamente in parte il resto, fatto di errori in fase di impostazione. Sbagli dei quali, tuttavia, non ne approfitta la Roma. Tutto ciò che la Maggica combina è un altro tiraccio di Salah bloccato da Reina, cross e suggerimenti puntualmente rintuzzati da Koulibaly e poco altro. Uno spettacolo noioso, dominato dall’ansia e dal nervosismo: oltre la manata del Pipita, tre ammoniti (Koulibaly, Ghoulam e Pjanic che salta la sfida col Genoa).

BEFFA FINALE – Al ritorno in scena altra tegola per la Roma: Florenzi si arrende a un piccolo problema muscolare, lo rileva Maicon. Il Napoli pare essere un po’ più pimpante: dopo quattro minuti Hamsik spara di sinistro da posizione defilata, Szczesny dice no. Gli azzurri tengono bene il campo e talvolta schiacciano i loro dirimpettai, ma peccano nel prolungare i fraseggi e mancano di intraprendenza nell’attaccare la profondità. I lupacchiotti agiscono di rimessa, senza molta pericolosità, affidandosi agli scatti solitari e vani di El Shaarawy e dalle inutili geometrie di Salah, poco assistiti da Perotti. Nel complesso comunque il livello tecnico persiste nell’essere bruttino, da una parte e dall’altra. La tensione viene spezzata dall’ennesimo lampo partenopeo: artefice Higuain, bravissimo nel lasciare sul posto Zukanovic e nel percorrere trenta metri in corsa prima di apparecchiare la tavola per un bel destro a giro di Mertens, a lato di pochissimo (64′). E ancora il belga, al 68′, ci prova ancora dal centrodestra mandando la sfera alta. Avrebbe potuto mettere in moto il Pipita, da lì. E in seguito paga il peccato facendosi ammonire ingenuamente per simulazione in un contrasto con Maicon. Gonzalo avrebbe, con un po’ di fortuna, l’occasionissima per il bersaglio grosso: l’ex interista se lo perde in area su un rimpallo, Szczesny gli si oppone nuovamente con l’ennesimo colpo di reni. Il che accade poco prima dell’ingresso in campo di Insigne al posto di Mertens, una mossa di Sarri per tenere in ambasce la non sempre brillantissima retroguardia capitolina. La Roma combina poco, e Spalletti mette mano al solito trust Totti, in luogo di El Shaarawy, quando mancano nove minuti al termine. Quando ne mancano otto Szczesny anticipa mollemente Higuain, e Rudiger leva dai piedi del tardo Hamsik il tapin a porta vuota. Quando ne mancano cinque e mezzo il portiere polacco si riscatta uscendo chilometricamente su Callejon. Totti regala un no-look a Salah sul filo del fuorigioco, l’egiziano si addormenta e Reina può bloccarlo. Tutto sembra scivolare via nella tranquillità. Finché il Napoli, come accaduto nei minuti finali di Torino, si appisola. Concedendo ai capitolini l’azione migliore e più ficcante. Consentendo a Pjanic di imperversare in area, a Salah di servire Nainggolan, solo e indisturbato, al limite e all’ex cagliaritano di indovinare di mancino l’angolino giusto alla sinistra di Reina. La frittata è servita, proprio come allo Stadium. Partorita dalla fortuna che ha aiutato l’audace banda Spalletti. Di contro, una beffa atroce, forse eccessiva per un Napoli volenteroso ma ingenuo, troppo. Un aspetto, quello mentale, in cui si è cascati di nuovo, e nessuno dica che non sia colpa di una gestione ancora inesperta del tecnico. Fattore migliorabile, per carità. Fatto sta che adesso, con Totti e co. a -2, la Champions diretta è in pericolo. E adesso niente scherzi, se non si vuole steccare un’intera stagione.

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