MORTI A STATUTO SPECIALE

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Alla buon ora, verrebbe da dire. La Figc si è finalmente mossa, seppur con ritardo abissale, per tributare rispetto alle vittime dell’alluvione che ha colpito la provincia di Messina. Il minuto di silenzio che ci si aspettava dal campionato sarà “recuperato” a Dublino, in occasione della partita della Nazionale. Giusto per non farsi mancare niente, gli azzurri indosseranno anche il lutto al braccio di ordinanza, per urlare al mondo intero che anche la Federazione è solidale e sente vivo il dolore per un terribile disastro che ha ucciso decine di persone.

Perdonate l’impertinenza, ma un intervento così tardivo e plateale appare come il gesto del fidanzato fedifrago che regala due dozzine di rose rosse alla sua donna per farsi perdonare il tradimento. Non ce ne voglia Abete, la cui pubblica ammenda sembrava sincera e sentita, ma stavolta l’ha fatta veramente grossa. È grave che la Figc abbia “dimenticato” che giusto poche ore prima una massa di fango aveva spazzato via tre paesi dell’entroterra siciliano. Per chi non lo sapesse la Sicilia è una regione italiana così come l’Abruzzo, e per chi la buttasse sulla matematica è bene mettere le mani avanti e sottolineare che non è certo il numero di morti a stabilire la gravità del lutto. Non sarà stata devastante come il terremoto abruzzese, ma quella di Messina è una tragedia che ha strappato all’Italia decine di vite umane. Parliamo di uomini, donne e bambini, gente normale che era a casa propria a dormire o a guardare la tv, non certo soldati mandati all’estero a farsi ammazzare, armati di tutto punto per portare la pace. Che poi per dirla con John Lennon è un po’ come fare l’amore in nome della verginità, ma questo è un altro discorso. In ogni caso, a scanso di equivoci, è bene precisare che anche i soldati uccisi a Kabul meritano infinito rispetto e tributi in segno di lutto, perché la morte non è giusta per nessuno. Appunto, neanche Messina fa eccezione e per questo è scandaloso che sia sabato che domenica nessuna comunicazione abbia “ordinato” di tributare il dovuto omaggio alle vittime. Come se per queste cose ci fosse bisogno di ordini dall’alto. C’è voluta la forte identità regionale di Palermo e Catania o la “ribellione” dell’arbitro Rocchi a Bergamo per infrangere la non-regola e dare ai messinesi ciò che gli spettava. Almeno un minimo di buon senso in un mondo che ancora una volta si è dimostrato superficiale e privo di libero arbitrio, perché non ci voleva molto a seguire l’esempio dato sabato dal Catania prendendo per una volta iniziativa. Se non si vuole tirare in ballo la malafede si può affermare che non farlo, quel minuto di silenzio, sia stata quantomeno una scelta da pecore.

La resa dei conti per il pastore del gregge è arrivata il giorno dopo, quando le proteste per un tale immobilismo si erano levate altissime, e non solo in Sicilia. Abete ha dovuto recitare il mea culpa ed attribuire il tutto a una carenza di organizzazione e non ad una mancanza di rispetto. Una scusa a cui si può dare un certo credito, proprio per non voler essere eccessivamente maliziosi. Perché altrimenti si potrebbe essere cattivelli e pensare che secondo Figc e Lega esistono figli e figliastri, morti di serie A e morti di serie B. Ma questo vezzo il calcio non può permetterselo, non appartiene alla sfera di sua competenza. Per queste valutazioni esistono i politici, e per popolo italiano è già più che sufficiente così.

 

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