MATRIX: IL PERICOLO PUBBLICO DEL CALCIO ITALIANO

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Non poteva passare sotto silenzio l’ennesimo, osceno intervento rude del più pericoloso "killer" odierno del calcio italiano: Marco Matrix Materazzi.

E no, perché un conto è fare fallacci in partite di ordinaria amministrazione, un altro è farne uno spaccacaviglie sotto la lente d’ingrandimento di decine di telecamere nel corso del derby d’Italia.

E così, al 39’ minuto di Juventus – Inter di domenica scorsa, con la sua squadra sotto di due gol e con di fronte un avversario fortissimo, che non gliel’ha mai fatta vedere, Matrix decide che è arrivato il momento di rompergli le ossa, letteralmente, al quel diavolo di Ibrahimovic. Detto fatto: con una forbice "perfetta" entra con i tacchetti del piede sinistro sulla caviglia destra di Ibra e con il destro molla un calcione alla piegatura del ginoccio dell’altra gamba dell’attaccante juventino.

Impossibile scamparla, molto probabile, invece, stroncare una luminosa carriera.

Ariedo Braida, due anni fa, aveva detto che bisognava dire basta a queste entrate killer di Matrix, il quale, invece, continua a fare vittime lungo il suo cammino.

Stupisce il presidente Moratti, gran signore ma forse troppo buono, che con in mano il tapiro di Staffelli ha cercato, buffamente, di giustificare il suo calciatore (possiamo definirlo così?): "E’ entrato non per far male. Non fa mai male a nessuno".

Si è detto e scritto, da parte di quelli che non si scandalizzano mai, che non va bene criminalizzare Materazzi, che il calcio è un gioco maschio, e giù a ricordare i nomi e le imprese di altri famosi picchiatori: Roberto Rosato, Riccardo Ferri, Claudio Gentile, Pasquale Bruno ed altri.

Ma il fatto che vi siano stati, in passato, altri giocatori rudi non giustifica affatto le entrate violente e poi, secondo noi, la particolare cattiveria messa in mostra da Matrix in diverse occasioni non sembra paragonabile a quella di nessun altro giocatore. Le entrate da vero kamikaze di Matrix non le abbiamo mai viste fare da altri. Certo a molti è capitato di far male ad un collega, da Zambrotta a Tardelli, da Gentile a Benetti ed altri, ma mai in maniera così reiterata e cattiva.

Ed inoltre Matrix, da vero duro, non chiede mai scusa, anzi si arrabbia con l’arbitro quando gli fischia il fallo, proprio come è capitato a Torino, dove invece di essere ammonito doveva essere espulso. Non solo, alimenta le polemiche anche dopo il match, come quando rispose a Braida, dopo il derby del Trofeo Tim 2003, durante il quale colpì con un intervento da paura il petto di Inzaghi, dicendo che "quelli del Milan devono stare muti". Anche stavolta non ha mancato di dare le sue stoccate dialettiche ed ha detto al senatore Salerno, che lo aveva pesantemente attaccato, di "ritornare nel tombino da cui è uscito e di stare buono".

Matrix già nel derby di campionato dell’aprile 2003 aveva centrato il costato di Shevchenko con i tacchetti ma il clou degli episodi vergognosi risale al 2004, quando Matrix non era neppure in campo ma continuò per tutta la partita, da bordo campo, ad insultare il calciatore del Siena, Cirillo. Come si trovasse a bordo campo, visto che non era tra i convocati, non è stato mai spiegato ma quel che è peggio è che alla sua antisportività si aggiunse un gesto da codice penale, la brutale violenza operata nel tunnel degli spogliatoi verso Cirillo, colpito ad un occhio con un pugno, cosa che gli costò una squalifica di due mesi.

Tra le vittime illustri di Matrix vi sono anche Lentini, al quale sfregiò la schiena, e Rui Costa, al quale rifilò un calcio allo sterno mentre era a terra (gara di Champions League del 13 maggio 2003).

Se il calcio non è questo, se Matrix non è un esempio edificante per i bambini che per fortuna sono ancora innamorati di questo sport, allora questo calciatore (?) non può più essere giustificato, non si può continuare a dire che il calcio non è uno sport per femminucce e soprattutto non lo si può premiare mettendogli addosso la maglia azzurra della Nazionale.

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