MARCO GUIDA: “ SOGNAVO DI DIVENTARE CALCIATORE DI SERIE A MA GRAZIE A MIO PADRE ORA SOGNO DI CRESCERE ED AFFERMARMI IN MASSIMA SERIE "

MARCO GUIDA: “ SOGNAVO DI DIVENTARE CALCIATORE DI SERIE A MA GRAZIE A MIO PADRE ORA SOGNO DI CRESCERE ED AFFERMARMI IN MASSIMA SERIE " src=

Figlio d’arte, a soli 28 anni ha esordito nella massima serie, è un ragazzo che merita le migliori fortune perchè oltre ad essere bravo e preparato è anche molto umile, disponibile, generoso ma soprattutto un ragazzo “normale” come lui stesso ama definirsi. Oggi Marco ha 29 anni è un commercialista ed è, al pari dei calciatori, un modello da imitare per i giovani napoletani. Dal suo punto di vista è necessario che l’arbitro abbia un uniformità di giudizio, essere sereno nelle decisioni e prepararsi molto sia atleticamente che tecnicamente

 

Ciao Marco, benvenuto a PianetaNapoli, innanzitutto parlaci di te, cosa fai nella vita e quanti sacrifici hai fatto per arrivare dove sei…

Dunque, sono laureato in Economia e Commercio e sono praticante commercialista oltre che arbitro di calcio, anche se non è una vera e propria professione ma una passione. Ho fatto i sacrifici che hanno fatto tutti i ragazzi che, come me, hanno questa grande passione per l’arbitraggio. Allenamenti, prepararsi tecnicamente durante la settimana che significa conoscere bene il regolamento, studiare le squadre. Ricordo ancora quando il sabato sera ho dovuto rinunciare alle uscite con gli amici che andavano a ballare mentre io tornavo a casa perchè l’indomani avevo la partita. In realtà,  non li considero dei sacrifici veri e propri perchè, quando le cose si fanno con passione e con amore, diventano cose naturali, che ti fa piacere fare.”

 

Cosa ti senti di dire ai tifosi che osservano gli arbitri dallo stadio o dalla tv, non solo ai massimi livelli ma anche nei campionati minori, per rendere la figura dell’arbitro un pò più umana?

Parlo, per quello che mi riguarda, sono un ragazzo “normale”che fa una vita come tutti gli altri con la mia famiglia, gli amici e la mia fidanzata. E’ chiaro che in campo, la domenica, ho un ruolo che cerco di svolgere nel migliore dei modi mettendo a frutto tutto quello che è il lavoro settimanale di preparazione per l’incontro. Delle volte, però, si guarda solo a quella che è la figura dell’arbitro e non a tutto ciò che c’è dietro, ovvero persone normalissime che svolgono la loro professione e che, all’interno della stessa, ritagliano un bel pò di tempo da dedicare alla preparazione della gara.”

 

Quali sono le caratteristiche che deve avere un arbitro per poter sfondare?

“Io non so se posso rispondere perchè non ritengo di aver sfondato posso solo dire di comportarmi sempre in modo naturale. Ecco ritengo che l’umiltà, la naturalezza siano importanti. Non bisogna mai stravolgere la propria personalità anche perchè in questo modo si è più accettati e capiti dai calciatori. Bisogna essere sereni, avere un buon autocontrollo e cercare di instaurare un rapporto con i calciatori, nel rispetto dei ruoli,  facendo capire loro che si è li per fare del proprio meglio.”

 

Sei un arbitro all’inglese, che lascia giocare ma che ha polso e non diventa protagonista? E’ per questo che hai fatto soli due anni di C, record eguagliato rispetto a Trefoloni e Tagliavento…

“Non so, devo dire che devo molto al signor Dal Forno che ha creduto in me e che, in soli due anni, mi ha dato questa bella opportunità”

 

Come ricordi il tuo esordio in serie A a soli 28 anni in Chievo Bologna il sogno che si avvera?

“E’ un ricordo stupendo, tra l’altro è una partita che ho rifatto mercoledì a parti invertite e su cinque incontri disputati in A  ne ho dirette due, quindi una partita ricorrente. E’ il sogno di una vita perchè incominciare ad arbitrare e poi dirigere una partita della massima serie è un bel obiettivo. E’ stato bello anche tutto ciò che è avvenuto prima. La designazione, il festeggiamento con le persone care, le telefonate degli amici o di quelli che ti hanno visto crescere dal punto di vista arbitrale, la vicinanza della sezione. Il momento dell’ ingresso in campo è stato emozionante ma, poi, una volta superato, sono riuscito a concentrarmi e pensare solo alla partita,  a quei novanta minuti.”

 

Giovane, talentuoso ed anche “fortunato”….. Sei stato il primo fischietto della storia accompagnato da assistenti donna in Bari Parma. Che esperienza è stata?

 

“Forse è stata la prima partita a livello europeo in cui c’è stata una terna “mista”. E’ stata sicuramente una bella esperienza, c’era molto clamore per quell’evento a livello mediatico e devo dire che la squadra ospitante è stato molto gentile ed accogliente nei confronti delle assistenti. Per me la partita in campo è stata come tutte le altre perchè sia Cristina Cini che Romina Santuari sono due bravissime colleghe che non hanno nulla da invidiare agli assistenti uomini.”

 

Sei consulente commerciale, fai l’arbitro ai massimi livelli e giochi anche molto bene a calcio, c’è nell’ambiente chi ti ha soprannominato il “Pirlo” della rappresentativa degli arbitri. Un etichetta pesante, ma come si fa a conciliare il tutto?

“Ho cominciato ad arbitrare per caso perchè il mio sogno era quello di diventare un calciatore di serie A, del resto come un pò tutti i ragazzi che si avvicinano al mondo del calcio. Durante una partita di calcio che disputammo sul campo del Savoia mi lesionai il legamento collaterale del ginocchio. Fu mio padre che è stato arbitro di calcio ad iscrivermi al corso arbitri. Il debutto però fu rimandato proprio per quest’infortunio ed avvenne sei mesi dopo. Avevo 15 anni e chi mi venne a vedere mi disse che sembrava volessi giocare io per quanto ero vicino all’azione, però già da allora mio padre notò in me qualità su cui costruire il futuro e da allora è cominciata la mia nuova passione per l’arbitraggio. A calcio continuo a divertirmi soprattutto con i colleghi arbitri e gioco a centrocampo ma il parallelo con Pirlo è molto azzardato.”

 

Una buona lettura di gioco, un’ottima preparazione sei partito con il gap ma speriamo che queste caratteristiche ti portino nell’olimpo del calio internazionale.

Si abbiamo creato un bel gruppo con alti colleghi come  Ciro Carbone, Claudio La Rocca ed Oreste Rocchetti che è il preparatore, e’ fondamentale allenarsi in un ambiente sereno ed armonioso con persone amiche. Non so se ci saranno queste possibilità ma, per ora, il mio obiettivo è entrare in pianta stabile in serie A, per il futuro si vedrà anche perchè è fondamentale avere ambizioni ma bisogna affrontarle un passo alla volta.”

 

C’è un modello tra i tuoi colleghi a cui ti ispiri?

"Diciamo che mi piace molto lo stile di Rizzoli. Mi piace il suo atteggiamento sereno in campo. Da tutti i  colleghi più esperti cerco, comunque, di cogliere degli aspetti che possono diventare miei senza mai snaturare il mio atteggiamento in campo."

 

Che sensazione si prova quando, tornando a casa ci si accorge d’aver sbagliato?

“Il primo a dispiacersi dei propri errori è proprio l’arbitro. A nessuno di noi fa piacere fare un lavoro e sbagliare il proprio lavoro. Ci si prepara tutta la settimana per cercare di fare il meglio la domenica, poi magari si sbaglia e sicuramente non fa piacere. Comunque le squadre sono danneggiate ma anche l’arbitro è colpito sia moralmente che psicologicamente. Dopo bisogna lavorare su stessi e cancellare quell’episodio per essere scevri da ogni condizionamento nelle partite successive.”

 

Dal punto di vista tecnico ritieni che l’arbitro debba lavorare sull’uniformità di giudizio verso entrambe le squadre in campo?

"Si penso che sia fondamentale, è la prima cosa che ci viene contestata. Il singolo episodio si può sempre sbagliare ma due episodi uguali, giudicati diversamente dall’arbitro, è l’errore più grande che il direttore di gara possa fare. Su questo si deve sempre lavorare anche se in campo uno crede di aver preso una decisione giusta e poi la televisione ti smentisce. L’obiettivo, però, è quello di avere un’uniformità tecnica."

 

Quale è più importante il briefing che fate prima del match o quello tra primo e secondo tempo?

“Intanto ti ringrazio per la domanda perchè mi dai la possibilità di condividere anche i miei successi con gli assistenti perchè quando si va in campo c’è una terna che lavora ed il lavoro di squadra è quello che conta. Se l’arbitro fa bene, fanno bene gli assistenti e viceversa. E’ fondamentale fare il briefing pregara perchè ci si prepara, ci si divide i compiti ed anche il quarto uomo diventa fondamentale, soprattutto perchè lui è distaccato, quindi può dire la sua  attraverso gli auricolari. E’ un continuo aiutarsi e scambiarsi informazioni al fine di sbagliare il meno possibile. Questo è il lavoro di squadra.”

 

Cosa vuoi dire per i saluti finali ai tifosi azzurri di PianetaNapoli?

“Li saluto, mi ha fatto piacere partecipare e spero che, da oggi, la figura dell’arbitro sia anche un pò più capita”.

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