Manca la svolta

0-1 in casa col Cagliari, 2-1 sofferto in casa col Brescia, 0-0 a Genk e 0-0 in casa del Torino. Nelle prime 5 gare ufficiali, il Napoli aveva segnato ben 15 reti, subendone 8. Nelle ultime 4 gare ufficiali, solo 2 gol subìti, ma appena 2 segnati. Perché questo cambiamento?

Manca la convinzione nei propri mezzi. Il club ha speso oltre 100 milioni di euro per rinforzare la squadra, e quest’anno dunque la rosa è più completa, anche se il fuoriclasse assoluto tanto richiesto da Ancelotti (diciamo James Rodriguez) non è arrivato. Ma il Napoli è forte. Dovrebbe ottenere molto di più di quanto, invece (per colpe sue), abbia ottenuto finora. I 13 punti in campionato dopo 7 gare sono un risultato effimero. I 4 punti in Champions sono un’occasione mancata di ritrovarsi a punteggio pieno e ammortizzare un eventuale passo falso nelle ultime 4 gare della competizione continentale.

Manca cattiveria. I giocatori azzurri, ma anche il tecnico, non riescono ad imporre la superiorità tecnica e la voglia rabbiosa di vincere le partite. Sia che si tiri parecchio in porta (ben 30 conclusioni totali col Cagliari) o che si concluda poco (solo 3 tiri col Torino) manca risolutezza. La squadra regala sempre un tempo all’avversario e non azzanna la partita. Lo abbiamo già detto altre volte: fisicamente non si è al top. E se l’avversario incontra una giornata favorevole (come successo al Cagliari) e gli capita l’episodio risolutore (sempre il Cagliari) è capace pure di vincere la partita. Col Brescia si è vinto proprio perché le “rondinelle” non hanno avuto la forza di rimontare, altrimenti…

Manca un equilibrio tattico. Nelle prime 5 gare ufficiali si è segnato tanto ma si è subìto troppo perché la squadra aveva un atteggiamento troppo sbilanciato, mentre nelle successive 4 partite si sono incassate solo 2 reti, segnandone però 2 ma tutte in una sola gara, perché la squadra ha intrapreso un atteggiamento più guardingo, a volte anche troppo, basti pensare che contro il Torino, il Napoli ha avuto un contropiede col solo Lozano in attacco, che ha tenuto la palla per diversi secondi, ma nessuno gli è andato in soccorso.

Manca quadratura tattica. Ma con che modulo gioca realmente il Napoli? Ancelotti bluffa un po’. Parte con il 4-2-3-1 a inizio stagione, poi torna al 4-4-2 dello scorso anno, invece a Torino il Napoli sarebbe partito addirittura col 4-3-3, eppure in campo sembrava più un 4-1-4-1 con Allan davanti alla difesa e Lozano, Fabian, Zielinski e Insigne in aiuto di Mertens. Con Llorente negli ultimi 20 minuti, si è rivisto il 4-4-2. Così però i giocatori vanno in confusione, e anche i cronisti. In ogni caso, che sia 4-2-3-1 o 4-4-2 o 4-3-3, occorre la famosa cattiveria di cui sopra, altrimenti i moduli servono solo per le cronache.

Manca obiettività. Ancelotti dice che chi ha ritenuto il Napoli senza nerbo, compassato e senza gioco a Torino, ha preso un abbaglio. Eppure la verità tutti l’hanno vista. Il mister non riesce a spiegare nemmeno le sue scelte. Se al posto dell’infortunato Mario Rui gioca Hysaj a sinistra, vuol dire che in Ghoulam non si ha fiducia (al contrario di come invece si era detto). E se si sbandiera che Milik è il centravanti di riferimento, ma poi gioca una gara sì e una gara no (al di là degli infortuni) allora c’è qualcosa che non quadra.

Manca ancora il Napoli, insomma. Questa squadra sta dimostrando di valere ciò che era l’anno scorso, quando la Juventus l’ha distaccata in classifica. E non sarebbe catastrofico, se non fosse che ai campioni d’Italia si sono aggiunte realtà come l’Inter e l’Atalanta, che costringono per ora il Napoli più a guardarsi dalle romane che spingono alle spalle in classifica, che a guardare in avanti. Il tempo c’è per recuperare, ma i propositi di vittoria sbandierati in estate sembrano complicati da realizzare se non si comincia a fare una serie importante di vittorie e ad avere continuità nel positivo. In altre parole, serve la svolta.

di Vincenzo Perrella

 

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Luigi Giordano

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