L’eredità di Piotr

Sono giorni di gloria per Piotr Zielinski: la sua prestazione a Parma, condita da un gol, è solo una delle ottime prove offerte da lui nell’ultimo periodo.

È l’anno della consacrazione per il polacco: l’avvio di stagione sottotono aveva creato dubbi tra i tifosi sulle qualità del centrocampista, ma non per l’allenatore del Napoli, che gli ha costantemente dato piena fiducia, schierandolo per almeno 1′ in tutte le gare ufficiali, esclusa la sfida di Coppa Italia contro il Sassuolo.

Zielinski è stato per lungo tempo l’ombra dell’ormai ex capitano Hamsik. Diventò quasi una barzelletta per i tifosi la sostituzione sistematica tra i due, intorno al 60′. Sulla panchina c’era Sarri, che ha sempre preferito puntare sullo slovacco dal 1′, nonostante le sue prestazioni opache, salvo poi scegliere il polacco a partita in corso.

Il distacco tra i due inizia a manifestarsi grazie all’arrivo di Ancelotti, che abbassa Hamsik in cabina di regia e propone un Zielinski più offensivo, sia a centrocampo che sulla corsia di sinistra.

Nel dopo-Marek sono arrivate solo gioie dal centrocampista della Nazionale polacca. Si vede tanta personalità nelle sue giocate, come se si fosse sciolto dopo la partenza dell’uomo che lo aveva oscurato per lungo tempo. Ne sono testimoni i gol nelle trasferte di Parma e Zurigo: il primo, inserendosi in area di rigore per sfruttare il passaggio di Hysaj da sinistra, si conclude con un tiro che non lascia scampo a Sepe, nel secondo Piotr stoppa a seguire una palla al limite dell’area, al secondo tocco manda al bar la difesa svizzera e giunto davanti al portiere lo fredda sul primo palo.

Reti che ricordano molto l’Hamsik degli anni d’oro, la sua capacità di accompagnare la manovra offensiva per tagliare al momento giusto, l’intelligenza sul primo controllo per scardinare le difese, e, ovviamente, la freddezza sotto porta.

Zielinski, oggi, con grande personalità e voglia di riscatto, sembra aver raccolto la pesante eredità di Marek, simbolo della rinascita degli azzurri. E chissà se anche lui non possa diventare il centrocampista per antonomasia di questa squadra, un nuovo simbolo, quello dell’affermazione del Calcio Napoli a livello nazionale e internazionale.

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