LA STRANA ESTATE DEL MISTER

Strana estate quella degli allenatori. Complice il Lodo Petrucci, l’amato-odiato dispositivo che ti permette di retrocedere di una sola categoria. Vincere il pallone con una nuova società dopo che i dirigenti della vecchia hanno perso la faccia. Un bailamme che non assicura continuità anche laddove la giustizia sportiva ci mette lo zampino. Ma è anche il calciomercato che può assestare il colpo di grazia. Prendete la storia di Paolo Indiani, una vita passata ad allenare fra i dilettanti toscani. Nelle ultime due stagioni ecco la ribalta: due campionati vinti con la Massese, portata dalla D alla C1. Arriva la chiamata del Perugia, che ha perso la A nella finale play-off. Indiani firma, il giorno dopo cominciano i guai: niente liberatorie, il Perugia è fuori. Ma è fuori anche il Torino: Gaucci corre, ricorre e stracorre, vede la serie A ma la sua società perde la B e anche la Terza Categoria. Indiani gli resta fedele fino alla fine, e viene premiato dal nuovo Perugia, che per ripartire dalla C1 sceglie lui. Ma la nuova società ha metodi che non gli piacciono: apre le porte ai disoccupati, gente da selezionare e affinare, per l’identità di squadra ripassare a gennaio. Indiani è stufo, ma non ha il coraggio di lasciare. Accade, però, che la Lucchese degli arabi, italianizzata dal professor Franco Scoglio, punta alla B e ha in sella un allenatore ereditato che proprio non piace. Detto fatto: la Lucchese esonera Walter Nicoletti, e se la Toscana chiama, Indiani risponde diventando così il nuovo allenatore della Lucchese.

Quella di Indiani non è l’unica storiella. Ce ne sono tante altre. Per uno che lascia la D, sogna la A, auspica la B e si ritrova laddove era arrivato sul campo (C1), c’è un allenatore che ha lasciato l’Europa di Palermo per cercare le stesse con il Genoa. Per Francesco Guidolin come per Paolo Indiani, i guai cominciarono dopo la firma, con un processo sportivo che ha relegato il Genoa in C. Troppo per lui, che si dimette. Il Genoa prende Giovanni Vavassori, una bella rivincita per uno preso a schiaffi dal pallone l’estate scorsa (fu scelto da Ancona e Napoli, società che non guiderà mai). Guidolin il disoccupato ora si guarda attorno, magari si ritroverà in bicicletta con Aldo Ammazzalorso, disoccupato da Salerno, e Daniele Arrigoni, che pure alla bici preferisce la corsa sulla riviera romagnola. Lui è restato fedele ad un Torino travolto dai debiti. Sognava il Delle Alpi e la panchina di una società che ora non esiste più. Fiducia mal ripagata dai lodisti, pure loro in difficoltà. Tanto che il loro allenatore, Paolo Stringara, rischia di fare le valigie.

E ce ne sarebbero di storie da raccontare, anche in serie C. Prendete il Viterbo: sceglie in panchina un allievo di Zeman ma dopo due settimane il club cambia proprietà ed anche allenatore, perché ai nuovi la scuola del boemo non piace. E sapete chi chiamano in panchina? Il tecnico della Berretti, tal Carlo Perrone, che l’anno scorso era stato scelto per guidare la squadra nel finale di stagione prima che gli atleti si ribellassero e chiedessero il ritorno di Galderisi. Piccole soddisfazioni della vita, anche questo offre il pallone italiano. Avrà fatto bene Enzo Patania, tecnico del Gela resuscitato dai tribunali, a non firmare ancora il contratto?

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