LA RISCOSSA DEL TANQUE!

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Gustavo German Denis, alias “El Tanque”, il carro armato. Un po’ per la sua potenza fisica, un po’ per la sua improvvisa esplosività, un po’ perché lui quando c’è da combattere è sempre presente. La scorsa estate svestì il colore rosso dell’Indipendiente per vestirsi, pochi giorni dopo, dell’azzurro partenopeo; Napoli lo accolse a braccia aperte, entusiasta del torneo appena terminatosi, raggiante per quello che doveva venire, colpita dalla naturalezza di un ragazzo simpatico e tranquillo che condì la sua presentazione con qualche piacevole battuta con il presidente De Laurentiis presente in videoconferenza. Capelli platinati, abito di classe e voglia di vincere. Denis fu accompagnato anche da qualche punto interrogativo sorto per la sua prima esperienza italiana tra le file del Cesena, giovanissimo e inesperto; punti interrogavi appannati dal raggio albiceleste maradoniano che ne rimarcò i gol portandolo in nazionale. Punti interrogativi scacciati quasi definitivamente dalle prestazioni d’inizio stagione esaltate dallo stacco di testa che portò Hamsik al pareggio in casa dei giallorossi, la performance d’applausi contro il Benfica sfociata in una giocata da biliardo che lasciò di stucco Luisao e Carlos Martins prima di esaltare la reattività del portiere lusitano per poi costringere il difensore Léo ad un clamoroso salvataggio sulla linea di porta fino al gol del provvisorio 2 a 1 di rapina e mestiere. Performance che lanciò “El Tanque” al gol vittoria di Bologna e alla serata da Hattrick contro la Reggina. Poi, la storia, segnò il corso del campionato partenopeo e dopo i mesi dorati tra slogan di Champions League e squadra schiacciasassi, Denis bucò la porta sbagliata nella notte di Milano portandolo ad una flessione personale accompagnata dall’intero gruppo azzurro. Edy Reja capì che “El Tanque” non fa rima con il “Pampa”, l’impianto di gioco rejano non esalta la sua propensione offensiva da bomber sanguigno finendo sempre più spesso in panchina a favore di Zalayeta; Roberto Donadoni, poi, fu titubante sulle sue effettive possibilità di successo ma ne accarezzava lo strenuo impegno e la grinta nel marcare una segnatura.

 

Sembrano tornare quei punti interrogativi e il Napoli sembra essere pronto a scaricarlo, poi qualcosa cambia: è tempo di lottare e German si rimbocca le maniche perché lui, in tali situazioni, si esalta più del solito. Nuova stagione, nuove regole, nuova mentalità, stimoli che lo portano a una forsennata risalita nella stima del tecnico. E’ riposato, cosa che non poté la scorsa estate, è impaziente di rivincita e le sue caratteristiche lo portano ad assomigliare come prototipo del calciatore che di Roberto Donadoni fece le fortune: Cristiano Lucarelli.I mondiali in Sud Africa della prossima estate saranno il motivo in più per far bene, la concorrenza spietata di Diego Milito e Hernan Crespo sarà da stimolo; intanto, “El Tanque”, mostra le sue cannonate sotto il cielo austriaco consapevole che Lavezzi, Quagliarella, Cigarini, Zuniga e altri potranno regalargli la possibilità di mostrare a pieno ciò che lo scorso anno riuscì solo ad accennare. Meglio tardi che mai, Donadoni permettendo

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