LA NOCHE DE EL TANQUE

Napoli(3-5-2): Navarro, Santacroce (dal 22'st Aronica), Cannavaro, Contini, Maggio (dal 36'st Montervino), Pazienza, Gargano, Hamsik, Mannini, Lavezzi (dal 32'st Zalayeta), Denis. A disp. Gianello, Rinaudo, Aronica, Montervino, Vitale, Russotto, Zalayeta. All. Reja

Reggina(3-5-2):Campagnolo, Lanzaro, Valdez, Alvarez, Costa, Vigiani, Carmona, Tognozzi, Barillà (dal 16'st Di Gennaro), Barreto (dal 28'st Hallfredsson), Corradi (dal 26'st Rakic). A disp. Puggioni, Cosenza, Di Gennaro, Hallfredsson, Sestu, Ceravolo, Rakic. All. Orlandi. 

Arbitro: Gervasoni di Mantova

Marcatori: al 7' pt, al 16' pt e al 18' st Denis

Note: ammoniti Corradi, Carmona, Mannini,Cannavaro

Recupero: 0' pt   0' st

Tre squilli di Denis per consolidare il Napoli in vetta alla classifica. Tre gol per dimostrare a Napoli e a Maradona di poter giocare e segnare in Italia e pure con la maglia dell'Argentina. Partita senza storia quella tra Napoli e Reggina. Per dirla tutta partita che tale non è mai stata visto che sono bastati appena quindici minuti per chiudere la pratica amaranto e poi volgere l'orecchio alla radiolina in attesa di buone nuove dagli altri campi. Sette e sedici sono i numeri dell'ambo secco di German Denis, i minuti magici della prima doppietta con la maglia napoletana. Entrambi su suggerimento di Marekiaro Hamsik, questa sera in versione assist- man. Un uno- due letale, che avrebbe steso un elefante, figuriamoci la piccola e leggera compagine calabrese. Davvero poca cosa la squadra di Nevio Orlandi, al cospetto di un Napoli apparso di un altro pianeta, capace di governare l'incontro a proprio piacimento, di affondare e di rallentare la manovra secondo il proprio gusto. Game over in appena un quarto d'ora, come succede di fare alle grandi squadre. Poi è iniziata la partita personale tra Marapocho e il povero Campagnolo, preso a pallonate tra il ventesimo ed il trentaquattresimo ma bravo a resistere ai tentativi del nuovo idolo del San Paolo. Su punizione, da sinistra e da destra: il Pocho ci ha provato da tutte le posizioni ma la rete questa volta non è arrivata. 

Sono arrivati invece gli applausi, anzi la standing ovation del popolo napoletano al minuto trenta di un secondo tempo buono solo per le statistiche. Applauso sentito e scrosciante, accompagnato dal coro "Pocho, Pocho", privilegio concesso a pochissimi grandi campioni della storia azzurra. Meritatissimi. Così come è meritato il terzo timbro de El Tanque, su ottima azione di contropiede confezionata da un inesauribile Maggio, capace di farsi ottanta metri di campo e di servire una palla al bacio per la zampata di Denis. Il sigillo, la pietra su una partita finita da tempo. L'ultima mezz'ora è buona solo per i cambi, per far rifiatare i giocatori più stanchi in vista dello scontro diretto di domenica a San Siro. Partita in cui il Napoli arriverà da capoclassifica, con la consapevolezza di non aver nulla da perdere e tutto da guadagnare. Un importante banco di prova per capire una volta di più quale futuro si staglierà nell'orizzonte sempre più azzurro di questo sorprendente gruppo. 

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