La legge del calcio non è uguale per tutti


Al quattordicesimo giorno di ottobre in piena seconda ondata pandemica il sistema calcio continua ad avere gli occhi chiusi. L’ennesimo caso di Covid-19 si registra a Parma, con quattro giocatori risultati positivi al virus.
Il calcio continua a tenere gli occhi chiusi ma i riflettori sono ancora puntati sulla “partita che non fu” ovvero Juventus-Napoli.

Il giudice sportivo Gerardo Mastrandrea dopo dieci giorni di riflessioni e “notti insonni” ha emanato il giudizio sulla partita Juventus-Napoli che ha devastato – o per essere più morbidi: ha creato almeno un precedente – per il mondo del calcio,nemmeno il famoso Azzeccacarbugli del Manzoni avrebbe saputo fare di meglio.
La commedia degli equivoci inscenata dal giudice con un verdetto che rasenta il ridicolo ha inflitto il 3 a 0 a tavolino e un punto di penalizzazione al Napoli, lasciando aperta un’eventuale nuova penalizzazione dopo le indagini della procura.

Su che cosa si è basato il cervellotico giudice? 

Sulla non volontà del Napoli di partire, sulle due risposte delle ASL: una invitava a seguire il protocollo e l’altra intimava di non partire seguendo ciò che succederebbe per ogni normale cittadino. Allora per l’ennesima volta ci chiediamo: un calciatore in cosa si differenzia da un comune cittadino? Non sono uomini con i loro diritti e il rispetto dovuto per la propria salute?
Il Mastrandrea afferma che il chiarimento e l’indirizzamento comune delle due ASL nel vietare la partita è giunto alle 14:31 della domenica, per il giudice il Napoli doveva essere già a Torino invece aver disdetto il volo il sabato fa cadere la proverbiale causa di forza maggiore.
Secondo lui il parere negativo di una sola ASL, doveva permettere al Napoli di non rispettare le regole?
Rischiare la denuncia penale?

Perché i calciatori dovrebbero avere uguali diritti e doveri degli altri cittadini, ricordiamolo: se a un comune cittadino viene notificata la quarantena fiduciaria, uscire di casa per recarsi al lavoro equivarrebbe a un reato è messa a rischio della salute per i colleghi.
Lo sanno bene i cittadini italiani che si sono – e si stanno vedendo – scivolare vita e lavoro dalle mani a causa della pandemia prima e dei DPCM emanati da Conte poi.

Il calcio però l’abbiamo detto: come sistema continua a tenere gli occhi serrati, il pallone rotola, i diritti televisivi sono stati messi in salvo e tutti sono contenti.
La verità di questa situazione è che ministro, FIGC e club , per non ammettere che siamo in piena seconda ondata e che il famoso protocollo non può e non deve essere lo stesso, hanno chiamato la sentenza e il nostro giudice ha schiacciato la palla alzata.
Cosa vogliono dire le parole del ministro Spadafora: “mi aspetto che il giudice decida con saggezza ?”

Dopo il Genoa con ventidue positività, doveva essere fermata l’intera giornata approfittando della sosta della nazionale, in modo che sarebbero stati quattordici i giorni di quarantena e forse tutti questi positivi li avremmo evitati.
Perché la Lega ha deciso domenica pomeriggio che si doveva giocare?
E non sabato obbligando il Napoli a partire baipassando il parere dell ASL e il protocollo che lo prevede?
La verità, e duole seminare il seme del sospetto è che la legge nel calcio non è – oggi più che mai – uguale per tutti.

Il primo tempo della partita che non fu è finito: Juventus in vantaggio con un rigore inesistente, ma abbiamo l’impressione che la partita sarà lunga e non basterà il secondo tempo, aspettiamoci supplementari e rigori.

A proposito dell'autore

Gabriella Rossi

Laurea Triennale in Lettere Moderne conseguita presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, laureanda magistrale Filologia Moderna presso l’Università degli studi di Napoli Federico II. Mi diverte molto la fotografia, scrivere, andare ai concerti , viaggiare e ovviamente tifare Napoli.

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