LA FRATTURA DI TIBIA E PERONE

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La tibia è un osso lungo e voluminoso posto nella parte anteromediale della gamba,mentre il perone o fibula è un osso lungo, laterale e più sottile rispetto alla tibia.

Le fratture della gamba avvengono più di frequente in sport quali lo sci alpino, lo sci di fondo, l’ippica, ma anche negli sport di contatto come appunto il calcio, il rugby, l’hockey.Nel calcio la frattura può avvenire nel momento in cui la gamba viene colpita con un calcio da parte di un avversario mentre il piede è in appoggio; i tifosi del Napoli ricordano come esempio quel drammatico incidente subito qualche anno fa in un Napoli-Cosenza da Massimo Russo quando un intervento "criminale" di un difensore calabrese spezzò letteralmente in due la gamba dell’esterno sinistro azzurro, compromettendone probabilmente una più ambiziosa carriera.La frattura può coinvolgere contemporaneamente entrambe le ossa oppure tibia e perone possono fratturarsi separatamente; inoltre in tale tipo di frattura è evento frequente il coinvolgimento dei tessuti molli, lesi da frammenti appuntiti di osso e coinvolti con gravità direttamente proporzionale alla violenza dell’impatto.Dal punto di vista sintomatologico il calciatore avverte un dolore intensissimo ed istantaneo a livello dell’area infortunata ed al di sopra della frattura si avverte gonfiore alla palpazione; all’ispezione si può notare l’alterato profilo ed allineamento dell’ arto leso, dovuto allo spostamento delle ossa fratturate; infine, c’è ovviamente impotenza funzionale e quindi incapacità da parte dell’atleta di muovere l’arto infortunato.Il dovere del medico è quello di esaminare l’area infortunata e valutare la funzione nervosa e circolatoria distalmente alla lesione e di richiedere immediatamente una radiografia della lesione.Nel caso in cui sia necessario,il medico deve riallineare i frammenti ossei e mettere l’arto in un tutore, uno stivaletto o un gesso che deve comprendere piede e gamba, talvolta anche la coscia fino all’inguine e che va applicato per lo meno dalle quattro alle otto settimane.Altre volte in questo tipo di frattura si rende necessario l’intervento chirurgico, con il fine di fissare i monconi ossei mediante fili di acciaio o placche con viti; la chirurgia deve essere seguita dalla applicazione di un supporto esterno per quattro-dodici settimane ,ma bisogna fare in modo che piede e caviglia possano godere di libero movimento il prima possibile.Dopo un periodo iniziale di protezione, si passa al recupero che prevede grande sacrificio ed allenamento continuo per consentire la ripresa totale di forza e mobilità dell’arto infortunato.Solitamente è comunque difficile riprendere a pieno ritmo l’attività sportiva prima dei sei mesi, ma comunque bisogna tenere presente la variabilità delle prognosi in un infortunio come questo che può presentare complicanze nel decorso della guarigione naturale, come può essere una unione ritardata dei monconi ossei o la formazione di una pseudoartrosi.

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