IN BOCCA AL LUPO, "DONA"

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Non è mai troppo presto per cominciare a sognare. E' questa la storia di un campione che nel giro di pochi anni passa da stadi importanti alla panchina più prestigiosa, quella della sua nazionale. Roberto Donadoni di anni ne ha 43. Ha passato metà della sua vita ad inventare per i compagni d'attacco, ha impiegato poco tempo per diventare commissario tecnico. Allena dal 2000, e dopo un'esperienza in America ha conosciuto in altra veste gli spogliatoi di Lecco, Genoa e Livorno. In Toscana è stato esonerato quando era sesto in classifica, ma in fondo non ha vinto nulla. E' proprio questo dettaglio che ha fatto trasecolare quelle vecchie volpi del calcio italiano, quasi indignate dalla scelta del Commissario Guido Rossi. Una decisione suggerita ad entrambe le orecchie dal suo vice Demetrio Albertini, che conosce Donadoni come pochi altri. Un allenatore giovane è quanto serve ad una nazionale fresca di Coppa del Mondo, circostanza nella quale l'esperienza conta meno della carica motivazionale che un trainer-psicologo può riuscire ad infondere nell'atleta; né Donadoni può essere accostato all'italica cultura pallonara che prevede il catenaccio come miglior viatico per superare l'avversario. Se la Federazione voleva cambiare registro, scegliendo Donadoni ci è riuscita alla grande.

La nomina del regista milanista, tuttavia, non cancella qualche notevole perplessità. Dona, campione in campo, riuscirà ad avere il giusto carisma per gestire i campioni del mondo? Una manciata di panchine in A non può certo bastare per restare tranquilli sotto certi punti di vista. Eppoi, siamo sicuri che la scelta di Donadoni sia stata il frutto di una ricerca oculata? I dubbi, soprattutto su questo punto, sono destinati a trionfare sulle rassicurazioni provenienti dalle segrete stanze dell'instabile potere. La Federcalcio, informata in tempi non sospetti dell'addio di Lippi, ne è rimasta ugualmente spiazzata, schiacciata dal caos di questi mesi che poco ha risparmiato. Sul mercato c'era anche di meglio, ma si è deciso di giocare subito la carta Donadoni, quasi che nessun altro meritasse di essere preso in considerazione. L'Italia si augura che Albertini e Rossi abbiano scelto bene, e che i punti oscuri vengano presto illuminati da una rinnovata marcia trionfale della comitiva azzurra. Il primo vero esame per Dona sarà proprio a Napoli, da dove comincerà la corsa verso i prossimi Europei. E poiché vincere è anche facile ma il difficile è ripetersi, al Dona va doverosamente un forte "in bocca al lupo".

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