In attesa di “Pirlolandia”


Prima di iniziare il nostro “dito contro”,nei confronti di Andrea Pirlo attuale mister della Vecchia Signora, vorremmo fare un appunto ai dirigenti della classe arbitrale. I quali cambiando le regole hanno permesso al buon Giacomelli da Trieste di arbitrare ancora: fresco lo scempio visto lunedì sera nella partita Milan-Roma.

Rizzoli e Nicchi devono chiarire la lesa maestà nei confronti del Var,sono cambiati gli ordini di scuderia o le regole? Perché la tecnologia non è intervenuta a tutela della regolarità del campionato?Troppi rigori l’anno scorso, troppo pochi ora, rigori evidenti per Inter e Napoli e fasulli per Roma e Milan senza che gli addetti al Var intervenissero?Della serie qui “gatta ci COVID”.

Facile ironia a parte, nella situazione ormai tragicomica in cui versa il campionato di calcio in Italia, torniamo all’argomento del giorno: mister Pirlo.

Andrea il “predestinato”, anche contro un ottimo Verona, non è riuscito a ottenere i tre punti.
Dopo cinque partite la Juventus in classifica vanta ben nove punti, frutto di due vittorie: l’impresa leggendaria contro il Napoli e tre pareggi, tutti sofferti e in rimonta.
Senza i tre punti con il Napoli, si potrebbe parlare già di piena crisi.

Facilissima ironia a parte, la Juventus sembra un cantiere in costruzione dove il geometra Pirlo pare non avere le idee chiare: posizioni e giocatori sempre in altalena, ancora non stabilite le gerarchie.
Kulusewski in panchina domenica è sembrato uno schiaffo alla logica: entrato lui è con il Verona in crisi di fiato dopo una ottima ora di gioco,il passo è cambiato e nonostante una non identità di gioco,la Juventus avrebbe potuto vincere la partita.
Una difesa che fa acqua e dopo l’infortunio di Bonucci – che si aggiunge a quelli di Chiellini, De Ligt e Alex Sandro – costringe il “predestinato” a inventarne una nuova al posto di quella titolare.

Fa tenerezza vedere Pirlo in sala stampa, alla ricerca di una giustificazione per tutto.
Già visibili le prime crepe con lo spogliatoio: Arthur non ha gradito i suoi giudizi, l’ha definito il maestro come “innamorato del pallone”.
Chissà se senza i tre punti con il Napoli e in piena crisi di identità il presidente Agnelli sarebbe andato a rovistare il libro paga, recuperando allenatori e giocatori oramai fuori dal progetto,siamo sicuri che un Kedira non sarebbe servito a questa Juve?

Sarebbe il caso per salvaguardare il buon Pirlo che il presidente dichiarasse che questo è solo un anno di transizione?
In settimana riparte la Champions League e la Juventus incontrerà il Barca di Leo Messi, reduce dalla sconfitta nel Clasico con il Real 3 a 1.
Sembra che uscendo dagli spogliatoi qualcuno abbia sentito Pirlo canticchiare una canzone di Orietta Berti,riadattata da lui: “Finché il Barca non va, lascialo andare”.

Ancor più facile ironia a parte, viene da sorridere a pensare quanto certa stampa faccia in fretta a elevare idoli, la famosa “pirlolandia” quand’è che andrà in scena?
Chissà cosa ne penseranno in Toscana gli ultimi due allenatori, fatti fuori in malo modo per ragioni diversissime ma che ad oggi hanno di sicuro qualcosa per cui sorridere.

Quel che è certo è che questa Juventus, con Agnelli alla ricerca di un sarto per ricucire sulle divise gli scudetti di Calciopoli e con un Paratici che recidivamente viene multato per aver tenuto un atteggiamento minaccioso verso l’arbitro, ha molte domande da farsi, tante questioni con cui fare i conti e una dichiarazione da confessarsi: lo stile Juve è morto, e scegliere Pirlo ne è lo specchio più limpido di tutti.

A proposito dell'autore

Gabriella Rossi

Laurea Triennale in Lettere Moderne conseguita presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, laureanda magistrale Filologia Moderna presso l’Università degli studi di Napoli Federico II. Mi diverte molto la fotografia, scrivere, andare ai concerti , viaggiare e ovviamente tifare Napoli.

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