IL PRIMO SCANDALO DEL CALCIO ITALIANO

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Il primo grosso scandalo che mise a soqquadro il calcio è datato 1927. All’ epoca il campionato era diviso in due gironi da dieci squadre, con le prime tre classificate che accedevano ad un girone finale da sei, con gare di andata e ritorno come nei gironi eliminatori. Naturalmente la prima classificata si fregiava del triangolino tricolore, già in essere da qualche anno. Domenica 5 giugno è in programma l’ attesissimo derby di ritorno fra Torino e Juventus, con i granata che pur soccombenti nel match di andata, erano meglio piazzati degli storici rivali in vista del traguardo finale. Per una di quelle coincidenze che solo il demonio può ideare, un giovane catanese studente in ingegneria di nome Giovanni Gaudioso , risiede nella stessa pensione del terzino bianconero ( e nazionale ) Gigi Allemandi. Il Gaudioso annovera fra le sue conoscenze il Dott. Nani dirigente del Toro, al quale salta in testa una galeotta ispirazione : " Caro Giovanni, perché, se te la senti sia chiaro, non provi a chiedere ad Allemandi se potessero fargli comodo 50.000 mila lire, previo un non spasmodico impegno nel derby, metà subito e metà a gara conclusa ? ". Allemandi accetta. La gara, furente ed impetuosa come tutte le stracittadine della città di Gianduia, si conclude con la vittoria dei granata per 2 –1, ormai lanciati verso la conquista del primo scudetto, ma Allemandi in campo non ha mostrato certa arrendevolezza, anzi è risultato essere uno dei migliori della non ancora " Vecchia Signora ". Il Dr. Nani, rimuginando fra sé e sé, ritiene che Allemandi, non avendo rispettato i patti, non merita di ricevere le restanti 25.000 mila lire ( siamo nel 1927, le somme di cui parliamo erano molto alte ). Lo riferisce al povero Gaudioso, al quale Allemandi quasi cambia i connotati, convinto che il giovane siciliano tenti in realtà di fare il doppio gioco. La rabbia del bianconero lo porta automaticamente ad alzare la voce, convinto che comunque il tutto non uscirà mai all’ esterno. Ma in questo caso, il detto " la farina del diavolo va tutta in crusca " calza proprio a pennello. Incuriosito dalle urla, un giovane collaboratore del giornale romano " Il Tifone ", che guarda caso alloggia nella stessa pensione dei due, ascolta il tutto e lo porta a conoscenza dell’ allora presidente federale, il bolognese Leandro Arpinati, il quale affida al segretario Zanetti il compito di fare luce su questa curiosa vicenda. Il Gaudioso, primo interrogato quasi confessa, ma sarà solo dopo il confronto all’ americana con il Dr. Nani che ad un iniziale linea dura, alla fine crolla ammettendo il misfatto. Nel frattempo Il Torino vince il campionato, ma giovedì 3 novembre 1927, la Federazione annunciando di aver concluso l’ inchiesta, delibera la decisione di revocare il titolo conquistato sul campo dai granata. Allemandi viene squalificato a vita, e pur difendendo strenuamente la sua innocenza, niente può eccepire alle prove schiaccianti presentategli ( Gaudioso e Nani avevano ammesso il fatto evitando di indicare il nome del colpevole ). A niente varranno i tentativi del conte Marone, presidente del Torino, di far presente che in tutto ciò la società granata non c’ entra niente, essendo l’ iniziativa partita individualmente solo da un proprio dirigente. Il titolo 1926 –’27 resterà ( almeno fino a questo anno ) l’ unico campionato non assegnato dell’ intera storia del calcio italiano, anche perché il gerarca Arpinati, sentendosi forse rimordere la coscienza per aver pesantemente pilotato lo scudetto 1925 a favore della squadra della sua città ai danni del Genoa, non se la sente di assegnare il triangolo biancorossoverde agli emiliani secondi classificati, come sarebbe stato logico. In seguito al 3° posto conquistato dagli azzurri alle Olimpiadi del 1928, Gigi Allemandi sarà amnistiato, ed addirittura diventerà campione del mondo nel 1934. Il Torino si rifarà vincendo il campionato nel 1928.Tutto questo, pensate un po’, senza ricorrere alle intercettazioni, ma semplicemente origliando alla porta

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