IL NAPOLI FA IL SUO DOVERE, L’UDINESE NON E’ DA MENO: ARRIVEDERCI CHAMPIONS

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NAPOLI (3-5-2): De Sanctis; Campagnaro (90’ Grava), Cannavaro (16’, Fernández), Britos; Maggio, Gargano, Inler, Hamsik, Dossena; Pandev (67’ Zuniga), Lavezzi (Rosati, Fideleff, Dezi, Vargas). All.: Mazzarri

SIENA (3-5-1-1): Farelli; Vitiello, Contini, Terzi; Giorgi (61’ Sestu), Vergassola, Bolzoni (53’ Parravicini), Rossi, Brienza; D’Agostino; Destro (Brkic, Gazzi, Belmonte, Larrondo, Bogdani). All.: Sannino

ARBITRO: Celi di Bari

GUARDALINEE: Iannello (Novi Ligure) – Bianchi (Lucca)

IV uomo: Gervasoni (Mantova)

Marcatori: 3’ Dossena (N), 5’ Destro (S), 33’ Dossena

Ammoniti: Destro (S), Campagnaro (N), Dossena (N), Hamsik (N), Parravicini (S), D’Agostino (S), Terzi (S), Lavezzi (N).

Recupero: 1’ pt, 3’ st.

Le speranze sono ridotte ai minimi termini, le possibilità sono della dimensione di un granello di sabbia nel deserto: il terzo posto sembra quasi irraggiungibile, ma il Napoli ha il compito di provarci fino all’ultimo secondo della stagione, battendo il Siena e sperando che Lazio e Inter si annullino e che il Catania faccia il suo dovere contro l’Udinese. Ci sarebbe anche l’eventualità, comunque non disprezzabile, di arrivare quarti e saltare, dunque, la fase preliminare dell’Europa League iniziando direttamente dai gironi. All’ultimo appuntamento, però, i partenopei arrivano rimaneggiati, senza Cavani, Aronica e Dzemaili squalificati: Mazzarri sopperisce alle assenze con il rientrante Campagnaro, che si affianca a Cananvaro e Britos in difesa, con Dossena, al posto di Zúñiga, nel quintetto di centrocampo insieme a Inler, Gargano e Hamsik, e con Pandev in attacco a dar manforte a Lavezzi, in quella che potrebbe essere l’ultima volta del Pocho al San Paolo (qualche fischio per lui); nel Siena Sannino deve rinunciare a Pesoli e Rossettini e preferisce coprirsi con un folto centrocampo, lasciando in attacco i soli D’Agostino come trequartista e Destro nelle veci di punta unica; debutto in serie A tra i pali dei toscani per Farelli. Inizio promettente per il Napoli che dopo soli tre minuti è già in vantaggio: Pandev avanza centralmente e tocca per Hamsik, lo slovacco con un bel controllo di prima si libera di Giorgi, entra in area e suggerisce per Dossena che di piatto sinistro batte Farelli. Nemmeno il tempo di rallegrarsi, però, e il Siena rimette subito le cose a posto: lungo lancio di Brienza per Destro il quale, approfittando dell’uscita incerta ed errata di De Sanctis e della corsa lenta di Cannavaro, elude l’intervento dell’estremo difensore azzurro e di destro riesce anche a superare la molle opposizione del capitano, infilando a porta vuota. Il pareggio immediato permette ai toscani di prendere le misure ai partenopei, frastornati dalla rete subìta: la squadra di Sannino fa molto pressing sui mediani azzurri, cercando anche di colpire con veloci e rapide azioni di rimessa, sfruttando soprattutto la velocità di Brienza e D’Agostino e la fisicità di Destro. A complicare le cose, inoltre, ci si mette anche il forfait di Cannavaro, costretto a lasciare il campo per un infortunio occorsogli alla costola in occasione della rete di Destro: lo sostituisce Fernandez. Gli azzurri tentano di riordinare le idee e di ributtarsi in avanti, ma sono come al solito carenti di inventiva, e vengono chiusi dai difensori senesi ogniqualvolta che riescono ad arrivare negli ultimi metri; Lavezzi, almeno nei primi minuti, dà l’impressione di aver subìto emotivamente l’enorme pressione degli ultimi giorni e appare quasi avulso dal gioco offensivo napoletano, frenato, forse, anche dai fischi che una parte della tifoseria gli intona. Non tira in porta il Napoli, non lo fa nemmeno il Siena a dir la verità, anche se gli uomini di Sannino non disdegnano qualche pericolosa sortita in contropiede a creare apprensioni a De Sanctis e compagni. L’unica possibilità per i partenopei di poter fare qualcosa sono i calci piazzati, come al 23’: la mattonella di Pandev non è lontana dalla porta di Farelli, ma il macedone spreca tutto sparando alto in tribuna. Nei minuti successivi il canovaccio non muta: Napoli all’attacco, ma in maniera assai inefficace, malgrado qualche buono spunto di Hamsik, Siena che attende e che trova anche la possibilità di rendersi pericoloso prima al 29’ con Vergassola, che, lasciato completamente solo al limite dell’area, tenta la sorpresa costringendo De Sanctis a distendersi in tuffo sulla sua sinistra, poi, non molti secondi dopo, con Destro, il quale raccoglie un corto rilancio di Britos e manda il pallone oltre la traversa con un tiro a campanile. Poco dopo ci prova anche il Napoli: Lavezzi, defilato sulla sinistra, trova lo spazio per mettere in mezzo e pesca Fernandez, che però non si coordina bene e di testa manda la sfera alta. Passano tre minuti e Maggio, sulla sua fascia di competenza, serve Campagnaro che con un incredibile tunnel si sbarazza di Terzi e mette al centro: Farelli smanaccia, ma sulla sua fiacca respinta si avventa ancora Dossena che, con l’estremo difensore ancora a terra, insacca nella porta sguarnita. Di nuovo sotto, il Siena non ci sta a essere vittima sacrificale dei padroni di casa, e reagisce gettandosi furiosamente in avanti, creando soverchi grattacapi alla difesa partenopea; al 38’ è D’Agostino a provarci direttamente su punizione dalla destra, ma la palla supera la barriera ma finisce sul fondo alla sinistra di De Sanctis. Un giro di lancette dopo è ancora il Napoli a sfiorare il goal: Hamsik semina il panico sulla destra con una veloce discesa e suggerisce in area un pallone che attraversa tutto lo specchio della porta prima di essere raccolto da Dossena, sul tocco corto del lodigiano arriva Pandev che però spedisce alle stelle. A due minuti dal termine della prima frazione giunge alla conclusione anche Lavezzi: il Pocho, servito da Pandev che approfitta di un errore a centrocampo di D’Agostino, vuole dare un ultima gioia (chissà…) agli appassionati azzurri, ma il suo shoot dal limite viene bloccato da Farelli. Tuttavia, proprio prima del duplice fischio del signor Celi, il Siena rischia di pervenire di nuovo al pareggio, e sarebbe davvero un eurogoal quello di D’Agostino, addirittura direttamente dal corner, se, sulla traiettoria partita dal piede dell’ex romanista, Inler non ci mettesse il suo capoccione pelato. Il Napoli, dunque, chiude in vantaggio il primo tempo; eppure il miracolo della qualificazione-Champions resta un miraggio, almeno per ora: Di Natale, sempre lui, ha fatto la voce grossa a Catania (con ‘Papu’ Gomez che sbaglia finanche un penalty per gli etnei…) e i friulani rimangono terzi, mentre a Roma l’Inter ha messo il naso avanti con un rigore di Milito, è a pari punti con gli azzurri, ma è quinta in virtù degli scontri diretti che premiano la Mazzarri-band: sarebbe comunque fase a gironi di Europa League, ma rimangono ancora 45’ per sperare… E con questa speranza flebile, Celi dà il via al secondo tempo. Un secondo tempo in cui il Napoli cerca di fare la partita, soprattutto allo scopo di tenere gli avversari lontani dalla propria metacampo, e in cui già al 47’ arriva una conclusione, ancora da calcio piazzato: è Lavezzi a provarci, ma il suo tiro finisce abbondantemente alto. Due minuti dopo l’occasione la spreca anche Hamsik, servito da Pandev su punizione dalla destra ma impreciso nel finalizzare l’azione, in quanto il suo tiro va oltre la traversa; passa un minuto e anche Inler cerca il goal con una bordata dai 30 metri che trova Farelli un po’ incerto, comunque pronto a smorzare in corner. Nelle sue folate offensive il Napoli è facilitato, ad ogni modo, dall’atteggiamento dei giocatori di Sannino, i quali per diversi minuti praticamente rinunciano a costruire gioco, rischiando al 55’ di subire la terza rete azzurra, quando Hamsik dal limite tenta una conclusione deviata da Vitiello e respinta in angolo da Farelli con un bel colpo di reni. Un minuto dopo, però, un passaggio sbagliato di Gargano innesca un pericoloso e chilometrico contropiede senese, concluso dall’ultimo passaggio di Brienza per Destro che, nel pieno cuore dell’area, tira a colpo sicuro trovando la pronta risposta di De Sanctis che devia in corner; al 61’ è ancora D’Agostino a provarci da calcio piazzato, mandando la sfera a sfiorare il palo alla sinistra dell’estremo difensore azzurro. Intanto dagli altri campi arrivano notizie tutt’altro che positive: l’Udinese dilaga al ‘Massimino’ col goal di Fabbrini, la Lazio nel giro di quattro minuti ribalta la situazione grazie a Kozak e Candreva, il che significa Napoli quinto e ‘retrocesso’ ai playoff di Europa League. Il pubblico quasi scoraggiato ammutolisce, si sentono solamente i cori delle curve, mentre in campo gli azzurri contengono (compito non facile) la grinta di una squadra, il Siena, che il campionato lo vuole onorare fino in fondo e, contemporaneamente, provano a imbastire qualche azione d’attacco, arrivando anche a sfiorare la terza rete con un bel tiro dal limite di Hamsik che fa la barba al palo destro di Farelli. Col passare dei minuti i toscani sembrano calare di tono e i partenopei si riportano stabilmente in avanti, anche se l’attenzione, più da quel che succede sul tappeto verde, pare attratta da come si comporta il pubblico sugli spalti nei confronti di Lavezzi: fischi e improperi da una parte, cori e applausi dall’altra, fino a creare una sorta di divisione tra pro e contro-Pocho, tra ‘favorevoli alla cessione’ e ‘supplicanti alla permanenza’ dell’argentino. Non succede nulla, o quasi, nel tempo che segue: azioni azzurre frenate dalla difesa toscana, timide iniziative bianconere propiziate solo da errori dei partenopei o nella costruzione del gioco o, tanto per cambiare, nell’interpretazione della fase difensiva, e proprio da uno di questi errori scaturisce un free kick dell’onnipresente D’Agostino che, fortunatamente per gli azzurri, s’infrange sulla barriera. Il cronometro va avanti e nulla si muove, né all’Olimpico (ove, anzi, la Lazio mette fine ai giochi con Mauri) né al ‘Massimino’ né tantomeno al San Paolo, lì dove gli unici momenti di rilievo sono l’ingresso in campo dell’acclamatissimo Grava, al suo addio all’azzurro (quello sì sicuro, purtroppo…), ma soprattutto la bellissima e velenosa rovesciata di D’Agostino che, su traversone di Rossi, costringe De Sanctis a tuffarsi sulla sua destra per respingere, con un balzo felino. Dopo tre minuti di recupero, Celi pone fine al campionato 2011/12 del Napoli: un campionato iniziato sotto i migliori auspici, con propositi positivi, incoraggianti e generosi, e conclusosi invece con un quinto posto deludente, che lascia l’amaro in bocca per le grandi potenzialità di questa squadra, mal sfruttate a causa di una gestione tecnica insufficiente e poco accorta, ma anche per le correzioni e i puntellamenti non apportati in tempo utile da una dirigenza che ha il dovere, oltreché il potere, di fare molto di più. Resta, nonostante ciò, ancora la possibilità di chiudere l’annata in bellezza con la conquista della Coppa Italia: una vittoria che permetterebbe agli azzurri di ribaltare il verdetto della classifica condannando la Lazio ai playoff di Europa League, che riporterebbe dopo 12 anni un trofeo in bacheca e che avrebbe un sapore sfizioso data l’avversaria che i partenopei affronteranno all’Olimpico, quella Juventus che ha vinto la Scudetto meritatamente, o quasi, ma che in una gara secca può essere messa sotto, se la si fronteggia con lo spirito giusto pur non giocando ad armi pari, dato il buon momento di forma che ha attraversato nelle ultime battute di questo campionato. Sotto con la Juve e tutti all’Olimpico dunque, con una vittoria che rappresenterebbe un buon viatico per i progressi futuri che questo Napoli, tecnicamente ed economicamente, può e deve fare a partire dalla prossima stagione.

 

 

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