IL GIOCO DEGLI EQUILIBRI

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Si chiama "il gioco degli equilibri", e basta una virgola per mandare a monte i piani del migliore stratega. Quella virgola può chiamarsi Quagliarella, tanto per rendere l'idea che l'importanza della punteggiatura è sempre relativa: in questo caso conta, eccome se conta. Cosa c'entra l'attaccante del momento con questo "gioco degli equilibri"? C'entra, eccome se c'entra. Quagliarella è stato riscattato alle buste dall'Udinese, la Samp ha fatto cassa ma ha perso un gioiello. Si diceva: l'Udinese lo gira altrove. E invece, ecco la virgola che si sposta verso il Friuli e fa saltare i piani: Quagliarella è incedibile, resta alla corte di Pasquale Marino. E quel furbastro di Marino (Pasquale) diventa uno dei tecnici più invidiati della serie A, avendo a disposizione un tridente formato da Di Natale, Floro Flores e, appunto, Quagliarella, quanto di meglio una "cugina" (le sorelle, al momento, sono quattro) si può permettersi. Parenti serpenti, dai quali il Napoli farebbe bene a guardarsi. De Laurentiis e Marino vogliono finire fra i primi dieci, Reja non si sbilancia: "Datemi una squadra all'altezza, proverò a portarvi dove volete", come non saprei. Di un altro pianeta Inter, Roma, Lazio e Milan, non è un caso che giocheranno in Champions. Più sorella che cugina la Juventus, che resta una Signora per quanto sia Vecchia. Corre buon sangue con la Fiorentina: non gli avessero tolto quel che ha conquistato sul campo, anche Prandelli avrebbe giocato con le big d'Europa. Arriviamo a sei. Ecco che comincia il gioco degli equilibri, vince chi arriva a dieci. Dell'Udinese si è detto: il suo allenatore è felice come un bambino, pronto a dimostrare che le sue squadre, in condizioni di normalità, volano se hanno le punte giuste al posto giusto. Avanti un altro. C'è il Palermo. Finora, Migliaccio. Poca roba, non ce ne voglia il napoletanissimo Giulio, ma Corini è un'altra cosa nonostante la carta d'identità. Tuttavia, Zamparini ha appena cominciato, e lo ha fatto da una squadra che per un bel po' di tempo ha sognato lo scudetto. E siamo a otto.
Poi, ecco Torino e Genoa. Blasone da vendere, presidenti pieni di sé e di voglia di fare, allenatori che sono una garanzia, e non è detto che Novellino ne saprà una in più di Gasperini. Non solo: Cairo e Preziosi, dalle prime mosse, hanno lasciato intendere che non ci tengono a recitare il ruolo della comparsa. Corini, Grella e Ventola da una parte, Pegolo, Papa Waigo e Borriello dall'altra: come inizio non è male. Siamo arrivati a dieci, senza dimenticare Atalanta e Samp. Prima, però, può esserci (deve esserci per molti) il Napoli, che promette scintille già nei prossimi giorni. Annuncia un mercato che renderà fin da subito la squadra più competitiva di quelle che potrebbero chiamarsi le "nipoti" (Cagliari, Catania, Empoli, Livorno, Parma, Reggina, Siena), e punta ad insidiare qualche cugina di pari grado. Ci proverà anche Marino (Pierpaolo) a spostare la virgola e a far saltare di nuovo gli equilibri. Un gioco che si fa sulla carta, perché quando si scenderà in campo tornerà tutto o quasi in discussione.
E la virgola verrà spostata dal fuorigioco non visto, dal gol fantasma e dal rimbalzo che manda la sfera sul palo e non in rete. L'importante è aver giocato.

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